La Santa Inquisizione del Russiagate continua a mietere vittime, creando accuse e trovando collegamenti fra Trump e il Cremlino anche dove tutto sembrerebbe dire che si tratti di semplici affari. L’ultima, in ordine di tempo, e che potrebbe pesare come un macigno sull’amministrazione del presidente Usa, riguarda il segretario al Commercio, Wilbur Ross.

Secondo quanto emerge dai dati scaturiti dal filone d’indagine dei cosiddetti  “Paradise Papers”, il miliardario americano, nominato segretario la Commercio da The Donald, avrebbe fatto affari con persone legate al governo russo e colpite dalle sanzioni imposte dal Congresso. In particolare, da quanto rivelano i file in possesso dello studio Appleby, Ross ha ancora una partecipazione significativa nella “Navigator Holdings”, società offshore creata nelle isole Marshall, che si occupa di trasporto di petrolio e gas, e di cui è parte del consiglio di amministrazione dal 2012. Fin qui nulla di eclatante, se non per il fatto che la Navigator Holdings ha un peccato originale da scontare: svolge il suo lavoro anche per società  della Federazione Russa. E questo, per il nuovo corso maccartista degli Stati Uniti, è una colpa grave e difficile da poter dimenticare. La società in cui ha interessi il ministro del Commercio americano ha, infatti, contratti di trasporto anche con la Sibur, colosso energetico russo che ha tra i suoi azionisti il genero del presidente russo Vladimir Putin. Kirill Shamalov, marito di Ekaterina Putin, detiene, infatti, il 3,9 per cento delle azioni dell’azienda. A questo collegamento diretto con ilo Cremlino, si aggiungono infine altri due dati che per il Russiagate equivalgono a una condanna: Gennady Timchenkom, altro nome tra quelli sotto sanzioni Usa, ha 12 società che sono collegate alla Sibur; e Leonid Mikhelson, CEO di Novatek e sotto sanzioni da statunitensi, figura tra i grandi azionisti della Sibur. Tanto basta per far cadere sulla presidenza Trump la scure della giustizia.

Da parte del dipartimento del Commercio Usa, arrivano dichiarazioni molto dure. Secondo le parole del ministero, Ross non solo non ha mai incontrato i tre russi indicati dalle rivelazioni dei media – e cioè Shamalov, Timchenkom e Mikhelson – ma non ha neanche avuto a che fare con affari riguardanti il trasporto marittimo durante il suo mandato nell’amministrazione americana. E, infatti, non c’è ancora alcuna prova riguardante legami d’affari illeciti tra Ross e gli oligarchi russi, ammesso che questo possa essere una colpa, e si parla esclusivamente dell’opportunità politica di avere un segretario al Commercio implicato in presunti affari con società russe. Il tutto con uno sguardo a Cipro, considerata una delle grandi centrali di collegamento fra gli affaristi russi e americani implicati in questi traffici. Quello che è scaturito, infatti, è che esista una catena di società off-shore legate al ministro per il Commercio Usa e che sarebbero in qualche modo lo strumento attraverso cui Ross detiene ancora quote nella Navigator Holdings. L’esistenza di alcune di queste società quando fu nominato segretario dal presidente degli Stati Uniti, ma non ha fatto mai cenno alla partecipazione, tramite queste stesse aziende, nella Navigator Holdings. E una società che fa affari con i grandi potentati economici russi, è per il Russiagate una colpa già di per sé in grado di far scattare la condanna.

Quello che è evidente è che continua a stringersi il cerchio intorno a Donald Trump. Wilbur Ross rappresenta uno dei personaggi più legati personalmente al presidente Usa, sin dai tempi in cui il tycoon era ancora lontano dalla politica. La sua società, infatti, fu quella che salvo Trump dalla bancarotta dopo l’investimento in un casinò di Atlantic City. A quei tempi, parliamo degli anni Novanta, la società più nota di Ross, la WL Ross & Co., che si occupa del risanamento di aziende, salvò Trump dalla bancarotta e sai instaurò con l’attuale presidente degli Stati Uniti un forte legame che l’ha portato a essere nominato segretario al Commercio. Non sorprende quindi che le indagini del Russiagate stiano colpendo la persona di Ross anche senza che vi sia nulla, ancora, di formalmente illecito. L’idea di fondo delle indagini è infatti quella di ledere l’immagine delle persone legate a Trump per circondarlo di uomini diversi, possibilmente affini all’establishment. E ci stanno riuscendo, poco a poco, facendo cadere tutte le teste con ondate mediatiche e accuse di collegamenti con il Cremlino.

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