Washington è sempre più determinata a combattere le gang latinoamericane del narcotraffico fino al punto di schierare le proprie Forze armate. Secondo un’indiscrezione lanciata dal New York Times, il presidente Donald Trump avrebbe firmato segretamente una direttiva che darebbe semaforo verde all’esercito statunitense nel contrasto ai cartelli della droga, trovando alcune conferme da parte di alcuni funzionari pubblici americani, come riportato da Reuters. A dire il vero, a inizio agosto il segretario di Stato Marco Rubio aveva già dato a intendere che il Governo non escludeva l’impegno del dipartimento della Difesa, ovvero del Pentagono, dopo che a febbraio di quest’anno i gruppi di narcos sono stati classificati come organizzazioni terroristiche al pari dell’Isis. Un eventuale dispiegamento delle risorse militari comporterebbe raid mirati, operazioni via mare e sorveglianza aerea – intensificata di molto negli ultimi mesi – delle aree flagellate dal crimine organizzato presumibilmente anche al di fuori del territorio a stelle e strisce. Al momento, però, pare che nessun intervento dell’esercito sia all’orizzonte, rimettendosi alle parole delle eminenze grigie che si sono fatte avanti con la stampa.
Chi sono i gruppi equiparati ai terroristi
Da sei mesi otto gang originarie dell’America Latine sono nella black list del Dipartimento di Stato Usa e sotto stretta sorveglianza come Foreign Terrorist Organizations (FTO). Spulciando l’elenco, tra i cartelli più celebri si trovano il Tren de Aragua e il Cartel de Sinaloa che si sono contraddistinti negli ultimi anni per l’efferatezza dei loro reati. Secondo le autorità statunitensi, gli affari di questi clan, oltre allo spaccio di droga, spaziano dalla tratta di esseri umani fino ai sequestri a scopo di estorsione, contribuendo al dilagare della violenza nelle città americane già infestate dal fentanyl, oppioide sintetico al primo posto come causa di morte per gli americani di età compresa tra i 18 e i 49 anni.
Nel novembre del 2024, Trump è stato eletto promettendo di fare “l’America di nuovo sicura” e la decisione di identificare i cartelli della droga come ricettacolo di terroristi consente di dotare le forze dell’ordine di maggiori risorse e strumenti più efficaci per infliggere dei colpi più potenti a danno di tali soggetti. Già a febbraio molti osservatori si domandavano se fosse opportuno mettere narcotrafficanti e terroristi nello stesso calderone e considerando le sempre più insistenti voci sull’utilizzo della forza militare, ci si interroga su quale sarà il perimetro d’azione dell’esercito, non dimenticando la vigenza del Posse Comitatus Act risalente al 1878, che vieta alle Forze armate di interferire in questioni di competenza della polizia federale e locale.
Le tensioni con il Messico
La notizia diffusa dal quotidiano newyorchese ha avuto eco anche al di fuori dei confini a stelle e strisce, alimentando un vivace dibattito in Messico. La presidente Claudia Sheinbaum ha tenuto a rassicurare la stampa locale dichiarando che Città del Messico era al corrente della direttiva voluta dalla Casa Bianca, specificando che nessun intervento statunitense è programmato e, ove ciò avvenisse, si tratterebbe di una violazione della sovranità del Messico, ribadendo quanto già comunicato a Trump a maggio dopo che l’inquilino della Casa Bianca aveva rivolto un primo invito alla cooperazione.
La dialettica – a tratti scontrosa – tra i due vicini nordamericani , però, ha dei riverberi anche in Venezuela. La procuratrice generale degli Stati Uniti Pam Bondi ha accusato il presidente venezuelano Nicolas Maduro di affiliazione al clan Sinaloa, ritenuto dal dipartimento di Giustizia Usa il principale responsabile della diffusione del già menzionato fentanyl. Bondi ha persino offerto una taglia di 50 milioni di dollari come ricompensa per l’arresto di Maduro, ma Sheinbaum ha affermato in conferenza stampa che il suo Governo non dispone di prove che colleghino il leader sudamericano al cartello del narcotraffico, invitando i funzionari americani a condividere le informazioni in loro possesso.
La situazione, oggi come oggi, resta intricata perché l’alone di interrogativi intorno all’impiego delle Forze armate contro i narcos è piuttosto denso, guardando a tutti i vincoli nazionali e internazionali che de facto ingessano l’azione militare. Indubbiamente, la strategia della Casa Bianca apre a uno scenario di guerra ai cartelli senza precedenti nella storia degli Stati Uniti ma bisogna restare in attesa di capire in che termini e in che modi sarà declinata.
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