Nella giornata di lunedì 23 aprile, il Tesoro americano ha annunciato che prorogherà di cinque mesi l’entrata in vigore delle sanzioni contro la Russia, dal 5 giugno al 23 ottobre, così che tutte le compagnie coinvolte da un legame di affari con la UC Rusal, il colosso dell’alluminio russo, possano liquidare i loro contratti di fornitura con la stessa società russa. 

Successivamente all’annuncio, infatti, i prezzi dell’alluminio si sono abbassati vertiginosamente, con percentuali intorno al 7%, raggiungendo un minimo da anni a 2295 dollari, contro gli oltre 2700 della scorsa settimana, ed il prezzo delle azioni di UC Rusal è cresciuto del 15% alla borsa di Hong Kong. Alla dichiarazione dell’Ofac, l’Office of foreign assets control del tesoro americano, si aggiungono anche delle ipotetiche prospettive di rimuovere queste sanzioni, o parte di esse, a patto che il magnate dell’alluminio, Oleg Deripaska, il destinatario effettivo di tali sanzioni, si faccia da parte quale azionista con il maggior numero di quote all’interno della compagnia. 

Su questo scenario si è aperta una importante finestra di trattative politiche, che potrebbero eventualmente portare alla nazionalizzazione parziale  e temporanea di UC Rusal, con obblighi da parte del Cremlino rivolti al salvataggio della compagnia e delle decine di migliaia di posti di lavoro tra compagnia e sussidiarie, oltre che ovviamente, la salvaguardia di un business strategico per l’economia globale. 

Danis Manturov, ministro dell’Industria della Russia, ha espresso delle dichiarazioni in merito, miste tra l’effettiva possibilità e lo scetticismo, richiamato anche da Dmitry Peskov, portavoce del presidente russo Vladimir Putin: “”Sarei molto cauto perché queste dichiarazioni sono di natura assolutamente ipotetica. […] I segnali provenienti da Washington ora sono molto contraddittori, quindi è difficile fare qualsiasi tipo di conclusioni; per il momento, la realtà e i passi effettivi provenienti da Washington indicano l’opposto“.

Il Tesoro ha anche dichiarato che non imporrà sanzioni secondarie a società al di fuori degli Stati Uniti che intrattengono rapporti commerciali con UC Rusal e le sue controllate. La decisione di non imporre sanzioni secondarie avvantaggia in particolare i clienti europei di Rusal.

Il presidente francese Emmanuel Macron, in visita a Washington questa settimana, e altri leader europei hanno lavorato dietro le quinte per persuadere il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ad allentare le nuove sanzioni sui magnati del business russo per garantire che le imprese europee non vengano penalizzate ingiustamente. L’interesse europeo, in tal senso, è ben visibile in una serie di comparti industriali dove i metalli come l’alluminio hanno un impatto sostanziale sui costi di produzione, come il settore dell’automotive, che incentra sull’alluminio la maggior parte della sua produzione, in un mercato da decine di milioni di veicoli prodotti e venduti ogni anno in tutto il mondo. 

Già la scorsa settimana, infatti, il ministro dell’Economia tedesco aveva fatto pressioni su Washington affinché la Germania fosse esentata dall’osservanza del nuovo pacchetto di sanzioni verso Mosca, guidata da molti interessi di carattere economico, tra cui il raddoppio del gasdotto Nord Stream nel Mar Baltico, e gli appalti di Siemens in Crimea.

Sembrerebbe una boccata d’ossigeno per i mercati dei metalli, che dopo l’annuncio delle sanzioni nei confronti di 24 persone fisiche russe e 14 società con sede in Russia, avevano subito un tracollo in borsa, provocando anche un’impennata dei prezzi dell’alluminio, così come dei minerali di allumina e bauxite, indispensabili nella produzione del metallo; anche il palladio ed il nichel avevano subito un forte contraccolpo dalla notizia delle sanzioni, sotto il timore che le sanzioni avrebbero avuto effetti sostanziali in tutto il comparto della produzione e del commercio dei metalli

Dopo l’imposizione delle ultime sanzioni a Mosca, da parte del governo americano, infatti, la borsa russa aveva bruciato la significativa cifra di 16 miliardi di dollari, la maggior parte dei quali proprio a danno di due oligarchi, Oleg Deripaska, il controllante di UC Rusal con il 48% del pacchetto azionario, e di Vladimir Potanin, il proprietario della Norilsk Nickel; quest’ultimo, tra l’altro, neanche presente nella blacklist delle sanzioni di Washington.  

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