Trump chiede, la FIFA obbedisce: il caso Balogun fa discutere al Mondiale

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Ci si può attendere di tutto dal Mondiale del 2026, profondamente egemonizzato da Donald Trump, grazie alla sua controversa amicizia con il presidente della FIFA Gianni Infantino. Ma quello che è accaduto domenica sera ha sorpreso anche i critici più feroci del Presidente repubblicano: l’attaccante Folarin Balogun, stella degli USA, si è visto sospendere la squalifica seguita al cartellino rosso ricevuto nel match precedente. E dietro c’è l’ombra, neppure troppo celata, del governo statunitense.

Balogun era stato espulso nella partita dei sedicesimi di finale contro la Bosnia ed Erzegovina, e avrebbe così dovuto saltare la partita contro il Belgio di martedì notte, valida per gli ottavi di finale. Invece, la FIFA ha deciso che la squalifica resterà sospesa per un anno: significa che Balogun potrà continuare a giocare normalmente e, se dovesse venire espulso nei prossimi 365 giorni, scatterà una giornata di squalifica aggiuntiva.

Il regolamento permette alla FIFA di graziare alcuni giocatori in questo modo, ma si tratta di una scelta applicata estremamente di rado e comprensibilmente controversa. C’è un solo precedente, avvenuto lo scorso novembre: Cristiano Ronaldo, espulso durante un match col Portogallo e squalificato per tre partite, avrebbe dovuto saltare i primi due incontri del Mondiale, oltre a una gara precedente. Invece, la FIFA decise di ridurre la sanzione a una sola giornata di squalifica, sospendendo le due successive e consentendo a Ronaldo di disputare tutto il Mondiale con la sua nazionale.

Una regola controversa

La regola che consente alla FIFA di sospendere le squalifiche è scritta nell’Articolo 27 del proprio Codice disciplinare, il quale però non stabilisce alcuna casistica precisa per farvi ricorso. Nel caso di Cristiano Ronaldo, la FIFA si era appellata al fatto che in 225 partite internazionali con il Portogallo il giocatore non era mai stato espulso. Si era trattato, dunque, di una grazia dovuta alla storia del giocatore, una delle icone assolute del calcio internazionale.

L’articolo 27 del Codice disciplinare della FIFA.

Nulla di tutto questo sarebbe però applicabile a Balogun, che ha appena 25 anni e la cui carriera internazionale conta appena 30 partite con gli Stati Uniti. Il cartellino rosso ricevuto il 2 luglio scorso è stato molto contestato, e diversi esperti lo hanno ritenuto esagerato, ma questa non sembra essere una motivazione sufficiente per sospendere la squalifica. Infatti, un simile comportamento non è mai stato applicato dalla FIFA in nessun altro caso.

Esiste un solo episodio simile avvenuto a un Mondiale, ma occorre risalire al 1962, quando il torneo venne organizzato in Cile. Garrincha, la stella del Brasile, venne espulso nella semifinale contro il Cile, e avrebbe quindi dovuto saltare la finale con la Cecoslovacchia, ma le autorità brasiliane fecero delle pressioni sul comitato organizzatore cileno e sulla stessa FIFA, ottenendo l’annullamento della squalifica. Garrincha giocò e il Brasile vinse, ma all’epoca si trattò di una decisione estranea ai regolamenti, dettata esplicitamente da ragioni politiche, e peraltro precedente all’istituzione dei cartellini degli arbitri, che sarebbero stati introdotti solo nel 1970.

L’intreccio politico

Anche nel caso di Balogun, la politica sembra aver giocato un ruolo centrale. Ben Jacobs, giornalista di GiveMeSport, domenica sera ha scritto su X di aver saputo dalle proprie fonti che la Casa Bianca avrebbe fatto pressioni su Infantino per graziare Balogun. La stessa cosa è stata confermata anche dal New York Times e dall’Associated Press. Si tratterebbe di una circostanza gravissima, che qualificherebbe la decisione della FIFA come un caso di corruzione da parte del governo statunitense. E, dati i rapporti tra Trump e Infantino, nessuno ne resterebbe sorpreso.

D’altronde, già la sospensione della squalifica di Ronaldo aveva sollevato simili sospetti. La grazia da parte della FIFA, quella votla, era arrivata circa una settimana dopo l’incontro tra Ronaldo e Trump alla Casa Bianca.

Non si può negare che, ora che stiamo entrando nelle fasi conclusive del Mondiale, Trump avrebbe tutto l’interesse a vedere gli Stati Uniti andare avanti nella competizione. Il miglior piazzamento degli USA nel dopoguerra sono i quarti di finale raggiunti nel 2002 in Corea del Sud e Giappone, anche se nel lontano 1930 arrivarono addirittura in semifinale, sebbene in un Mondiale con poche squadre e con l’assenza delle principali selezioni europee.

Trump ha subito celebrato la decisione su Balogun con un post su Truth Social, ringraziando la FIFA “per aver fatto ciò che è giusto”. Subito dopo, l’account X della Casa Bianca ha diffuso la notizia con il post di Trump e lo slogan “USA – USA – USA”. Nel frattempo il Belgio, prossimo avversario degli Stati Uniti, si è detto “stupito” della decisione e sta valutando un possibile ricorso contro la presenza di Balogun alla partita di martedì.