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A poche settimane dal voto, la campagna elettorale di Donald Trump si è fatta sempre più cupa e con un focus ossessivo: l’immigrazione. L’ex presidente degli Stati Uniti non si contiene più e la settimana scorsa ha annunciato, durante un comizio in Colorado, l’intenzione di utilizzare una legge vecchia di 226 anni per deportare in massa gli “undocumented”, nel caso venisse rieletto nel 2024. Si tratta del Alien Enemies Act del 1798, un regolamento ideato per detenere “nemici stranieri” durante periodi di guerra, e fu invocato l’ultima volta dopo l’attacco a Pearl Harbor, quando Franklin D. Roosevelt spedì cittadini giapponesi, tedeschi e italiani in durissimi campi di prigionia. Mentre Kamala Harris si compiace del sostegno dei centristi repubblicani, Trump vira tutto a destra.

Si è concentrato sulla violenza delle gang provenienti dal Centro e Sudamerica, in particolare del Tren de Aragua, una banda venezuelana responsabile di alcuni omicidi nel Sud degli Stati Uniti. Ha accusato Harris di essere una comunista e di aver contribuito, da procuratrice, a far entrare criminali e migranti illegali nel Paese. Ha promesso di “salvare” le città invase dai latinos e ha proposto una pena di 10 anni di carcere per i migranti che entrano illegalmente negli Stati Uniti, negando decenni di linea multiculturalista del Partito Repubblicano. E tutto questo in un Colorado che non sarà, a quanto pare, uno Stato chiave per le prossime presidenziali, a dimostrazione di come la sua strategia sia concentrarsi sui temi legati all’immigrazione e ai confini.

Secondo il sito Axios, l’applicazione dell’Alien Enemies Act nel XXI secolo potrebbe portare a detenzioni che coinvolgerebbero anche immigrati regolari e comuni cittadini statunitensi, come i figli di immigrati. La Corte Suprema, al momento con una maggioranza conservatrice, potrebbe influenzare l’esito di eventuali questioni legali, lasciando il destino di migliaia di persone appeso a un filo.

Secondo il sociologo Paolo Gerbaudo del King’s College di Londra, l’attuale vicepresidente Harris ha finora condotto “una delle campagne elettorali più vuote e prive di ispirazione nella recente storia degli Stati Uniti: nessuna citazione memorabile, nessun momento significativo, nessuna proposta politica degna di nota dall’inizio della campagna. È come se sperasse che il solo timore del pubblico nei confronti di Trump fosse sufficiente a garantirle la vittoria”.

Una tattica sbagliata, dice Gerbaudo, quella di presentarsi come una moderata, perché andava bene in “un’epoca politica diversa e meno polarizzata. In questa epoca di profonda crisi e scontento, le campagne politiche vincono soprattutto concentrandosi sul loro nucleo di sostenitori e ampliandolo. Entusiasmando la propria base, dandole un senso di grande urgenza morale e mobilitando così l’intero elettorato”.

È la strategia, per ora pagante nei sondaggi, di Trump, che secondo il Washington Post sta conducendo ancora una volta una campagna caotica e non convenzionale, concentrandosi su attacchi personali e con una retorica divisiva. Avrà anche un comportamento scorretto e imprevedibile, con un profluvio di frasi sconnesse e fake news, commentano i reporter del Post, ma mantiene un forte sostegno da parte della sua base. Il tempo dirà se la strategia ha pagato. Mercoledì due sondaggi positivi per Harris, dopo qualche giorno in cui il trend non era particolarmente buono, danno l’attuale vicepresidente al 50% del consenso nazionale contro il 46% di Trump. Drudge Report, in pratica il Dagospia statunitense, un sito piuttosto reazionario, ha definito Trump uno psicolabile.

Il Alien Enemies Act, firmato dal presidente John Adams come parte degli Alien and Sedition Acts, permette la detenzione e l’espulsione di immigrati solo in caso di guerra dichiarata tra gli Stati Uniti e una nazione straniera. La legge può essere invocata anche in caso di minacce di invasione. Nonostante l’intento di Trump, esperti legali hanno detto ad Axios che l’applicazione di una legge di 226 anni fa risulterebbe complessa. Katherine Yon Ebright, avvocato del programma Liberty and National Security del Brennan Center, ha spiegato che per applicarla si dovrebbero dichiarare reti criminali come il cartello di Sinaloa una “nazione straniera”, oppure fare carta straccia della Costituzione.

Trump ha spesso utilizzato toni aspri e divisivi nei confronti degli immigrati, definendoli “il nemico interno”. Lo scorso anno, Trump ha detto che gli immigrati clandestini stavano “avvelenando il sangue del nostro Paese”, un’espressione che richiama la retorica dei suprematisti bianchi e del regime di Adolf Hitler. L’eventuale utilizzo del Alien Enemies Act segna un punto critico nel dibattito sull’immigrazione negli Stati Uniti, evidenziando la mutata atmosfera rispetto all’ottimismo globalista degli anni Novanta e Duemila, ma anche i rischi legati alle politiche autoritarie che potrebbero derivare da questa direzione.

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