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Donald Trump, entrato alla Casa Bianca nemmeno cinque giorni fa, è già accusato di corruzione. Continua dunqueimperterrita la campagna di diffamazione contro il tycoon. Nonostante le sonore batoste incassate dall’opposizione anti Trump, questa non si perde d’animo. L’ultima cartuccia uscita arriva dall’ONG Transparency International. L’organizzazione internazionale con sede a Berlino è famosa per la pubblicazione annuale dell’indice di corruzione nei Paesi del mondo. In un articolo del Time vengono riportate le dichiarazioni di alcuni personaggi chiave dell’organizzazione. Viene sottolineata in particolare la loro preoccupazione per l’amministrazione Trump.Le accuse di Transparency InternationalUno dei rappresentanti dell’ONG, tale Jose Hugaz, sostiene infatti che paesi con “leader autocratici e populisti possono installare gravi forme di corruzione”. Un chiaro riferimento al tycoon. Opinione che viene ribadita da un altro personaggio di Transparency International, Finn Heinrich, il responsabile della ricerca. Quest’ultimo si dice “preoccupato” per la futura presidenza Trump perché il tycoon è arrivato al potere “come i leader in Ungheria e Turchia, con l’intento di combattere la corruzione. Ma se guardate alle sue azioni finora, c’è nepotismo…le persone del suo entourage hanno numerosi conflitti d’interesse. Non sono persone adatte per la trasparenza”. Un attacco preciso, diretto e mirato contro Trump.I conflitti d’interesse nelle precedenti presidenzeNon bisogna però farsi trarre in inganno da coloro che opportunamente vestono i panni dei “buoni samaritani”. Facile è infatti parteggiare contro la corruzione e istintivamente alcuni potrebbero anche dar credito alle dichiarazioni di questi personaggi. Tuttavia se dovessimo utilizzare il parametro scelto da Transparency International, dovremmo giudicare “corrotte” quasi tutte le amministrazioni presidenziali americane. Nepotista è stata infatti la scelta di Obama nei confronti di Hillary Clinton come Segretario di Stato. Lei già moglie di un ex Presidente. La stessa, in caso di vittoria, aveva paventato l’ipotesi di affidare al marito il dicastero dell’economia. Facendo ancora un passo indietro, la presidenza Bush Jr è stata costellata da conflitti d’interesse. Uno su tutti quello dell’ex vicepresidente Usa Dick Cheney. Ex CEO di Haliburton Corporation, multinazionale specializzata nell’estrazione petrolifera, fu uno dei principali sostenitori dell’invasione all’Iraq. Guerra che portò ingenti ricavi per l’Haliburton.Rispetto a esempi di tale portata, il “nepotismo” imputato a Trump per la nomina del cognato come “consigliere” sparisce del tutto. L’ONG che vanta l’essere in prima linea contro la corruzione pare dunque analizzare gli episodi con approssimazione. La stessa imprecisione gli è stata imputata proprio per la redazione degli annuali report sulla corruzione nel mondo.L’inattendibilità dell’Indice di CorruzioneIl più famoso e sponsorizzato dai media è il “Corruption Perceptions Index”. Pubblicizzato spesso come fonte di verità inappellabile gode in realtà di una fama più che sopravvalutata. L’indice viene infatti elaborato prendendo un campione statistico di individui, preferibilmente imprenditori o impiegati nel settore pubblico, ai quali viene chiesto quanto ritengono grave la corruzione nel loro Paese. L’indice è dunque un casuale rimescolamento di opinioni personali circa la corruzione. Nella metodologia usata non vi è traccia di analisi specifiche relative a comportamenti concreti posti in atto da persone di potere. L’indice non tiene conto della diffusione di tangenti, bustarelle o ricatti. C’è solo la percezione.Tant’è che la stessa ONG è stata aspramente criticata dall’Economist e da Foreign Policy, mentre lo stesso inventore del sondaggio, Johann Graf Lambsdorff, ha deciso di interrompere la sua attività. Forse proprio per i difetti metodologici della stessa. L’uscita del Transparency International riportata dal Time è dunque un attacco politico studiato per screditare Donald Trump. Non ci sono basi solide per dare credito alle dichirazioni dei rappresentanti dell’ONG, i quali hanno tentato di spacciare per verità assolute quelle che sono loro sensazioni. Opinioni non attendibili considerato il loro disprezzo manifesto per il “populismo”.

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