Lo fece nel 2018, durante il suo mandato presidenziale, quando in un vertice dell’Alleanza Atlantica Donald Trump rimproverò gli alleati di non aver raggiunto l’obiettivo concordato secondo cui ciascun Paese della Nato avrebbe dovuto spendere il 2% del proprio prodotto interno lordo annuo nella Difesa. È tornato a farlo, questa volta da candidato alle elezioni presidenziali, in due recente comizi in South Carolina, nei quali ha minacciato, qualora diventasse nuovamente presidente, di non proteggere i Paesi Nato che non pagano la giusta quota all’Alleanza. “Ho detto, ‘guardate, se non pagheranno, non li proteggeremo, ok?” Ha tuonato il magnate repubblicano, 77 anni, davanti ai suoi fan.
“Un capo di Stato ha detto ‘questo significa che se non paghiamo i conti, non ci proteggerete?’ Questo è esattamente ciò che significa. Non vi proteggerò”, ha aggiunto Trump, sfoggiando la sua consueta retorica incendiaria. “Li incoraggerei a fare quello che diavolo vogliono” aveva detto nei giorni precedenti della Russia, invitando indirettamente il leader russo Vladimir Putin ad attaccare i Paesi europei che, secondo Trump, non spendono abbastanza nei loro bilanci per la Difesa. Le sue parole hanno inevitabilmente innescato un vespaio di polemiche e scompiglio tra gli alleati, a cominciare dal Segretario generale della Nato Jens Stoltenberg e dai leader di Polonia e Paesi baltici, allarmati per le dichiarazioni anti-Nato del tycoon.
La minaccia del disimpegno americano
La minaccia del disimpegno americano ha spinto politici, giornalisti e commentatori a invocare la nascita di un esercito europeo, a cominciare dal ministro degli esteri italiano, Antonio Tajani, il quale ha sottolineato la necessità di insistere di avere u”na politica di difesa europea che sia parte integrante della politica estera europea”. Lo aveva ribadito ancor prima delle parole di Trump sulla Nato, in Svezia, alla fine di gennaio, il presidente francese Emmanuel Macron, spiegando che l’Unione Europea deve “prendere decisioni coraggiose per difendere l’Ucraina, anticipando qualsiasi decisione degli Stati Uniti di negare o ridurre il proprio sostegno militare”.
L’Europa, ha detto Macron, “è stata fortunata ad avere l’America come partner, ma dobbiamo essere lucidi”. In realtà, benché pronunciate con uno stile comunicativo inusuale per un candidato alla presidenza degli Stati Uniti, il tycoon ha ribadito ciò che in tempi non sospetti avevano già espresso altri inquilini della Casa Bianca prima di lui, peraltro di estrazione e visioni politiche opposte, come George W. Bush e Barack Obama. Perché quello di Trump è un vecchio pallino della diplomazia a stelle strisce. Della serie: anche questa volta The Donald non ha inventato proprio nulla.
La frustrazione di Bush, Obama (e Eisenhower) verso gli alleati
Sia Bush che Obama, infatti, espressero al tempo la loro frustrazioni per il fatto che molti Paesi della Nato non avevano raggiunto l’obiettivo del 2% del Pil per la Difesa. Nel 2006, in un vertice in Lettonia, mentre gli Usa erano impegnati nella “Guerra al Terrore” promossa dopo l’11 settembre con l’invasione dell’Afghanistan e dell’Iraq di Saddam Hussein, Bush fece pressioni sugli alleati affinché aumentassero la spesa per la Difesa. Lo stesso fece nel 2008, questa volta in occasione di un vertice dell’alleanza a Bucarest, in cui l’allora presidente repubblicano disse che “L’America è convinta che se gli europei investono nella propria Difesa, saranno anche più forti e più capaci quando ci schiereremo insieme”. Il democratico Barack Obama, che si presentò nel 2009 come un’alternativa radicale alla politica estera interventista di Bush, la vedeva allo stesso modo su questo tema. Segno di radicata una continuità strategica.
