Alla fine l’incontro formale tra Donald Trump e Vladimir Putin non ci sarà. Nonostante le enormi aspettative riposte, il contatto tra i due leader si è limitato a qualche battuta e a una stretta di mano. Strano perché questa volta sembravano esserci tutti gli elementi favorevoli. Da entrambe le parti c’era ottimismo. Il Ministro russo degli Esteri Sergei Lavrov aveva dichiarato di essere “pronto” a negoziare. Da parte sua Trump aveva detto che non “c’erano ragioni” perché l’incontro non si svolgesse.
La Casa Bianca ha rinunciato all’incontro con Putin
Poi l’improvviso dietrofront della Casa Bianca. La doccia fredda è arrivata dalla Segretaria di stampa del Presidente, Sarah Sanders, che ha così fatto marcia indietro: “Hanno in programma di essere nello stesso posto. Hanno intenzione di camminare l’uno verso l’altro e dirsi “Buongiorno”? Certo è possibile”. Così la Segretaria cerca di minimizzare la mancanza di volontà americana di impegnarsi realmente in un faccia a faccia con la Russia.
D’altra parte dopo l’ennesima dimostrazione di disinteresse, il Cremlino ha espresso un senso di “frustrazione” circa l’atteggiamento ambiguo americano. Cerchiamo di andare con ordine.
Putin ha negato il coinvolgimento russo nelle elezioni americane
Come mai può essere cambiata così di colpo la decisione del Presidente americano rispetto a questo importantissimo meeting bilaterale? In realtà, seppur breve, c’è stato uno scambio di battute tra Putin e Trump. Secondo businessinsider infatti durante lo stesso summit “Asia-Pacific Economic Cooperation” Putin avrebbe interpellato più volte lo stesso Presidente americano. Il motivo? Il capo di Stato russo avrebbe spiegato a Trump come tutte le notizie e le accuse circa un coinvolgimento del Cremlino nella politica americana (in particolare durante le elezioni 2016) siano completamente false.
Putin avrebbe insistito così tanto su questo punto che Donald Trump alla fine ne sarebbe rimasto convinto. Così il Presidente americano avrebbe poi dichiarato ai giornalisti presenti sull’Airforce One che lui “crede a Putin”. “Ho chiesto a lui di nuovo. Lui mi ha detto che non si è assolutamente immischiato nelle nostre elezioni”, quanto basta per convincere il tycoon. Non finisce qua.
Secondo Trump è necessario cooperare con la Russia
Sempre Trump, durante il suo incontro con il Presidente vietnamita, avrebbe dichiarato l’imprescindibilità di una partnership con la Russia. Imprescindibile per le questioni fondamentali della politica internazionale: dalla Corea del Nord, alla Siria fino all’Ucraina. Ecco che però si è scatenata immediatamente la reazione del deep-state americano rispetto a questa “pericolosissima” apertura. A frenare l’esuberanza del tycoon ci hanno pensato due ex impiegati dei servizi segreti americani.
Un avvertimento da parte del Deep State
L’ex direttore della CIA John Brennar e l’ex Direttore della National Intelligence James Clapper hanno rilasciato un’intervista di fuoco alla CNN proprio all’indomani delle dichiarazioni di Trump su Putin. I due ex 007 americani hanno immediatamente ribadito l’ “evidente coinvolgimento russo nelle scorse elezioni”, togliendo così credibilità alle affermazioni di Trump. “Trump può essere usato da chiunque riesca a gratificare il suo ego”, ha detto in maniera poco amichevole Branner.
E sull’intenzione del Presidente americano di collaborare attivamente con la Russia i due ex Direttori si sono dimostrati ancora più contrari: “Sarebbe davvero pericoloso per questo Paese prendere come assunto che la Russia ha intenzione di agire nei migliori interessi del mondo e degli Stati Uniti”. I toni usati durante quest’intervista sono stati molto duri e accessi. Un vero e proprio attacco al Presidente.
Trump continua ad avere le mani legate
Se delle semplici dichiarazioni, pronunciate per altro a margine di un colloquio informale, hanno scatenato l’immediata azione accusatoria di ex membri dell’apparato americano, figuriamoci cosa potrebbe scatenare un incontro bilaterale tra Trump e Putin. Forse è proprio per questo motivo che la Presidenza americana ha scelto di rimandare il faccia a faccia con il “collega” del Cremlino. Trump è controllato a vista e non ha praticamente margini di manovra. Le indagini di Robert Mueller tengono sotto scacco la politica estera che il tycoon vorrebbe intraprendere e l’intervista di Brennar e Clapper suona tanto come un “ultimo avvertimento”.
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