Regno Unito e Stati Uniti, Brexit e Donald Trump, Europa e anti-Europa: il viaggio del presidente Usa in Gran Bretagna è denso di significati, specialmente in una fase così delicata della politica britannica. Un viaggio che non piace a una parte dell’elettorato inglese, che ha manifestato contro il viaggio del capo della Casa Bianca a Londra, considerato come una sorta di nemico del Regno e un avversario di quel mondo liberale che il mainstream Uk considera necessario.

Il problema è che chi protesta nel Regno Unito dimentica un dato fondamentale: Washington è l’alleato principale della Gran Bretagna nel mondo. E i due sistemi culturali, politici, economici e in generale strategici sono legati a doppio filo, quasi in maniera indissolubile. E questo anche se le priorità degli Stati Uniti sono cambiate nel corso degli ultimi anni, con l’Estremo Oriente (l’Occidente per gli Usa) a essere diventato il vero fulcro geopolitico della strategia americana. Ma l’Europa conta eccome per gli Stati Uniti, specialmente per un Trump che da questa Brexit vuole guadagnare il possibile in termini economici e strategici e che vuole in particolare infliggere un colpo alla Germania e alla sua visione dell’Unione europea, diventata non più una comunità utile all’America ma una comunità utile agli interessi tedeschi.

Da queste premesse si evince perché il presidente Usa non possa abbandonare Londra, anche se il Pentagono si proietta soprattutto in Asia. Controllare l’Europa e evitare che qualcuno prenda il sopravvento è da sempre strategia americana e britannica. E adesso, le due potenze hanno bisogno l’una dell’altra. Quella special relationship che da sempre contraddistingue le due sponde dell’Atlantico è diventata sempre più fondamentale: e lo dimostrano le parole del presidente americano in visita nel Regno, quando ha ribadito che vuole un accordo commerciale “molto consistente” dopo la Brexit. In modo da mantenere i legame indissolubile con Londra, colpire l’Unione europea, ottenere un nuovo accordo bilaterale vantaggioso per Washington e rafforzare l’asse atlantico sia in chiave anti cinese che in schiave anti russa. Da qui le parole di sostegno a Boris Johnson, che si candida alla guida del partito conservatore e che da sempre sostiene la linea della hard Brexit (ma che non vedrà il presidente Usa preferendo una telefonata “amichevole e produttiva”), ma soprattutto il sostegno a Nigel Farage, storico alleato del presidente americano e che il capo della Casa Bianca vorrebbe presente nei negoziati fra Regno Unito e Unione europea per il divorzio fra Londra e Bruxelles. Sono loro i due politici prescelti dal presidente degli Stati Uniti: un asse che nasce chiaramente per sostenere la Brexit, ma che si declina anche in chiave strategica. Perché le amministrazioni passano, i governi anche, ma quello che non cambia sono le linee strategiche, che travalicano i decenni, se non (in alcuni casi) i secoli.

Per gli Stati Uniti è essenziale mantenere la Gran Bretagna come testa di ponte per il continente europeo. E per Trump è fondamentale avere un alleato che si “liberi dalle catene” rappresentate dall’Unione europea, come sostenuto dal leader Usa nel suo tweet con cui si è presentato nel Regno Unito. Epurato dalla retorica trumpiana, il messaggio rivolto dalla Casa Bianca a Westminster è molto più profondo di quanto si possa credere. Non riguarda esclusivamente la situazione contingente, è far capire che Washington ha ancora bisogno di Londra e che soprattutto Londra dovrà necessariamente fare affidamento su Washington. Alleati imprescindibili all’interno dell’Alleanza atlantica e unite strategicamente dall’idea che nessuno debba prevalere in Europa, Usa e Gb sono anche le grandi piazze della finanza internazionale, le due marine militari più importanti della Nato, alleate in Medio Oriente e Africa oltre che ferme sostenitrici della libertà di navigazione in Estremo Oriente e del contenimento della Russia in Europa orientale. L’accordo commerciale è solo uno dei tanti campi in cui si declina la loro special relationship. E Trump non sta facendo altro che confermare, nel suo stile del tutto sui generis, quello che Londra e Washington sanno da sempre: sono troppo legate per dirsi addio o per farsi la guerra.





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