È atterrato lunedì negli Stati Uniti il primo volo che ha portato nel Paese un gruppo di afrikaner, appartenenti alla popolazione bianca del Sudafrica, a cui il presidente Donald Trump ha concesso lo status di rifugiati. Secondo Trump e diversi esponenti della destra statunitense, gli afrikaner sarebbero vittime di una persecuzione sistematica da parte del Governo sudafricano, guidato da trent’anni da partiti legati alla popolazione nera.
Trump attacca i media: “Ignorano il genocidio”
Parlando durante la firma di un ordine esecutivo nella Roosevelt Room, Trump ha accusato i media tradizionali di tacere su quello che ha definito un “genocidio” contro gli agricoltori afrikaner. “È una cosa terribile che sta accadendo, gli agricoltori vengono uccisi e le loro terre confiscate” ha dichiarato. “Sono bianchi, ma che siano bianchi o neri per me non fa differenza. Se fosse il contrario, i media ne parlerebbero senza sosta”.
Trump ha sottolineato che la sua preoccupazione non riguarda la razza o altre caratteristiche fisiche: “Non mi importa del loro colore, altezza o peso. So solo che ciò che sta accadendo è terribile” Trump ha ribadito che l’amministrazione accoglierà “i rifugiati afrikaner in fuga da minacce di espropriazione di terreni e discriminazione razziale“, come annunciato dal Dipartimento di Stato.
Una narrazione, quella del “genocidio bianco”, che negli anni è stata amplificata da gruppi come i Suidlanders e Afriforum, e che ha trovato eco negli ambienti della destra internazionale. Al momento, infatti, non vi sono fonti accademiche che documentino persecuzioni sistematiche contro gli Afrikaner bianchi in Sudafrica come gruppo etnico, nonostante alcune misure controverse prese dal Governo. Tuttavia, il tema rimane controverso e dibattuto.
L’accoglienza dei rifugiati
Il primo gruppo di oltre due dozzine di afrikaner è arrivato all’aeroporto di Dulles, accolto da una delegazione governativa che includeva il vicesegretario di Stato Chris Landau e funzionari del Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani. Landau ha citato le minacce di espropriazione e la retorica violenta di alcuni politici sudafricani, come gli incitamenti a “uccidere i boeri, uccidere gli afrikaner”, come prove della persecuzione. “Queste persone vivono da tempo sotto una costante minaccia di violenza,” ha aggiunto.
Il reinsediamento, previsto in stati come Minnesota, Idaho e Alabama, fa parte di un piano più ampio, secondo Stephen Miller, consigliere di Trump, che ha definito la situazione in Sudafrica “una persecuzione basata sulla razza”. Questo avviene nonostante la sospensione di molti programmi di reinsediamento dei rifugiati da parte dell’amministrazione, che ha sottolineato come i rifugiati debbano “assimilarsi completamente” negli Stati Uniti.
Rubio: “Il Sudafrica discrimina gli afrikaner”
Il segretario di Stato Marco Rubio ha appoggiato la posizione di Trump, scrivendo su X: “Gli afrikaner in fuga dalla persecuzione sono i benvenuti negli Stati Uniti. Il governo sudafricano li ha trattati in modo terribile, minacciando di rubare le loro terre e sottoponendoli a discriminazione razziale”. A marzo, Rubio aveva espulso l’ambasciatore sudafricano negli Stati Uniti, accusandolo di essere un”politico che incita all’odio razziale” per aver definito Trump leader di un movimento suprematista bianco globale. Rubio ha anche boicottato una riunione dei ministri degli Esteri del G20 a Johannesburg in segno di protesta.
È probabile, tuttavia, che le iniziative di Rubio e di Trump possano essere una ritorsione per via delle posizioni assunte dal Paese africano contro Israele sulla guerra in corso nella Striscia di Gaza. Il Sudafrica, infatti, ha accusato Tel Aviv di “condotta genocida” davanti alla Corte internazionale di giustizia dell’Aja. Un’accusa che ha trovato diverse conferme autorevoli, non ultima quella del Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite, che ha recentemente a pubblicato un lungo rapporto intitolato “Anatomia di un genocidio”.
La replica del Sudafrica
Il Governo sudafricano ha respinto le accuse di discriminazione, definendo il reinsediamento statunitense “politicamente motivato” e un tentativo di screditare la sua democrazia costituzionale. In una nota, il ministero degli Esteri ha dichiarato: “È deplorevole che il reinsediamento di sudafricani negli Stati Uniti sotto la veste di ‘rifugiati’ sembri progettato per mettere in discussione un Paese che ha sofferto vere persecuzioni sotto l’apartheid e lavora per prevenire nuove discriminazioni”. Il Governo ha sottolineato che le accuse ignorano la storia di colonialismo e apartheid del paese.
Gli afrikaner, discendenti principalmente dai coloni olandesi, sono al centro di un dibattito acceso in Sudafrica, dove le riforme agrarie hanno generato non poche polemiche. La legislazione sudafricana consente in alcuni casi l’espropriazione di terreni senza compensazione, una misura che, secondo l’amministrazione Trump, colpisce in modo sproporzionato gli agricoltori bianchi.
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