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Che gli Stati Uniti abbiano una storia differente dal mondo europeo sul modello di assistenzialismo non è una novità. Così come non lo sono le discussioni politiche tra democratici e repubblicani a riguardo. Tuttavia qualche sistema per venire incontro ai ceti più deboli della popolazione è presente nel panorama americano, soprattutto per quanto riguarda l’assistenza sanitaria di base.

Anche queste piccole certezze però sono state messe in discussione dal presidente Donald Trump, soprattutto per quanto riguarda la possibilità di accesso al servizio da parte dei migranti regolari negli Usa. Nella giornata di lunedì infatti la Corte Suprema americana, con una votazione terminata 5 a 4, ha approvato la legge che permette al governo federale di non rinnovare la Green card a coloro che producono uno sbilancio negativo nelle casse federali. In questo modo, secondo le volontà dell’esecutivo americano, verrebbe limitato il peso sui conti pubblici del ceto improduttivo che, nonostante immigrato in cerca di lavoro, non crea valore aggiunto nell’economia americana.

In particolar modo, gli iscritti alle istituzioni pubbliche del Medicaid (assicurazione sanitaria per i meno abbienti), così come coloro che usufruiscono dei food stamps (l’equivalente dei nostri buoni alimentari) avranno meno possibilità di vedersi rinnovato il permesso di soggiorno, l’ambitissimo foglietto verde, simbolo dell’American dream. Secondo l’allarme lanciato dall’associazione umanitaria Kaiser Family Foundation, il numero di coloro che potrebbero vedersi respinta la pratica di rinnovo è assai elevato e coprirebbe il 42% degli attuali richiedenti. Inoltre, la burocrazia dietro alla pratica si allungherebbe eccessivamente, con il 94% dei migranti che dovrebbero passare attraverso uno scrutinio più approfondito.

Come riportato dall’agenzia di stampa Adnkronos, la legge nasce dalla proposta del consigliere della Casa Bianca, Stephen Miller, noto agli organi di informazione per le sue posizioni anti-migratorie espresse negli ultimi anni. Lo scopo della misura è volto a migliorare l’apparato assistenzialistico federale inquadrandolo in un format maggiormente meritocratico. Questa misura permetterebbe quindi ai fondi pubblici di operare meglio e soltanto nei casi di reale necessità, senza doversi occupare della base improduttiva del Paese che, una volta ritirato il foglio verde, verrebbe di fatto espulsa dal suolo americano.

La legge è arrivata alla Corte Suprema americana a seguito delle cause intentate a livello statale e finanziate soprattutto dalle organizzazioni che curano gli interessi dei ceti meno abbienti. La sentenza della Corte ha confermato la legittimità della legge, conferendo quindi  il precedente necessario alla legislazione americana che delineerà l’esito delle sentenze delle corti locali nel prossimo futuro. In questa situazione, la nomina dei due giudici di parte conservatrice è stata fondamentale per la conclusione positiva delle volontà dell’esecutivo americano. Scenario che sarebbe invece stato impensabile con la maggioranza dei seggi in mano al partito democratico.

Trump e il governo repubblicano portano a casa l’ennesima vittoria sul fronte migratorio, che sarà però destinato a far discute l’opinione pubblica del Paese per i mesi a venire. La mossa assume però una particolare rilevanza soprattutto negli Stati di frontiera, che soffrono maggiormente i problemi legati alla crisi migratoria dall’America latina e non tutti sono elettoralmente nelle mani dei repubblicani. Con lo sguardo che, a ragion veduta, sembra rivolto alla California: storicamente democratica ma storicamente tediata dai flussi migratori provenienti dal Messico.

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