In un recente sondaggio condotto da Npr , molti americani hanno dichiarato di essere insoddisfatti del presidente Donald Trump e di trovare il suo comportamento spesso offensivo ed eccessivamente sopra le righe. Eppure, il tycoon che ha scalato il Partito repubblicano nel 2016 e contro ogni sondaggio e previsione ha vinto contro la sfidante Hillary Clinton, è sulla buona strada per la rielezione. Perché? Primo, il presidente in carica può vantare i risultati eccellenti conseguiti dalla sua amministrazione in campo economico: nel primo trimestre del 2019 il pil degli Usa è cresciuto del 3,2%, un dato trionfale che arriva dopo già l’ottimo +2,2% dell’ultimo trimestre del 2018. Inoltre, nel 2018 l’economia degli Stati Uniti ha creato 2,64 milioni di posti di lavoro, molti più del previsto. Un risultato ottimo: il terzo migliore dalla recessione del 2008.

Secondo motivo: Donald Trump è un maestro della comunicazione e nel dominare la narrativa e ha già pianificato una strategia che lo potrebbe portare alla sua rielezione, cercando di riproporre lo stesso schema del 2016. Non sarà una campagna elettorale dove Trump si proporrà all’opinione pubblica con dei toni moderati e presidenziali: no, The Donald, come dimostrano le sue uscite nelle ultime settimane contro le giovani deputate del Partito democratico, seguirà un’altra strategia. “Trump ha fatto la sua scelta di campo strategica: ha deciso di giocarsi la sua rielezione attraverso la mobilitazione della sua base” spiega Lorenzo Pregliasco, fondatore e direttore di YouTrend .

“Trump punta tutto sul suo elettorato”

Chi si aspetta un Trump imbevuto di politicamente corretto, dunque, rimarrà deluso. “Non cerca di persuadere o convincere quelli che non l’hanno votato, ma punta al suo elettorato” spiega sempre Pregliaco. “I toni contro le deputate di colore, contro l’opposizione, vanno tutti in quella direzione: Trump non compete per l’elettore moderato. E in questo ricorda George W.Bush, che nel 2004 vinse la rielezione cercando la riconferma nel voto della base conservatrice ed evangelica. Nel caso di Trump questa manovra è ancora più pronunciata: strategia all’attacco e ricerca di conferma da parte dei suoi”. È l’operazione a cui lavora lo stratega della sua campagna digitale, Brad Pascale, il quale ha costruito – a suon di messaggi su Twitter e algoritmi su Google o Facebook – una macchina politica progettata per infiammare i suoi sostenitori.

“Al momento – aggiunge Pregliasco – non possiamo dire se Trump sarà rieletto. Certamente però la partita non è chiusa a suo sfavore: se la gioca tutta, seppur con le mille incognite date ‘in primis’ dal fatto che ancora non sappiamo chi sarà il suo avversario. E la notizia è proprio questa: tutti pensavamo che sarebbe stato una meteora, invece Trump si giocherà la sua rielezione”. Se Donald Trump verrà rieletto o meno molto dipenderà da cosa accadrà in stati chiave e tradizionalmente democratici come Pennsylvania, Michigan e Wisconsin, nei quali il tycoon ha trionfato per un soffio nel 2016. 

Come sottolinea Joshua Sandman su The Hill, Trump potrebbe essere favorito dalle profonde divisioni tra liberal e moderati in campo democratico. “I progressisti di sinistra e i moderati sono in contrasto su tattiche elettorali, strategia e direzione politica” osserva Sandman. “I progressisti si sono allontanati da una classe lavoratrice colpita profondamente dalla globalizzazione e dalle pratiche commerciali sleali. I progressisti abbracciano valori culturali e sociali liberali, frontiere aperte, un’economia globalizzata, politiche ambientali estreme, copertura medica esclusivamente governativa e ampia programmazione di reti di sicurezza sociale. Presumono che un candidato alla presidenza progressista attrarrà abbastanza donne, persone di colore, giovani elettori, i più istruiti e coloro che sono riusciti nella nuova economia a dare ai democratici una vittoria al collegio elettorale”. Tuttavia, “la loro ipotesi non è dimostrata e questa coalizione non costituisce ancora la maggioranza negli stati chiave della Rust Belt” dove la popolarità di Trump rimane alta.

Trump può sperare su un candidato dem molto debole

Donald Trump, oltre a contare sulla popolarità fra la classe operaia americana – abbandonata dai democratici, che si sono invece concentrati sulla tutela delle minoranze – potrà sperare di essere rieletto anche per la sconcertante debolezza degli avversari, che si è manifestata anche durante il dibattito andato in onda qualche giorno fa. Come nota il commentatore di FoxNews Tucker Carlson, uno dei più brillanti opinionisti d’America, riferendosi ai candidati dem alle primarie: “Qualcuno di questi candidati può vincere un’elezione generale? A questo punto, no. Non possono. Non sono abbastanza carismatici. Joe Biden era l’unica vera speranza del partito. E dopo la scorsa notte, sembra abbastanza chiaro – decisamente chiaro, davvero – che lo zio Joe va verso un meritato pensionamento” ha sottolineato.

L’ex vicepresidente, infatti, il grande favorito per la nomina, è uscito con le ossa rotte dal confronto e questa per Trump è una splendida notizia: “Biden è finito. E se un altro candidato non si fa avanti in fretta e inizia a parlare come una persona sana di mente, lo è anche il Partito democratico, almeno per questo ciclo” nota Carlson. Sembra proprio che i democratici facciano di tutto per non imparare la lezione del 2016 e preferiscano perseverare nei soliti errori. Trump, dal canto suo, la storia l’ha già fatta: nulla sarà come mai più prima dopo di lui, che vinca o meno nel 2020.

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