La Brexit è ancora un mistero. E sul governo di Theresa May le ombre si allungano ogni giorno di più. L’annuncio della premier di rinviare il voto del Parlamento a poche ore dalla riunione della House of Commons è stato il campanello d’allarme definitivo. L’uscita del Regno Unito dall’Unione europea è a rischio e il governo conservatore, che si è battuto per portare avanti la trattativa con Bruxelles, è fragilissimo. E il rischio caduta con conseguenti elezioni anticipate è dietro l’angolo.
L’idea è che la May sia ormai in un vicolo cieco. Ma soprattutto che l’Unione europea stia tessendo una trama perfetta non solo per colpire in via definitiva il governo che ha “osato” perseguire nella Brexit ma anche per uscirne completamente vincente. Del resto il messaggio lanciato più volte da Jean-Claude Juncker era stato molto chiaro: la Gran Bretagna avrebbe pagato pesantemente la decisione di uscire dall’Ue. E adesso sembra che da Bruxelles sia arrivato l’ordine di far partire l’assalto. E se la Brexit si farà, l’Europa ha deciso di farla pagare al governo e al Paese, quasi come monito nei confronti di chiunque abbia velleità di uscire dall’Unione nel prossimo futuro. “Punirne uno per educarne 27”: sembra essere questa la priorità europea.
Chiaramente in questa manovra politica, l’Unione europea è stata aiutata proprio dal governo britannico. Theresa May, indebolita dalla scelta di andare a elezioni anticipate per incassare più voti possibile, si è in realtà ritrovata con una maggioranza estremamente debole. Inoltre, le incertezze all’interno del Partito conservatore e la spaccatura fra brexiters più duri e più moderati ha reso difficile andare a negoziare con l’Europa presentando una linea condivisa e solida. Dall’altro lato, la premier non ha mai dato l’impressione di avere saldamente il polso della situazione e si è trasformata in una sorta di leader a continuo rischio di sconfitta.
Ma se questi sono stati gli errori di Londra, dall’altra parte l’Europa ha messo in piedi una strategia perfetta che, soprattutto nell’ultimo periodo, ha dato i suoi frutti. La bozza di accordo fra Unione europea e Regno Unito rappresenta fondamentalmente un accordo in cui non c’è una sconfitta dell’Europa. L’Ue si è tutelata sotto tutti i punti di vista e ha costretto la Gran Bretagna a rivedere tutte le sue aspettative più rosee riguardo all’uscita dal mercato unico e dal’unione doganale: Irlanda del Nord docet.
Ed è stato proprio questa l’arma perfetta per scardinare le certezza del governo britannico: l’unione doganale e l’Irlanda. Perché imponendosi sul backstop e arrivando alla conclusione che fra Irlanda del Nord e Repubblica d’Irlanda non dovesse esserci un confine fisico, di fatto Bruxelles è andata a incidere su uno dei problemi più sentiti da parte dei brexiters: la sovranità. Quella clausola di salvaguardia, voluta da Londra e da Bruxelles, è diventata il vero grimaldello per spaccare la maggioranza: e infatti il Dup, il partito unione nord-irlandese alleato della May e profondamente filo-Brexit, ha detto che non avrebbe votato a favore dell’accordo.
A questa clausola, si è aggiunto poi il messaggio arrivato negli ultimi giorni da parte del potere giudiziario europeo. Prima con il parere dell’avvocato generale della Corte di Giustizia dell’Unione europea, poi direttamente con una sentenza della stessa Corte che ha sancito il principio per cui la Gran Bretagna potrebbe revocare unilateralmente la Brexit senza necessità che l’Unione approvi l’annullamento del percorso di uscita dall’Europa.
La sentenza, dalla portata storica, è arrivata esattamente a 48 ore da quello che doveva essere il voto decisivo da parte della Camera dei Comuni sull’accordo. Ed è evidente che il tempismo è stato perfetto: l’assist nei confronti dei sostenitori del “remain” all’interno dell’Ue è stato chiarissimo. E infatti, poche ore dopo la pubblicazione della sentenza, Theresa May si è presentata alla House of Commons dicendo di rinviare il voto perché i suoi avrebbero perso di sicuro.
Intanto, come mossa finale, la premier è partita per l’Europa per cercare di dialogare con alcuni dei leader coinvolti nelle trattative: Mark Rutte, premier olandese, Angela Merkel, Cancelliera tedesca, Juncker e Donald Tusk. E il piano europeo è arrivato all’atto finale: da parte dell’Unione europea solo porte chiuse. Nessuno vuole rinegoziare la Brexit. E le richieste di May e del suo governo sono stato sostanzialmente cestinate. Bruxelles e le potenze europee vogliono prendersi tutto: e adesso Londra è isolata. Ameno di una clamorosa revoca del processo della Brexit, il governo britannico non avrà sponde nel Vecchio Continente.
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