La caduta dell’Unione Sovietica ha comportato, tra le varie cose, il disaccoppiamento territoriale fra la Federazione Russa e gli –stan dell’Asia centrale, che, a sua volta, per la regione ha significato un ritorno al passato: il Grande Gioco. Contrariamente al 19esimo secolo, però, non si tratta più di una rivalità egemonica russo-britannica ma di una competizione alla quale stanno prendendo parte una moltitudine di giocatori: le petromonarchie del golfo in chiave anti-iraniana, la Turchia in conformità alla propria agenda estera panturca, la Cina perché la Nuova Via della Seta è irrealizzabile senza il Turkestan, il Giappone per limitare l’influenza della precedente, e gli Stati Uniti in funzione antirussa e anticinese.

L’Asia centrale, anche per ragioni di realpolitik – è il “cortile di casa” della Russia –, ha rivestito un’importanza secondaria nelle agende estere di coloro che si sono succeduti alla Casa Bianca dal dopo-Reagan ad oggi. Le attenzioni di Washington, tuttavia, sono aumentate considerevolmente negli anni recenti, in particolare durante l’amministrazione Trump, a causa dell’arrivo del “multipolarismo” nella regione e dell’imperativo di ostacolare la realizzazione della Nuova Via della Seta.

Nella vasta eredità da cui potrà attingere l’incombente presidenza Biden, spaziante da un “nuovo” Medio Oriente al ritorno dell’Artico al centro dell’agenda estera degli Stati Uniti, figura anche un’Asia centrale che, per quanto ancora egemonizzata dal duopolio russo-cinese, ha dimostrato di essere permeabile all’irresistibile diplomazia del dollaro.

Investimenti in arrivo

Il 7 gennaio è stato annunciato il lancio del Partenariato di Investimento dell’Asia Centrale (CAIP, Central Asia Investment Partnership), che nasce su iniziativa di Stati Uniti, Kazakistan e Uzbekistan “per promuovere la prosperità e il partenariato economico regionale”. L’adesione è e sarà aperta anche agli altri –stan, i quali verranno introdotti all’entità attraverso la piattaforma di lavoro C5+1.

Ai lavori del Caip parteciperanno la Corporazione per la Finanza e lo Sviluppo Internazionale degli Stati Uniti (US DFC, U.S. International Development Finance Corporation), un’agenzia governativa istituita dall’amministrazione Trump nel 2019, il Centro Finanziario Internazionale di Astana e il Ministero degli Investimenti e del Commercio Estero dell’Uzbekistan. Le tre realtà lavoreranno ad un obiettivo ambizioso: attrarre almeno un miliardo di dollari di investimenti nei prossimi cinque anni “per supportare progetti che potenzino la crescita trainata dal settore privato e aumentino la connettività in Asia centrale e nella più vasta regione”.

Il Caip, che viene descritto come “un passo importante nell’avanzamento degli sforzi degli Stati Uniti per supportare la prosperità e la crescita economica dell’Asia centrale”, lavorerà a stretto contatto del C5+1, come già scritto, poiché l’obiettivo è il suo allargamento all’intera regione postsovietica. Per fare ciò, i singoli membri del Caip saranno chiamati a siglare accordi, partenariati e memorandum d’intesa a livello bilaterale con i rimanenti –stan.

L’eredità di Trump

L’amministrazione Trump ha fatto ricorso principalmente alla diplomazia del dollaro per tentare di ritagliarsi spazio nel panorama intricato e sovraffollato dell’Asia centrale postsovietica. Lo scorso febbraio, in occasione dello storico tour nel Turkestan di Mike Pompeo, erano stati promessi investimenti e delocalizzazioni in cambio di un allontanamento da Russia e Cina.

Il mese seguente, con il divenire del Covid19 una minaccia globale, la Casa Bianca, attraverso l’Agenzia per lo Sviluppo Internazionale degli Stati Uniti (USAID, US Agency for International Development), aveva iniziato a promuovere una vivace diplomazia degli aiuti umanitari negli –stan, in particolare in Uzbekistan. Sullo sfondo, il protagonismo sanitario di Ankara via Consiglio Turco; senz’altro utile all’agenda estera di Trump poiché funzionale ad aggredire ed erodere le fondamenta dell’egemonia russa.

Biden, inoltre, Caip e Turchia a parte, potrà contare sull’accresciuta esposizione negli –stan di altri alleati statunitensi, dal Giappone alle petromonarchie del Golfo, i quali, pur esercitando un’influenza marginale e primordiale, dispongono dello strumento necessario per ampliare i loro margini di manovra: il capitale. Russia e Cina, per fronteggiare le pressioni multilivello e preservare il controllo sul cuore della Terra, dovranno aumentare il numero delle azioni concertate e accelerare l’integrazione dei loro rispettivi progetti egemonici: l’Unione Economica Eurasiatica e la Nuova Via della Seta.

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