Quando i Padri Fondatori forgiarono la Nazione non sentirono il bisogno di disegnarla come “cristiana”: il cristianesimo non solo poteva reggersi in piedi da solo, ma avrebbe prosperato senza essere scritto nelle leggi e nei documenti fondativi del Paese. E se c’era un Dio al quale potevano ispirarsi tutti gli Americani quello era di certo l’America stessa, la “città sulla collina”.
I Padri Fondatori e la religione
Quel portento federalista che fu James Madison, ad esempio, era vigorosamente contrario alle intrusioni religiose negli affari civili. Nel 1785, quando il Commonwealth della Virginia stava valutando l’approvazione di una legge che stabilisse una disposizione per gli insegnanti della religione cristiana, Madison scrisse il suo Memorial and Remonstrance Against Religious Assessments 15 motivi per cui il governo non avrebbe dovuto essere coinvolto nel sostegno di alcuna religione. Nel suo primo mandato da presidente, Thomas Jefferson dichiarò la sua ferma convinzione nella separazione tra Chiesa e Stato in una lettera ai battisti di Danbury, nel Connecticut. E ancora, il Trattato di pace e amicizia tra gli Stati Uniti e Tripoli (allora capitale di uno dei cosiddetti barbary state), approvato da George Washington, affermava esplicitamente: “Il governo degli Stati Uniti non è in alcun modo fondato sulla religione cristiana…“. Quando, dunque, gli autori della Costituzione si riunirono a Philadelphia, scelsero di dedicare solo due riferimenti a Dio nel sacro testo di tutti gli americani: il Primo Emendamento, che afferma che “Il Congresso non promulgherà alcuna legge riguardante l’istituzione di una religione…” e l’Articolo VI, Sezione III, “… nessun test religioso sarà mai richiesto come qualifica per qualsiasi carica o incarico pubblico negli Stati Uniti“. Non occorreva altro.
Trump e il “Dipartimento per la Fede”
Quasi 250 anni dopo, in un momento che iconograficamente ricorda l’Ultima cena, Donald Trump ha scelto di istituire il Dipartimento della Fede con tanto di ordine esecutivo. Tra le funzioni di utilità pubblica che l’Ufficio svolgerà vi è “il rafforzamento del matrimonio e della famiglia”, “l’elevazione degli individui attraverso il lavoro e l’autosufficienza”, “combattere i pregiudizi antisemiti, anticristiani e…altre forme di pregiudizi antireligiosi”, “favorire la crescita delle menti”. A guidare questo carrozzone, Paula White: presidente del comitato consultivo evangelico durante la sua campagna elettorale del 2016, è stata riciclata col fine di “proteggere le libertà religiose degli americani e porre fine all’armamentizzazione anticristiana del governo“. Una cesura netta rispetto all’amministrazione dell’ex presidente Joe Biden, che aveva annunciato una strategia a dicembre per contrastare il pregiudizio anti-musulmano e anti-arabo e, nel settembre 2023, piani simili per combattere l’antisemitismo. Per Trump si tratta di una quadratura del cerchio, che passa dalla vicinanza al mondo evangelico fino all’immagine del presidente redivivo dopo l’attentato a Butler della scorsa estate, “salvato da Dio per rendere l’America nuovamente grande”.
Paula White “l’eretica” e la “teologia della prosperità”
Ora con la scelta di White si compie un passo che rischia di far infuriare frange dei cristiani MAGA: White, infatti, è invisa perfino ad alcuni evangelici conservatori pronti a definirla “eretica”, in quanto sostenitrice della “teologia della prosperità”, dottrina secondo cui Dio ricompensa i veri fedeli con ricchezza materiale e successo personale. I critici affermano che, attribuendo le difficoltà finanziarie alla mancanza di fede, la teologia della prosperità possa essere usata per sfruttare i fedeli vulnerabili, soprattutto se istituzionalizzata facendosi, de facto e quasi de jure, “di Stato”. Nessuno, inoltre, ha dimenticato quando nel 2020, mentre Trump soffiava sulle teorie della frode elettorale, White tenne delle sessioni di preghiera di emergenza per combattere le “confederazioni demoniache” che cercavano di rubargli le elezioni. La campagna elettorale 2024 ha segnato un passo ulteriore verso questa nuova forma di nazionalismo cristiano estraneo alla cultura americana: Trump ha definito la sua corsa una “crociata giusta” contro “atei, globalisti e marxisti“, e sostenendo che i suoi obiettivi includevano il ripristino degli Stati Uniti “come una nazione sotto Dio con libertà e giustizia per tutti“. “Dal consentire retate dell’immigrazione nelle chiese, al prendere di mira le organizzazioni benefiche basate sulla fede, alla soppressione della diversità religiosa, l’aggressiva ingerenza del governo Trump sta violando la libertà religiosa in un modo che non vedevamo da generazioni“, ha affermato il reverendo Paul Brandeis Raushenbush, ministro battista e capo della progressista Interfaith Alliance.
Il paradosso Trump
Trump è l’unico tra i presidenti americani moderni per la sua apparente mancanza di background e orientamento religioso. Non ha una chiesa nella sua città natale e un esame durato mesi delle congregazioni con cui ha avuto legami per tutta la vita non ha trovato prove che Trump abbia messo radici permanenti in nessuna di esse. I fedeli della chiesa della sua infanzia nel Queens affermano che non è il benvenuto lì oggi. La chiesa di Midtown Manhattan che ha frequentato più tardi nella vita ha negato che ne sia membro e il figlio del suo famoso pastore, Norman Vincent Peale, lo ha addirittura denunciato.

In tutta la campagna elettorale Trump ha iniziato a concludere i suoi comizi con una nota solenne. Musica soft e riflessiva mentre un silenzio cala sulla folla. Il tono diventa reverente e cupo, spingendo alcuni sostenitori a chinare la testa o a chiudere gli occhi. Altri sollevano i palmi delle mani in aria o mormorano come se stessero pregando. Gli elettori sono diventati la sua congregazione, e lui il loro pastore, mentre pronuncia un discorso finale di circa 15 minuti che evoca un appello evangelico all’altare: è la versione 2.0 della silent majority. Il tentativo è chiaro: trasformare il MAGA e poi il Gop nella Chiesa di Trump. Questo spiega come sia riuscito ancora a imporsi come leader repubblicano indiscusso nonostante abbia guidato il partito verso ripetuti fallimenti, imbarazzi, divisioni e nonostante affronti decine di accuse di reato in quattro casi penali differenti.

