Per tracciare scenari di un possibile secondo mandato di Donald Trump alla Casa Bianca non è necessario ricorrere alla fantasia. Basta ascoltare le sue parole e quelle dei suoi alleati. “Dittatore solo per un giorno per chiudere il confine e trivellare” ha dichiarato il miliardario a Fox News. “Daremo la caccia ai cospiratori, non solo nel governo ma anche nei media” minaccia Kash Patel, alleato dell’ex presidente che potrebbe avere un ruolo di primo piano nella sicurezza nazionale in caso di rielezione del candidato del partito repubblicano. Queste sono solo alcune delle affermazioni che insieme alle indiscrezioni di stampa permettono di delineare un Trump bis a poche settimane dai caucus in Iowa. 

La vendetta sul nemico

Il filo conduttore delle iniziative che il tycoon potrebbe realizzare in caso di vittoria sarebbe all’insegna della lotta al deep State, i “poteri forti” interni al governo e alla società americane rappresentati come ostili al disrupter in chief. Già nel primo mandato si era registrato uno scontro acceso con esponenti del mondo giudiziario, della politica (non solo appartenenti al partito democratico), delle istituzioni, dei media e della Cia. Altri quattro anni alla Casa Bianca per Trump si configurerebbero quindi come la sfida finale contro elementi da lui ritenuti colpevoli per la sconfitta del 2020. Una versione sostenuta dal popolo Maga, adesso nel mirino dell’Fbi.

“Se da presidente vedrò qualcuno che mi attacca pesantemente dirò: incriminatelo” ha dichiarato Trump in un’intervista al canale Television rafforzando le voci riportate dal Washington Post secondo le quali il tycoon vorrebbe processare Bill Barr, ex ministro della Giustizia, e John Kelly, ex capo di gabinetto, per aver espresso posizioni a lui contrarie. Un desiderio di vendetta che si estenderebbe anche al generale Mark Milley per essersi opposto all’uso della forza contro i manifestanti e per aver stabilito un canale di comunicazione per rassicurare i cinesi negli ultimi turbolenti giorni della presidenza del miliardario. 

La ricetta del candidato repubblicano prevederebbe una “militarizzazione” del ministero della Giustizia con indagini a tappeto contro gli oppositori e, come riporta il New York Times, l’impiego dell’esercito per sedare le proteste facendo appello all’Insurrection Act del 1807. Il quotidiano ricorda che, dopo la repressione di piazza Tienanmen da parte del regime cinese, Trump decantò in un’intervista a Playboy i vantaggi del “potere della forza”. La Signora in grigio evoca persino un possibile invio di militari a Chicago per cercare di porre fine alla violenza e alle sparatorie in città.

L’espansione del governo

Il programma del Make America great again 2.0 proseguirebbe con l’occupazione di circa 4000 posti chiave governativi e la nomina di migliaia di fedelissimi trumpiani anche in posizioni pubbliche di fascia intermedia. Per combattere l’immigrazione clandestina l’ideologo in materia alleato dell’ex presidente, Stephen Miller, sarebbe già al lavoro per redigere un piano che, stando alle parole dello stesso tycoon, realizzerebbe “la più grande operazione di deportazione interna nella storia americana” con raid, campi di detenzione e voli di rimpatrio.  

Per il Wall Street Journal Trump ha in mente l’espansione del ruolo delle autorità federali in una delle aree sin qui ritenute di competenza dei singoli Stati come l’istruzione. Una rivoluzione per il partito che fu di Ronald Reagan per il quale il governo era il problema e non la soluzione. Nell’agenda del miliardario ci sarebbero la creazione di un organismo che concederebbe licenze per l’insegnamento solo ai professori che “abbracciano i valori patriottici e il modello di vita Usa” e l’istituzione di una “American Academy”, università pubbliche dalle finalità anti-woke.

A completare il programma più radicale di un candidato presidenziale nella storia recente degli Stati Uniti vi sarebbero poi il divieto ai medici di fornire assistenza ai giovani transgender che vogliono intraprendere il percorso per il cambio di sesso e la fondazione su terreni federali di una decina di freedom cities delle dimensioni di Washington D.C. L’obiettivo sarebbe quello di lanciare una campagna di “abbellimento” nazionale in tutto il Paese per “sbarazzarsi degli edifici brutti” e ripensare gli spazi pubblici. 

La possibilità di un ritorno del tycoon alla Casa Bianca spacca gli Stati Uniti tra sostenitori e contrari. In campo repubblicano l’ex deputata Liz Cheney afferma che “non possiamo sopravvivere ad un presidente che vuole porre fine alla Costituzione” mentre l’ideologo neocon Robert Kagan ha pubblicato un lungo saggio sul Washington Post dal titolo “una dittatura di Trump sta diventando sempre più inevitabile: smettiamola di far finta di niente”. Considerato l’aggressivo programma nazionale propugnato dal candidato al momento in testa nelle preferenze dei simpatizzanti del Gop, il voto per le presidenziali del 2024 potrebbe trasformarsi in una competizione tra gli americani che sarebbero rassicurati dal trionfo dell'”uomo forte” sul deep State e quelli che troverebbero terrificante tale prospettiva.