In particolare, durante il suo secondo mandato presidenziale, quando Obama ebbe a che fare con Euromaidan e l’occupazione della Crimea da parte di Mosca (2014), invitò gli alleati europei a spendere di più in ambito di Difesa. “Se abbiamo una difesa collettiva, significa che tutti devono contribuire, e ho avuto qualche preoccupazione per la diminuzione del livello di spesa per la Difesa di alcuni dei nostri partner nella Nato. Non tutti, ma molti”, disse Obama in una conferenza stampa a Bruxelles nel marzo 2014. “La situazione in Ucraina ci ricorda che la nostra libertà non è gratuita e che dobbiamo essere disposti a pagare per i mezzi, il personale e l’addestramento necessari per assicurarci di avere una forza Nato credibile e una forza di deterrenza efficace”, disse ancora Obama. Un concetto che ribadì anche nel 2016, quando elogiò pubblicamente la Grecia per aver raggiunto l’obiettivo del 2% del Pil per la Difesa, nonostante le note difficoltà economiche e la crisi del debito che il Paese aveva dovuto affrontare soltanto pochi anni prima.
Quando Eisenhower tentò di ritirare le truppe dal Continente
Che il tema del paventato disimpegno americano in Europa sia vecchio di decenni, lo dimostra anche il politologo John J. Mearsheimer nel suo saggio Verità e bugie nella politica internazionale(Luiss University Press), quando ricorda che già ai tempi del presidente Eisenhower, negli anni ’50, la questione era all’ordine del giorno. Mearsheimer ricorda infatti che gli Usa “mentirono ai loro alleati in Europa occidentale (Francia, Germania, Italia e i Paesi del Benelux) nei primi anni Cinquanta per convincerli a ratificare il trattato per la nascita della Comunità europea di difesa (Ced), che era stato firmato nel maggio 1952”. Eisenhower, osserva lo studioso, “insisteva perché venisse ratificato, nella speranza che una Ced operativa facesse da contrappeso all’Unione Sovietica permettendo agli Stati Uniti di ritirare la maggior parte delle loro truppe dall’Europea occidentale”.
Come scrive lo storico Marc Trachtenberg, infatti, il vero obiettivo della Ced era quello di “unire Francia e Germania ponendole al centro di una potente federazione europea in grado di far fronte alla Russia”, permettendo così agli americani di “ritirare le truppe dall’Europa nell’immediato futuro”. Gli europei, tuttavia, “sospettavano che il sostegno americano alla CED derivasse in gran parte dal desiderio di Washington di abbandonare il continente, una conclusione che la maggioranza degli europei, specialmente i francesi, non auspicava affatto”. Risultato: la Ced naufragò per i timori di un disimpegno americano.
La spesa per la Difesa in Europa
Ma davvero i Paesi europei non hanno raggiunto l’obiettivo del 2% del Pil per la Difesa? Va premesso che la soglia del 2% non è un obbligo, ma una raccomandazione stabilità nel 2014. Nel 2016 i Paesi che avevano raggiunto tale soglia erano cinque, oggi sono undici. In testa, secondo i dati relativi al 2023 forniti dal Corriere della Sera, c’è la Polonia (3,9%), seguita da Stati Uniti (3,49%), Grecia (3,01%), Estonia (2,73%), Lituania (2,54%), Finlandia (2,45%), Romania (2,44%), Ungheria (2,43%), Lettonia (2,27%), Regno Unito (2,07%) e Slovacchia (2,03%). La Francia è al 1,9%, mentre Germania (1,57%) e Italia (1,46%) sono indietro nella classifica, anche se Berlino ha annunciato di aver raggiunto l’obiettivo per quest’anno, investendo nella Difesa 73,41 miliardi di euro, il massimo storico dal 1992. Un “riarmo tedesco” che è già realtà, indipendentemente dal fatto che il prossimo inquilino della Casa Bianca sia Joe Biden o Donald Trump.

