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L’hanno definito “The Prince of Darkness”, il Principe delle Tenebre. Ma Richard Perle è soprattutto l’uomo che ha contribuito a definire la politica estera degli ultimi tre presidenti repubblicani degli Stati Uniti. Membro di uno dei più influenti think tank ed anche uno dei maggiori esponenti del neo conservatorismo americano. Ma non per questo tenero con il candidato repubblicano più accreditato, Donald Trump.Che cosa ci dobbiamo aspettare dal futuro inquilino della Casa Bianca? Quale sarebbe la politica estera americana con Clinton o con Trump?Se Hillary Clinton diventerà presidente, la politica estera sarà costituita in gran parte dalle tradizionali istituzioni burocratiche di politica estera e di sicurezza. Si tornerà alle politiche pre Obama, in contrasto con la sua leadership debole e disimpegnata. Ma se sarà eletto Donald Trump, nessuno può dire quali saranno le politiche che adotterà. Non credo abbia mai dedicato alcun serio pensiero alla politica estera o alla sicurezza. E qualsiasi cosa dica nel corso di una campagna elettorale non deve essere preso in considerazione. Solo dopo essere arrivato alla Casa Bianca inizierà a considerare la politica estera e la sicurezza americana: si prospetta una cavalcata selvaggia.Come valuta l’insediamento in Libia del governo di Sarraj? Potrebbe essere la chiave per porre fine al caos ed alla guerra civile?Penso che, purtroppo, ci sia ancora una lunga strada da percorrere per arrivare alla fine del caos e della guerra civile in Libia. Non ci sono istituzioni solide verso cui ritornare perché non esistevano neppure sotto Gheddafi e da allora nessuna è stata realizzata. Con il sostegno di interessi particolari e contrastanti dall’esterno, destinato ad aumentare, le prospettive per la Libia sono desolanti. Ma le chances di un governo stabile in Libia a breve termine sarebbero ridottissime anche senza le ingerenze esterne.Gli accordi di Ginevra con l’Iran vengono considerati da Obama come un grande successo ed un passaggio fondamentale per la pace in tutto il Medio Oriente. È d’accordo con questa analisi?L’accordo si rivelerà dannoso sia nel breve sia nel lungo termine. Nel breve periodo ha dato al regime di Teheran un’ancora di salvezza nel momento in cui era alla deriva e vicino all’affondamento. L’accordo ha glissato su seri problemi tecnici e di verifica, avallando il sostegno alla prosecuzione del sostegno al terrorismo ed alla destabilizzazione regionale. Nel lungo periodo l’accordo accelererà la proliferazione  delle armi nucleari in zona particolarmente instabile. La mancata comprensione del regime di Teheran da parte di Obama costituisce un errore di proporzioni storiche.La gestione del conflitto in Siria ha visto Washington molto incerta e lasciato spazio all’iniziativa di Mosca e Teheran. Che conseguenze potrebbero esserci sui futuri assetti del Medio Oriente?Il posto del presidente Obama nella storia sarà definito dalla sua politica in Siria. Obama ha relegato gli Stati Uniti al margine e così facendo ha permesso agli iraniani, ai sauditi, ai russi, ai turchi e ad altri di influire su un allineamento sempre più micidiale di forze. Il risultato dell’immobilismo di Obama è stato quello di abbandonare il campo alle forze anti occidentali su entrambi i lati, lasciando gli Stati Uniti e gli alleati in una posizione inevitabilmente perdente. Andrea MarciglianoSenior fellow think tank “Il Nodo di Gordio”www.NododiGordio.org

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