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(Damasco) In una visita estera a sorpresa, la terza di questo tipo in otto anni, il 25 febbraio scorso il presidente siriano Bashar al Assad si è recato a Teheran. Simili visite internazionali sono state fatte a Sochi per incontrare il presidente Vladimir Putin.

Il presidente siriano ha incontrato la guida suprema dell’Iran, l’ayatollah Ali Khamenei, e il presidente Hassan Rouhani in un viaggio che è stato portatore di diversi messaggi, in tutte le direzioni. Anche se il motivo ufficiale di questa visita eccezionale è stato quello di congratularsi con i leader iraniani nel 40esimo anniversario della rivoluzione iraniana, sembra che la reale ragione andasse oltre una semplice visita di ringraziamento ad uno dei principali alleati della Siria durante l’ultimo conflitto.

Una forte indicazione in tal senso è stata la presenza del generale Qasem Soleimani durante l’incontro tra Assad e la sua controparte iraniana Rouhani. In molti credono che il noto comandante militare iraniano abbia ricoperto un ruolo strategico in cruciali operazioni antiterroristiche in Siria ed Iraq.

L’incontro di Assad con la guida suprema, l’ayatollah Ali Khamenei, ha un significato particolare. Gli abbracci e i sorrisi riflettevano il calore con cui il presidente siriano è stato accolto a Teheran, rievocando alla memoria visite simili di Hafez al Assad a Teheran per incontrare la guida suprema dell’Iran negli anni Novanta.

“È del tutto naturale venire a ringraziare i nostri alleati di Teheran per essere stati al nostro fianco nel corso di questi otto anni di guerra”, ha detto Assad a Khamenei. Il leader iraniano ha risposto dicendo: “Siamo orgogliosi di aver aiutato la Siria. Oggi in Siria, i curdi e le tribù hanno buone relazioni con il governo”, stando a quanto riportato da Fars, agenzia stampa iraniana semi-ufficiale.

Si ritiene che Teheran abbia erogato al governo Siriano aiuti del valore di miliardi di dollari da quando il conflitto ha avuto inizio nel 2011 e che abbia inviato combattenti sostenuti dall’Iran per combattere al fianco delle forze armate siriane. Questo supporto ha contribuito, insieme a quello dei russi, a mutare le sorti in favore di Assad. “Entrambe le parti hanno espresso la propria soddisfazione per i livelli strategici raggiunti tra i due Paesi in tutti i campi”, ha dichiarato l’ufficio di Assad dopo la visita.

Secondo i media siriani, Assad ha detto a Khamenei: “Le nazioni di questa regione geografica non dovrebbero prestare attenzione al desiderio delle potenze occidentali guidate dagli Stati Uniti di ‘seminare il caos’ contro la Siria e l’Iran. L’inasprimento occidentale non distoglierà (Iran e Siria) dal difendere i propri interessi”, ha dichiarato il presidente siriano in una citazione riportata dalla televisione di stato.

L’agenzia stampa iraniana Fars ha riferito che Khamenei, durante la visita, ha detto ad Assad che “la zona cuscinetto che gli americani vogliono creare in Siria rientra in una serie di progetti pericolosi che andrebbero respinti” e che il piano statunitense di mantenere una presenza in Siria vicino al confine con l’Iran “è un altro esempio dei loro schemi”.

Si ritiene che il presidente Assad non sia stato particolarmente soddisfatto del risultato dell’ultimo summit trilaterale di Sochi, in Russia, in particolare per il fatto che Erdogan abbia ripetutamente disatteso i suoi impegni e le sue promesse nei confronti di Russia e Iran nell’ambito dell’accordo su Idlib e la zona demilitarizzata. La Turchia non è riuscita a frenare gli attacchi terroristici contro le postazioni dell’esercito siriano nell’area, né a contenere i gruppi di fanatici estremisti che si ritiene operino a discrezione di Ankara.

Per questa ragione, il leader siriano ha voluto sentire da una fonte diretta cosa è accaduto al summit di Sochi, per poi agire di conseguenza. La sola presenza del generale Soleimani all’incontro sembra confermare che stia accadendo qualcosa che va oltre la mera politica, molto probabilmente collegato a un’imminente operazione congiunta per liberare Idlib e i vicini focolai di terrore, ancora controllati da estremisti islamici. Dato che le potenziali mosse politiche e gli sforzi diplomatici sono stati fortemente limitati, le possibilità di un’incombente grande operazione per porre fine allo stallo in queste zone della Siria sembrano più alte che mai.

Gli ufficiali siriani hanno fatto saltare i piani della Turchia per una zona di sicurezza nei territori siriani, affermando che sia le truppe turche, sia quelle statunitensi stanno occupando l’area illegalmente. “Le forze degli invasori dovranno lasciare il territorio siriano prima o poi, o con la diplomazia o con la forza se necessario”, hanno dichiarato in più occasioni l’ambasciatore siriano alle Nazioni Unite ed altri funzionari siriani.

Questa storica visita di Assad a Teheran ed il suo tempismo – solo un giorno prima del viaggio del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu in Russia per dei colloqui che si sarebbero concentrati sul ruolo dell’Iran in Siria – sono dunque state solo una coincidenza? Israele ha dichiarato che non tollererà una presenza militare iraniana permanente in Siria e ha condotto numerosi attacchi aerei su obiettivi iraniani in quella zona. È arrivato il momento di una ritorsione congiunta di Siria e Iran contro queste ripetuti attacchi israeliane?

Dopo la prima visita di Assad a Sochi, la Ghouta orientale è stato presto riconquistata dall’esercito Siriano. Dopo il suo secondo viaggio a Sochi, vaste aree del sud del Paese sono state riconquistate dallo stesso esercito. Che la storica visita di Assad a Teheran sia un segno che lo scontro finale per la liberazione di Idlib e il definitivo sradicamento dei gruppi terroristici dalla regione, sia infine alle porte?

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