Il presidente eletto Donald Trump ha annunciato tramite TruthSocial – la piattaforma social da lui fondata – la nomina del generale Keith Kellogg come Assistente del Presidente e Inviato Speciale per il conflitto in Ucraina. Kellogg, veterano delle forze armate statunitensi, è stato un collaboratore chiave nella prima amministrazione Trump e consigliere dell’ex vicepresidente Mike Pence: la sua nomina suggerisce che The Donald voglia perseguire l’obiettivo dichiarato di garantire la “pace attraverso la forza” e giungere a un accordo negoziale con Mosca, e avviene in un momento molto delicato di relazioni particolarmente tese con la Federazione Russa dopo l’ok di Joe Biden all’uso di dispositivi a lungo raggio da parte delle truppe ucraine.
“Sono molto lieto di nominare il Generale Keith Kellogg come Assistente del Presidente e Inviato Speciale per Ucraina e Russia. Keith ha avuto una brillante carriera militare e imprenditoriale, ricoprendo ruoli di grande sensibilità nella Sicurezza Nazionale durante la mia prima Amministrazione. È stato con me fin dall’inizio! Insieme, garantiremo la PACE ATTRAVERSO LA FORZA e renderemo di nuovo l’America, e il mondo, SICURI!” ha affermato The Donald sui social. “Sono onorato della nomina del presidente Trump come Assistente del Presidente e Inviato Speciale per Ucraina e Russia. È stato il privilegio della mia vita lavorare per il Presidente Trump e non vedo l’ora di lavorare instancabilmente per garantire la pace attraverso la forza, tutelando gli interessi dell’America. Sono pronto con l’impegno e la dedizione che questo incarico merita” ha sottolineato il generale Kellogg su X.
Chi è il generale scelto da Trump per la pace in Ucraina
Per il difficile compito di mediare un accordo negoziale con la Russia, il presidente eletto ha scelto un militare di grande esperienza e non un politico. Segnale che vuole più pragmatismo e meno idealismo. Durante la recente campagna elettorale presidenziale, Kellogg ha suggerito che l’Ucraina avrebbe potuto evitare il conflitto facendo alcune concessioni alla Russia al fine di evitare l’invasione di febbraio 2022. Attualmente, Kellogg è co-presidente del Center for American Security presso l’America First Policy Institute, un think tank conservatore vicino a Trump. In questa posizione, ha co-redatto un rapporto sull’Ucraina pubblicato ad aprile, in cui si promuove una politica statunitense volta a ottenere un cessate il fuoco e una soluzione negoziata al conflitto. Nel report, il generale attribuisce la guerra in Ucraina all’incompetenza del presidente Joe Biden e alla sua “politica estera caotica“. Secondo l’articolo, l’approccio America First, adottato da Donald Trump, avrebbe potuto prevenire l’invasione russa del febbraio 2022. Il generale sottolinea che il presidente repubblicano, durante il suo primo mandato, ha esercitato una “leadership forte” che ha dissuaso Putin dall’intraprendere azioni aggressive.
“Trump non ha demonizzato Putin”
Trump viene descritto come un leader che ha saputo coniugare la “pace attraverso la forza” e il pragmatismo diplomatico. “Putin vedeva in Trump un presidente forte e risoluto, capace di usare tutti gli strumenti del potere americano, pacifici e coercitivi, per difendere gli interessi degli Stati Uniti”. Tra i successi citati dell’amministrazione Trump: le sanzioni contro il Nord Stream II, che hanno mostrato agli europei che “rendere la propria economia dipendente dal gas russo sarebbe stato un errore strategico”; la fornitura di armi letali all’Ucraina, tra cui i missili Javelin; terzo, la pressione sugli alleati NATO affinché rispettassero gli obblighi di difesa collettiva. Allo stesso tempo, Trump ha mantenuto un approccio transazionale con la Russia: “Trump non demonizzava Putin nei suoi discorsi pubblici, ma usava la sua esperienza da negoziatore per trovare punti di dialogo, pur restando fermo sugli interessi americani”.
Il generale Kellogg critica l’amministrazione Biden per aver trasformato la guerra in Ucraina in “un conflitto di logoramento senza obiettivi chiari” e per aver sostenuto un’escalation che rischia di sfociare in un confronto nucleare. Molti americani contrari all’assistenza militare all’Ucraina, si afferma, non sono isolazionisti ma preoccupati per i rischi derivanti dalla guerra: “Ci chiediamo se gli interessi strategici vitali degli Stati Uniti siano davvero in gioco in questo conflitto”.
Una politica America First per l’Ucraina
Kellogg sottolinea che l’approccio America First non è isolazionista né propone un ritiro dell’America dagli affari globali, ma punta a una politica estera che privilegi gli interessi del popolo americano evitando guerre interminabili e inutili. In Ucraina, questo approccio implica un ruolo attivo nel porre fine al conflitto, senza però sacrificare gli interessi nazionali degli Stati Uniti.
Per raggiungere questo obiettivo, Kellogg suggerisce gli Stati Uniti “dovrebbero spingere per un accordo negoziato”, continuando a fornire armi all’Ucraina per rafforzarne la difesa e prevenire ulteriori avanzamenti russi. Tuttavia, “ulteriori aiuti militari sarebbero subordinati alla partecipazione dell’Ucraina a colloqui di pace con la Russia”. Inoltre, secondo il generale, la NATO dovrebbe “ritardare l’ingresso dell’Ucraina nell’Alleanza in cambio di un accordo di pace verificabile e garanzie di sicurezza”. Sul fronte delle sanzioni, “si propone di offrire un parziale sollievo dalle sanzioni alla Russia in cambio di un cessate il fuoco, una zona smilitarizzata e la partecipazione ai negoziati. Le sanzioni complete sarebbero revocate solo dopo un accordo finale accettabile per l’Ucraina”. Ora, tuttavia, al generale spetta passare dalle parole ai fatti. Tutt’altro che un compito facile, in un quadro estremamente complesso e caotico.

