Ormai è chiaro che Donald Trump dovrà affrontare questa campagna elettorale per la rielezione contro tutti: contro i sondaggi, contro la stragrande maggioranza dei media americani, dell’opinione pubblica e ora anche contro l’aperta ostilità dei social media della Silicon Valley che, a dirla tutta, non hanno mai “tifato” per il tycoon della Casa Bianca. Come riportato dall’agenzia Nova, Facebook ha cancellato un post di Donald Trump, che secondo la società, avrebbe violato le sue regole contro la condivisione di “fake news” sul coronavirus. Il post conteneva un video clip tratto dall’intervista rilasciata ieri da Trump all’emittente Fox News, in cui il capo della Casa Bianca affermava che i bambini sono “quasi immuni” dal Covid-19.

La Campagna di Trump: “Pregiudizio della Silicon Valley contro il Presidente”

“Il video contiene false affermazioni secondo cui un gruppo di persone sarebbe immune dal Covid-19, il che costituisce una violazione delle nostre politiche sulla disinformazione”, ha dichiarato Facebook in una nota. Successivamente anche un tweet contenente lo stesso video, pubblicato dallo staff della campagna elettorale di Trump e poi condiviso dal presidente Usa, è stato rimosso da Twitter con la stessa motivazione, così come fatto da YouTube. La portavoce della Campagna di Trump Courtney Parella ha dichiarato a Fox News che il presidente Trump “stava dicendo che i bambini sono meno suscettibili al coronavirus”. “Un altro giorno, un’altra dimostrazione dell’evidente pregiudizio della Silicon Valley contro questo Presidente, dove le regole vengono applicate solo in una direzione”, ha aggiunto. “Le società di social media non sono gli arbitri della verità”.

Lo scorso maggio, dopo che Twitter aveva definito un tweet del Presidente Usa “potenzialmente fuorviante”, Trump si era espresso così: “I repubblicani – sottolineava il tycoon – sentono che le piattaforme dei social media mettono completamente a tacere le voci dei conservatori. Faremo dei regolamenti oppure li chiuderemo perché non possiamo permettere che questo accada. Abbiamo visto cosa hanno cercato di fare, e non gli è riuscito nel 2016. Non possiamo permettere che ciò accada di nuovo, in maniera più sofisticata. Proprio come non possiamo permettere che elezioni via posta diventino un metodo radicato nel Paese”.

Due pesi e due misure: i social media contro i conservatori

C’è evidentemente una seria svolta, nelle politiche dei giganti della Silicon Valley, nei confronti del presidente uscente. In un discorso pronunciato alla Georgetown University nell’ottobre 2019, Mark Zuckerberg, Ceo di Facebook, aveva dichiarato: “Pensiamo che le persone dovrebbero essere in grado di ascoltare ciò che i politici hanno da dire”. Uno speech che sembrava essere un inno alla libertà di parola ed espressione. La verità è che utilizzando il coronavirus come giustificazione, negli ultimi mesi le piattaforme di social media hanno adottato misure senza precedenti per censurare Trump, i suoi sostenitori e i media più conservatori. Se solo Twitter avesse “osato” censurare l’ex Presidente dem Barack Obama cosa sarebbe successo? Probabilmente i democratici avrebbero esercitato una pressione tale da accusare Twitter di ogni possibile nefandezza e avrebbero fatto chiudere la piattaforma. Tenendo conto del fatto che sul coronavirus, come abbiamo visto in Italia, se ne sono dette di cotte e di crude, anche dai cosiddetti esperti virologi. Ci sono stati politici, in Italia, che nelle primissime e cruciali settimane di diffusione del Covid-19 sostenevano che “l’unico virus è il razzismo” e bisognava darsi da fare con gli aperitivi solidali e antirazzisti. Nessuna piattaforma si è mai sognata di censurarli. E allora il sospetto è che ci sia – davvero – un forte pregiudizio politico e ideologico nei confronti del Presidente Donald Trump, dei suoi sostenitori. E questo rappresenta una serio elemento di rischio per la qualità della democrazia non sono negli Stati Uniti ma nel mondo.

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