Il Regno Unito e Bruxelles hanno trovato un’intesa, dopo lunghe trattative, che dovrebbe favorire un’uscita ordinata di Londra dall’Unione Europea e che dovrebbe così evitare il rischio di una Hard Brexit. Il condizionale è d’obbligo dato che l’accordo andrà ratificato tanto dal Parlamento Europeo quanto a Westminster e ciò non è affatto scontato. Per ben tre volte, nel recente passato, la Camera dei Comuni aveva respinto l’intesa siglata dall’ex premier Theresa May ed il percorso parlamentare, anche questa volta, potrebbe essere altrettanto difficile. Tra i principali contenuti dell’accordo si segnala l’impegno reciproco del Regno Unito ed Unione Europea nel tutelare i diritti dei cittadini comunitari e britannici residenti nelle rispettiva entità ed il fatto che Londra continuerà ad adempiere alle regole comunitarie fino alla fine del 2020 e possibilmente oltre, per permettere alle imprese di potersi adattare. Il Regno Unito pagherà, inoltre, una clausola di divorzio da trentanove miliardi di sterline.

La questione Irlanda del Nord

Secondo quanto previsto dall’intesa Belfast abbandonerà tanto il mercato unico quanto l’unione doganale con Bruxelles. L’Irlanda del Nord continuerà a far parte del sistema britannico e seguirà le procedure europee per quanto concerne merci in arrivo nel Paese. Non saranno eseguiti controlli doganali sull’isola di Irlanda ed essi avranno invece luogo nei porti. I beni inviati dalla Gran Bretagna verso Belfast, destinati a restare nel territorio, non saranno soggetti alle tariffe europee. L’ Assemblea Legislativa di Belfast deciderà, quattro anni dopo la Brexit, se rinnovare o meno l’accordo. Jean Claude Juncker e Boris Johnson hanno mostrato entusiasmo per il raggiungimento dell’intesa ed hanno invitato gli organi legislativi comunitari e britannici a ratificare l’entrata in vigore. Il partito unionista nordirlandese del Dup, alleato chiave dei Conservatori nella Camera dei Comuni, ha però reso noto che voterà contro perché il patto minerebbe l’integrità del Regno Unito e ciò contribuirà a rendere ancora più accidentato il percorso parlamentare dell’accordo

Le prospettive

Il Partito Laburista ed i Liberal Democratici, ormai sempre più su posizioni anti-Brexit, dovrebbero schierarsi contro l’intesa e non è chiaro se l’esecutivo Johnson, privo di una maggioranza parlamentare, avrà la forza di portare al successo questo compromesso politico, frutto di lunghe trattative ed ormai oggetto della discordia nella politica britannica. Bisognerà vedere come si comporteranno quei deputati Conservatori favorevoli ad una Hard Brexit, cioè ad un’uscita senza accordo con Bruxelles e se Johnson potrà racimolare i voti di quei deputati laburisti più favorevoli ad una posizione di compromesso.

Boris Johnson, ora, rischia grosso. La sua abilità nel trovare un compromesso con l’Unione Europea potrebbe essere vanificata da un Parlamento ostile ed incapace, al momento, di delineare un’efficace strategia in materia di Brexit. In caso di diniego della Camera dei Comuni, infatti, Il premier potrebbe decidere di uscire comunque dall’Unione ma, in questo caso, senza accordo. Uno scenario che potrebbe aprire una grave con il Parlamento, che ha dimostrato la sua contrarietà, nel recente passato, ad una Hard Brexit. La questione Irlanda del Nord, inoltre, potrebbe rivelarsi piuttosto minacciosa per la difficile convivenza delle comunità cattoliche e protestanti della regione. Il fragile equilibrio che ha impedito, al momento, il ritorno della guerra civile a Belfast potrebbe, infatti, crollare improvvisamente.

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