Le elezioni americane del 2020 sono sempre più vicine e Donald Trump continua la caccia ai voti per vincere un secondo mandato. Tra gli elettori target del Tycoon ci sono anche gli ebrei americani, protagonisti della serata tenutasi l’8 dicembre in Florida e organizzata da due grandi sostenitori di Trump, il magnate Sheldon Adelson e sua moglie Miriam. Nei suoi 45 minuti di discorso davanti al Consiglio americano-israeliano (IAC) il presidente ha ripercorso le tappe del rapporto della sua amministrazione con Israele, cercando così di capitalizzare la politica estera filo-israeliana da lui imposta durante i quattro anni di mandato.
Trump amico di Israele
Trump sta cercando di utilizzare la strategia già impiegata durante la precedente campagna elettorale e basata sulla conquista di particolari collegi elettorali negli Stati chiave: da qui la necessità di concentrarsi sul voto ebraico in Florida, che rappresenta una variabile importante per assicurarsi la vittoria in questa parte di America. Un compito tuttavia non facile se si considera che l’elettorato ebraico tende a votare per i Democratici, un dettaglio che è stato sfruttato dal presidente per criticare chi non lo sostiene. “Ci sono ebrei che non amano molto Israele”, è stata la frase pronunciata da Trump e diretta per l’appunto contro coloro che non hanno intenzione di votare per lui nonostante “l’amicizia” per Israele che egli stesso ha dimostrato durante la sua presidenza. Nel discorso non sono infatti mancati continui rimandi a tutto ciò che Trump ha fatto in politica estera per dimostrare la sua adesione alla causa israeliana in Medio Oriente, dallo spostamento dell’ambasciata Usa a Gerusalemme fino al mancato riconoscimento dell’illegalità degli insediamenti dei coloni ebraici in territorio palestinese.
Netanyahu e il piano di pace
Ma nel lungo discorso auto-celebrativo del tycoon c’è stato un grande assente: Benjamin Netanyahu. Il presidente non ha mai menzionato quello che fino a poco tempo fa era il suo più grande alleato israeliano, consapevole che la stella di Bibi è sul punto di oscurarsi per sempre a causa dei problemi politici e giudiziari del premier uscente.
Altro punto dolente del discorso presidenziale è stato l’accordo di pace per risolvere la questione israelo-palestinese: Trump aveva promesso di passare alla storia come colui che avrebbe portato la pace tra Israele e Palestina, ma dopo 4 anni non è riuscito a raggiungere i risultati sperati. La presentazione del famoso Accordo del secolo è stata più volte rimandata, ma il presidente ha liquidato la questione asserendo che se suo genero e inviato speciale per il Medio Oriente Jared Kushner “non riesce a farlo, vuol dire che non può essere fatto”. In ogni caso, Trump si è presentato come il miglior alleato che Israele potesse mai avere alla Casa Bianca, pace o non pace. Un’affermazione difficile da smentire se si guarda alla lunga lista di decisioni in favore dello Stato ebraico prese dal presidente durante il suo mandato e che gli potrebbero valere non solo il sostegno dell’elettorato ebraico, ma anche quello dei cristiani evangelici di destra. Anche questa fetta di elettori è nel mirino dello staff di Trump, come già accaduto durante la prima campagna elettorale.