Entusiasmo alle stelle da parte dell’opinione pubblica italiana per la bozza di accordo sul Recovery Fund. “Una pioggia di soldi” l’ha definita qualcuno, mentre altri parlano di una svolta epocale dei Paesi europei. La realtà però è ben diversa, come sottolinea su Twitter l’editorialista del Financial Times Wolfganfg Munchau: “Molta lanugine nella proposta della Commissione europea. Il fondo di recupero costituisce uno stimolo inferiore allo 0,6% del Pil all’anno per quattro anni. Più di niente, meno di Macron – Merkel, e sicuramente non è il Momento Hamilton”. Anche il deputato Stefano Fassina ha parlato di “eccitazione eccessiva. La proposta della Commissione europea è un passo avanti sul piano politico e un utile contributo all’economia”. Ma, ha sottolineato, “in primo luogo, è una proposta che deve andare all’approvazione del Consiglio europeo. Inoltre, i numeri non sono quello che sembrano: si riferiscono a un orizzonte pluriennale, riguardano i 27 Stati membri e i prestiti, senza golden rule, allargano deficit e debito”.
E ora anche Yanis Varoufakis, ex ministro delle Finanze greco e leader del movimento progressista paneuropeo DiEM25, giudica la proposta dell’Ue insufficiente. Intervistato da La Stampa, l’economista greco sottolinea come sia necessario “che la Bce emetta eurobond trentennali – sostiene -. Solo così l’Italia si salva. Altrimenti già tra un anno Bruxelles sarà pronta a chiedere politiche di austerity, come ha fatto con noi in Grecia”.
Varoufakis “smonta” il Recovery Fund: “Prestiti che andranno ripagati”
Yanis Varoufakis spiega che l’accordo sul Recovery Fund per ora rappresenta “un compromesso tra il piano di Macron e Merkel e la rigidità dimostrata dai Paesi frugali del Nord. Ma sarebbe sbagliato festeggiare solo per la quantità di risorse stanziate. Serve qualità”. Ci sono tre punti, sottolinea l’ex ministro greco, “che non mi convincono di questo pacchetto. Secondo le mie stime inciderà per circa l’1% del Pil italiano per i prossimi tre anni: un valore insignificante. Tanti miliardi, poi, essendo vincolati a investimenti in settori come le nuove tecnologie, saranno dirottati più su Francia e Germania che sull’Italia. Infine i prestiti dovranno essere ripagati e, con un debito pubblico che salirà al 200% del Pil, sarà difficile farlo”.
L’unica vera alternativa, osserva Varoufakis, è quella “degli eurobond trentennali emessi dalla Banca centrale europea sotto la tutela di ministero del Tesoro comune. La seconda soluzione è un piano di investimenti veicolati dalla Bei, un Green Deal verde di 500 miliardi l’anno. Una terza idea è l’helicopter money, soldi a pioggia ai cittadini come ha fatto Trump. Solo così affronteremo i costi della crisi economica senza scivolare nell’austerità”.
Olanda e Austria frenano
Nel frattempo, sulla proposta della Commissione Ue, l’Olanda ha già deciso di mettersi di traverso. Come conferma una fonte diplomatica olandese all’Adnkronos, le posizioni degli Stati membri sull’Mff 2021-27 e sul Recovery Fund sono “molto lontane” e un accordo richiede “l’unanimità”, quindi “i negoziati richiederanno tempo”. “E’ difficile immaginare che questa proposta sia l’esito finale dei negoziati”, aggiunge. Tuttavia, prosegue, “l’Olanda è disponibile ad aiutare e vuole collaborare a livello europeo per combattere la crisi. Vogliamo farlo in un modo che rafforzi gli Stati membri e l’Ue nel suo insieme”. Data la complessità della proposta messa sul tavolo, “è troppo presto per un’analisi nella sostanza”, ma verrà esaminata dai Paesi frugali sulla base dei principi guida delineati nel non-paper di sabato scorso. “Non vogliamo focalizzarci sulla flessibilità a breve termine – conclude il diplomatico – ma su un continuo rafforzamento della resilienza del mercato interno”.
Anche il cancelliere austriaco Sebastian Kurz lancia un preciso avvertimento agli altri stati europei, sottolineando che si tratta di un “punto di partenza” dei negoziati e non di un documento definitivo. “Ciò che riteniamo positivo – non solo per noi ma anche per Paesi Bassi, Svezia e Danimarca – è che esiste un limite di tempo e che il fondo sarà una misura di emergenza una tantum e non il primo passo verso un’unione del debito” ha sottolineato Kurz.



