Un nuovo triangolo Caspico si accinge a formarsi: l’8 di agosto si incontreranno a Baku i Capi di Stato della Federazione Russa, Vladimir Putin, dell’Azerbaijan, Ilham Aliyev e della Repubblica Islamica dell’Iran, Hassan Rouhani. Il portavoce del presidente iraniano, come riferito da Tehran Times, ha ufficializzato per la data concordata la partecipazione della delegazione iraniana al meeting di Baku, cui poi è seguita la conferma di Aliyev. Sebbene il portavoce del Presidente Putin, Dmirty Peskov, non abbia ancora rilasciato dichiarazioni ufficiali, è da ritenersi certa anche la presenza di quest’ultimo. La natura dell’incontro non è stata ancora ben chiarita dagli addetti ai lavori, né tantomeno dai diretti interessati, che si sono limitati a riferire della necessità di discutere alcune issues di pertinenza economica e militare, oltre che fare il punto della situazione circa la lotta al terrorismo internazionale.Per approfondire: Turkish stream è di nuovo sul tavoloÈ evidente come un incontro tra questi tre Paesi, contraddistinti da interessi reciproci estremamente rilevanti, non possa comportare dei dialoghi di pari importanza. La principale posta sul tavolo è rappresentata dal Corridoio di Trasporto Internazionale Nord-Sud (INSTC), che potrebbe potenzialmente rivoluzionare il sistema dei trasporti delle merci sull’asse eurasiatico. Il consorzio INSTC è stato inaugurato nel 2000, fondato da Russia, India e Iran, e prevede lo snodo di una nuova rotta commerciale che parte da Mumbai (India) e giunge fino a San Pietroburgo, per poi diramarsi in tutta l’Europa Occidentale. Tale progetto è stato per anni accantonato, in quanto la sua fattibilità legata alla presenza delle sanzioni economiche a carico di Teheran che, dopo gli accordi sul nucleare, ritorna ad essere un partner strategico.Tale rotta potrebbe accorciare di molto il percorso compiuto via mare dalle merci, attraverso il Canale di Suez, andando ad intaccare il monopolio di tale tratta. Ciò prevede anche degli accordi di transito attraverso la piccola repubblica islamica caucasica, non disposta a fare sconti agli scomodi vicini. Nelle singole relazioni bilaterali che Baku intrattiene con Mosca e Teheran, vi sono delle situazioni talvolta spinose che richiedono una accurata conciliazione. Se da un lato l’Azerbaijan è indispettito dal supporto militare che la Federazione Russa concede ai rivali armeni nel contesto dell’ultraventennale conflitto del Nagorno-Karabakh, anche con la Repubblica Islamica khomeinista i rapporti non sono rosei. Nonostante affinità culturali e religiose degne di nota – in Iran è presente una numerosa comunità di etnia azera, numericamente addirittura superiore alla popolazione dello stato azero ed entrambi i Paesi sono a maggioranza islamica sciita -, le dissidenze bilaterali si incentrano sui reciproci rapporti con lo stato di Israele. Baku intrattiene delle ottime relazioni con Tel-Aviv, mentre è ben nota l’aspra diatriba tra Iran e Israele, che vicendevolmente si accusano di terrorismo. Secondo Teheran, infatti, lungo i 1000km di confine condiviso con l’Azerbaijan, Baku avrebbe concesso ad Israele di posizionarvi alcune basi militari per monitorare l’Iran più da vicino.Per approfondire: La guerra del Nagorno KarabakhD’altro canto, i rapporti diretti tra Russia e Azerbaijan entrano in una nuova stagione politica e militare, dopo una lieve flessione degli anni passati. Nel 2012 i due Paesi non hanno raggiunto un accordo sulle concessioni per la presenza della base radar di Qabala, in Azerbaijan, una delle poche basi russe presenti oltre confine. Ad oggi, sono state intavolate nuove trattative per l’apertura di una nuova base entro i confini azeri, così come il quotidiano Haqqin per il 2017, sebbene nulla sia ancora certo a riguardo.In tale contesto la Turchia, recentemente riabilitata dalla Russia, resta ad osservare con attenzione: Le questioni inerenti alla vendita del gas di Russia e Iran sui mercati europei interessa Ankara per questioni già meramente geografiche. Il Progetto Turkish Stream e il gasdotto Trans-Caspian potrebbero scegliere la Turchia come hub del gas, crocevia tra Europa e Medio Oriente, andando a ledere gli interessi di diversi attori dell’area. L’equilibrio che si va a delineare è ancora incerto e precario, si attendono sviluppi non privi di conseguenze, soprattutto per l’Europa.

ATTANASIO: VOGLIAMO RACCONTARE UN DRAMMA ITALIANO SOSTIENICI