Nel mondo diplomatico, specie in quello d’oltreoceano, è subentrata un po’ di “allergia” alle conferenze internazionali. E del resto, con riguardo alla Libia, solo negli ultimi due anni ne sono state organizzate almeno tre, tra Parigi, Palermo ed Abu Dhabi, con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti: nel paese nordafricano si continua a sparare e si continua con una situazione di perenne stallo militare e politico. Per questo l’annunciata conferenza di Berlino, voluta dalla Germania il cui governo ha voglia di entrare a piene mani nello scacchiere libico, sta tardando ad attuarsi. Annunciata per novembre, adesso è slittata a data da destinarsi a dicembre, ma c’è chi inizia a pensare ad un giorno di gennaio del 2020 e c’è chi, allo stesso tempo, inizia a credere ad un suo definitivo annullamento. A frenare sulla sua organizzazione, è in primo luogo l’amministrazione statunitense.

Lo scetticismo di Washington

“Gli americani sono allergici ai pezzi di carta, vogliono vedere dei cambiamenti concreti sul terreno, e sono piuttosto insofferenti all’aspetto retorico che queste dichiarazioni congiunte presuppongono”: a riferire queste parole sono fonti della diplomazia americana riportate da Il Foglio. In particolare, l’entourage di Donald Trump è apparso nelle ultime settimane fortemente critico circa le possibilità di concreta riuscita di una nuova ed ennesima adunata di delegazioni internazionali sulla Libia: “Washington nota la grande distanza che esiste tra l’ atteggiamento costruttivo durante le riunioni tecniche e il reale comportamento sul terreno – si legge ancora su Il Foglio – dove si continua a combattere”.

Uno scetticismo, quello emerso dalla Casa Bianca, che ha rallentato l’organizzazione della conferenza. A questo appuntamento invece, crederebbe ancora la diplomazia europea. Per molti paesi del vecchio continente, a Berlino potrebbe essere l’ultima occasione per l’Europa di dire la propria sulla Libia e di far emergere una posizione sul dossier libico. Questo perché al momento, specie dopo l’attacco di Haftar a Tripoli, il conflitto è sempre più una guerra per procura tra le varie potenze regionali su cui nessuno dei paesi europei è in grado di incidere. Dunque, un documento od una dichiarazione di intendi firmata in Germania e condivisa con l’avallo degli altri attori impegnati sul campo, potrebbe rappresentare una vitale svolta sul piano politico per le varie cancellerie europee. E questo vale anche per i due paesi del vecchio continente maggiormente impegnati in Libia, ossia Italia e Francia.

L’attuale situazione

Le ultime dicono che ai primi di dicembre ci sarà un nuovo incontro tra alcune delegazioni e, successivamente, potrebbe essere fissata la data della conferenza di Berlino. Dalla Germania assicurano che in queste ultime settimane si è continuato a lavorare sia sul fronte politico che su quello legato agli aspetti logistici della sicurezza. E che dunque, quando si sbloccherà lo stallo, il governo di Angela Merkel sarà in grado di ufficializzare la data. Lo scetticismo Usa ha inciso e non poco sui ritardi, anche perché Washington non è la sola ad esprimere perplessità sull’opportunità di organizzare una conferenza: “Anche il Qatar, alleato di ferro di Al Sarraj, sta mettendo i bastoni fra le ruote”, riferisce una fonte diplomatica.

Dal canto suo la Russia invece non ha nulla in contrario all’organizzazione della conferenza purché, è la posizione del Cremlino, non ci si dimentichi che le soluzioni ufficiali devono passare dal consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Mosca dunque invierebbe, come fatto a Palermo lo scorso anno, una delegazione di peso tuttavia ogni scelta definitiva non dovrà avere nella conferenza di Berlino la propria sede. Come detto in precedenza, i contatti in questi giorni stanno continuando, al pari delle riunioni tra i vari rappresentanti. Solo ad inizio dicembre si saprà se e quando si terrà il vertice voluto da Angela Merkel.

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