Per dimensioni e posizionamento geografico, il Kazakistan dalla sua indipendenza, di cui quest’anno ricorrono i trent’anni, ha sempre ambito a un ruolo importante nel contesto regionale. Le molte risorse naturali nel suo sottosuolo, i suoi lunghi confini con la Russia e con la Cina e le diverse influenze culturali che hanno contrassegnato la sua storia, hanno reso il Paese come un vero e proprio riferimento per tutto il centro Asia. Ed è questa la base principale della strategia di Soft Power che il Kazakistan vuole attuare per accrescere la sua reputazione internazionale nei prossimi anni.

Il ruolo dell’istruzione

I kazaki, che compongono i due terzi della popolazione, fanno parte della famiglia turcofona: la lingua locale ha molte affinità con quella turca, i due popoli sono considerati vicini sotto il complessivo contesto culturale. Anche perché più di del 70% della popolazione è di fede musulmana sunnita. Ma l’alfabeto utilizzato, ancora per poco, è il cirillico. Segno dell’importante impronta della lingua e della cultura russa durante l’era sovietica. A questo occorre aggiungere che i suoi confini orientali coincidono con quelli della provincia cinese dello Xinjiang, abitata dalla minoranza turcofona degli uiguri e in cui risiedono più di un milione di kazaki. Il Paese dunque è al centro di un’area dove importanti potenze hanno sempre più interessi. Da quando nel 1991 il Kazakistan è diventato indipendente, la strategia è stata quella di sfruttare queste convergenze. Sia il primo presidente della storia kazaka, Nursultan Nazarbayev, che i governi succedutisi da allora hanno puntato sulla centralità geografica e sulle tante sfumature culturali per ritagliarsi uno spazio centrale nella regione.

Il primo campo su cui si è investito riguarda l’istruzione. A livello interno, il Kazakistan ha un tasso di alfabetizzazione prossimo al 100%. La strategia di soft power legata a questo campo, ha previsto l’investimento in decine di istituti culturali e di formazione. Oggi, nel Paese centro asiatico ci sono 124 istituti universitari, il numero più alto tra gli Stati ex sovietici della regione. Molti studenti delle nazioni vicine hanno scelto negli anni di studiare in Kazakistan. Ma il Paese è stato in grado di attrarre anche studenti da altre aree del pianeta. Perno di questa strategia è l’istituzione nella capitale Nursultan, chiamata Astana fino al 2019, della Nazarbayev University: “Si tratta di un istituto di eccellenza – ha dichiarato nel 2019 a Forbes il presidente dell’università, Shigeo Katsu – Nessuno avrebbe scommesso sul fatto di avere un’università qui di livello mondiale. Oggi è uno dei più importanti marchi kazaki”. L’istituto ha contribuito a rendere il Kazakistan epicentro culturale del centro Asia. Le sfide però in questo ambito sono ancora molte. Forse è per questo che il governo, come sottolineato da Emanuel Pietrobon su InsideOver, punta entro pochi anni a sostituire l’alfabeto cirillico con quello latino. Un modo per aprirsi maggiormente al mondo e potenziare il soft power educativo nella regione e non solo.

Le strategie in ambito sportivo

Come molti Paesi che vogliono affacciarsi nel contesto internazionale, anche il Kazakistan sta puntando molto sullo sport. Le temperature rigide e gli investimenti nelle infrastrutture hanno permesso allo Stato centroasiatico di competere per l’organizzazione di competizioni sportive invernali. Del resto la prima medaglia olimpica di sempre il Kazakistan l’ha ottenuta alle Olimpiadi invernali di Lillehammer 1994. Ed è proprio su questa competizione olimpica che si sono rivolte negli anni scorsi importanti attenzioni da parte delle autorità kazake. Almaty, la capitale del Paese fino al 1997, ha conteso a Pechino l’assegnazione dei giochi olimpici invernali del 2022. La capitale cinese l’ha spuntata per appena quattro voti, ma in quell’occasione il Kazakistan ha potuto comunque ugualmente accedere alla ribalta sportiva internazionale. La candidatura olimpica è arrivata dopo un decennio in cui il Paese è riuscito a farsi conoscere molto grazie allo sport.

La punta di diamante del Soft Power sportivo kazako è nel ciclismo. E non è un caso: una delle prime volte in cui la bandiera del Kazakistan ha sventolato in un grande evento è stato nel 2003, quando il ciclista Aleksandr Vinokurov si è classificato terzo assoluto al Tour de France. Da allora il ciclismo è uno degli sport più popolari e su cui le autorità hanno puntato. Nel 2007 è nata una squadra di ciclismo denominata Astana, dal nome avuto dalla capitale Nursultan fino al 2019, fondata dal contribuito di una cordata di imprenditori kazaki con divise richiamanti la bandiera nazionale. Il team ha vinto importanti trofei, a partire dal Tour de France con ciclisti dal nome di Alberto Contador e l’italiano Vincenzo Nibali. Ancora oggi l’Astana è considerata una delle squadre di ciclismo più forti al mondo. Il Kazakistan ha investito anche nel calcio, dove da alcuni anni la nazionale e le squadre di club sono incluse all’interno della Uefa, ossia la confederazione europea. L’Astana, squadra più rappresentativa del campionato locale, è riuscita nel 2015 ad accedere anche ai gironi di Champions League.

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