Trump attacca la Russia: “Ci sabota sulla Corea del Nord”

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Un attacco così esplicito non se lo aspettava nessuno. Forse condotto dagli eventi dell’inchiesta sul Russia-gate, o forse spinto dagli impulsi interni dell’establishment americano, Donald Trump lancia un atto d’accusa duro e molto pesante nei confronti della Russia del presidente Putin sul fronte della Corea del Nord, colpevole, a suo dire, non solo di non aver fatto nulla per aiutare gli Stati Uniti, ma di aver anche sostituito la Cina nella somministrazione di beni di prima necessità e di carburante. “La Russia non ci sta aiutando per nulla con la Corea del Nord. Quello che la Cina sta facendo per aiutarci, la Russia lo sta sabotando”. Questa l’accusa del presidente Usa durante una lunga intervista a Reuters nello Studio Ovale. Un’accusa che arriva a poche settimane dall’inchiesta della stessa agenzia anglo-canadese sulle operazioni sospette di alcune navi di una società privata russa che avrebbero consegnato barili di petrolio di contrabbando alla Corea del Nord nonostante le sanzioni imposte dal Consiglio di Sicurezza. Il comportamento sospetto di queste navi non è assolutamente ricollegabile, stando alle prove offerte da Reuters, a un’azione del governo di Mosca. Né è possibile dire con esattezza cosa stessero facendo quelle navi, poiché l’impianto “accusatorio” dell’inchiesta si fonda, per ora, sul fatto che i comandanti abbiano deciso di spegnere il trasponder diventando irrintracciabili per alcuni giorni nello stesso momento in cui una petroliera nordcoreana effettuava la stessa operazione. Tuttavia, rispetto alle petroliere cinesi, le navi russe non sono state fotografate dai satelliti-spia.

La Russia ha negato qualsiasi tipo di coinvolgimento, portando come prova regina il fatto che lo stesso governo russo abbia approvato in sede Onu ogni sanzione proposta dagli Stati Uniti, pur correggendole, ove fossero eccessivamente dure. Ma si sa che determinate accuse di questo spessore non arrivano mai casualmente. E gli Stati Uniti hanno subito preso molto sul serio quanto contenuto nell’inchiesta di Reuters approfondendo, anche a livello politico, la questione. E dopo le accuse di Donald Trump, sono arrivate anche quelle di Rex Tillerson, fresco del vertice a Vancouver sulla Corea del Nord cui non sono state invitate né la Cina né la Russia. Il segretario di Stato americano ha accusato la Russia di aiutare il governo di Pyongyang ad aggirare alcune sanzioni internazionali imposte proprio come risposta e prevenzione nei confronti dei programmi nucleari e balistici nordcoreani. “Ci sembra chiaro che non si applicano interamente tutte le sanzioni e ci sono delle prove che stiano persino violando alcune sanzioni”, ha dichiarato Tillerson. “Abbiamo parlato con loro. Evidentemente dicono che è falso, ma chiaramente non abbiamo da parte loro le stesse garanzie di quelle che ci forniscono i cinesi” ha aggiunto Tillerson dicendo che non ci sarebbe solo il carburante nei beni esportati dalla Federazione russa in violazione delle sanzioni.



Queste parole dell’amministrazione americana contro la Russia e, curiosamente, in favore della Cina, non devono sorprendere più di tanto. E potrebbero essere più di uno i motivi per cui giungono ora le parole così accusatorie di Trump e del suo entourage. Innanzitutto, c’è un problema di ordine interno. Donald Trump, accusato di essere sostanzialmente frutto dell’ingerenza russa durante le elezioni del 2016, non può permettersi ami un eccesso di fiducia nei confronti delle politiche del Cremlino. Messo sotto la lente d’ingrandimento dell’inchiesta del Russia-gate e senza alcun sostegno mediatico da parte della stampa nazionale, il presidente Usa ha, in qualche modo, le mani legate. Accusare pubblicamente Mosca serve anche come boccata d’ossigeno. A questo motivo di ordine interno, se ne aggiunge poi uno di ordine geopolitico. Se c’è, infatti, un dato che non va sottovalutato nelle recenti dichiarazioni di Trump, è questa sorta di credito di fiducia nei confronti del governo di Xi Jinping anche sul fronte della Corea del Nord. L’attuale amministrazione Usa aveva fatto il suo ingresso nello scenario coreano accusando ripetutamente la Cina di non fare nulla per aiutare la stabilizzazione e la denuclearizzazione dell’area. Dopo il viaggio a Pechino, qualcosa è cambiato. Non solo Trump è apparso entusiasta della nuova possibile collaborazione con Xi sul fronte internazionale, ma adesso arrivano addirittura le parole di Tillerson in cui si afferma che la Cina dà maggiore garanzie sul blocco delle esportazioni in Corea del Nord che invece i russi non possono fornire. Tuttavia queste parole potrebbero anche essere una sorta di grande “bluff”. Le ultime foto, scattate da satelliti-spia americani, che immortalano navi cinesi mentre caricano (porobabilmente) carbone dai porti nordcoreani, dimostrano la volontà Usa di colpire la credibilità della Cina nello scacchiere internazionale. Quindi perché colpire adesso la Russia? Probabilmente, da un lato si vuole evitare di parlare di Cina e Russia come di un blocco unico. Dall’altro, è possibile che gli Stati Uniti abbiano voluto mostrarsi aperti nei confronti di Pechino per poi far vedere al mondo che quest’ultimo non sia un partner credibile nell’applicazione delle sanzioni. E, in generale a livello politico. Una scelta tattica che può rivelarsi utile soprattutto per colpire la credibilità cinese nel panorama internazionale e in particolare asiatico, ma che, allo stesso tempo, rischia di rivelarsi controproducente, andando a rinsaldare l’asse Mosca-Pechino. Una collaborazione che, in questo momento, rappresenta il grande contrappeso alla politica Usa.