Il 2020 è stato l’anno della battaglia delle Zee nel Mediterraneo. Queste ultime sono le cosiddette Zone Economiche Esclusive, ossia “uno spazio del mare adiacente alle acque territoriali di uno Stato costiero in cui lo stesso può esercitare diritti sovrani sia per quanto riguarda lo sfruttamento e la gestione delle risorse naturali, sia per quanto concerne l’esercizio della giurisdizione in materia di installazione e uso di strutture artificiali o fisse, ricerca scientifica, protezione e conservazione dell’ambiente marino”. Queste disposizioni sono contenute nel trattato di Montego Bay, siglato nel 1982 per regolare il diritto internazionale del mare. Le Zee possono essere disposte dallo Stato interessato, con i confini stabiliti in base anche ad accordi tra gli Stati confinanti. Dopo anni in cui limiti e demarcazioni non sono stati al centro delle discussioni politiche, le velleità turche di estendere la propria Zee fino a ridosso delle acque libiche e il braccio di ferro innescato con Atene hanno impresso una forte accelerazione ai Paesi del Mediterraneo sulla definizione dei confini. E questo vale anche per l’Italia.

Gli accordi con la Croazia

Il 6 novembre per la prima volta il parlamento italiano ha dato il via libera a un apposito disegno di legge sulla Zee del nostro Paese. Il testo, a firma del deputato del Movimento Cinque Stelle Iolanda Di Stasio, è stato approvato all’unanimità. Si aspetta adesso il passaggio al Senato, ma il primo disco verde è significativo della volontà politica italiana di avere certezze sui confini marittimi. Anche perché il confronto Atene – Ankara sulle Zee ha riaperto diverse questioni. A giugno Italia e Grecia hanno dato vita a un accordo per le rispettive zone di influenza marittime, aggiornando un’intesa risalente al 1977. Poco più a nord, è apparsa evidente la necessità di rendere effettivi i confini marittimi anche nell’Adriatico. Per questo sono iniziate delicate trattative con la Croazia. A luglio del resto, a conferma dell’importanza assunta dalla demarcazione delle Zee, le autorità di Zagabria avevano sequestrato il peschereccio italiano Furore con l’accusa di aver oltrepassato i confini marittimi dello Stato balcanico.

Il problema poi non era di poco conto. Nel 2003 la Croazia ha unilateralmente esteso di circa 24mila chilometri quadrati la propria Zona di protezione ecologica e della Pesca. Una pretesa cessata parzialmente soltanto nel 2008, quando Zagabria ha iniziato ufficialmente il percorso di ingresso nell’Ue. A Trieste lo scorso 18 dicembre è stato compiuto un primo importante passo avanti, con l’accordo siglato tra Italia, Croazia e Slovenia. Dopo la stretta di mano tra i rappresentanti dei due governi nel capoluogo giuliano, l’iter dovrebbe proseguire per arrivare alle rispettive definitive ratifiche. Qualcosa quindi ha iniziato a muoversi. Ma come sottolineato da Lorenzo Vita a dicembre, le insidie sono dietro l’angolo. Tanti i nodi da sciogliere: dai diritti di pesca sull’isola di Pelagosa, dove nel corso degli anni nonostante le tutele accordate già nel secondo dopoguerra ai pescatori italiani spesso le autorità croate hanno fermato numerosi pescherecci del nostro Paese, fino alla questione relativa al golfo di Pirano, che interessa anche la Slovenia. Non è un caso che a Trieste erano presenti anche i rappresentanti del governo di Lubiana. Soltanto nei prossimi mesi si capirà verso quale direzione andrà la vicenda riguardante la Zee nell’Adriatico.

La questione della Zee algerina

Guardando al Mediterraneo centrale, l’Italia ha diverse spine nel fianco. Il sequestro durato più di tre mesi dei pescatori italiani a Bengasi ha ancora una volta evidenziato l’importanza di chiarire i confini marittimi anche con i Paesi nordafricani. Ma non c’è soltanto la Libia, con le sue pretese sul golfo di Sirte datate già dai tempi di Gheddafi, ad impensierire Roma. Più di recente la questione più delicata ha riguardato l’Algeria. Nel 2018 l’ex presidente della Regione Sardegna Mauro Pili aveva evidenziato una vera e propria “invasione” da parte delle autorità algerine, le quali unilateralmente in quell’anno avevano delimitato la propria Zee fino ai marini delle coste sarde. Una circostanza che ha imposto anche in questo caso una decisa accelerazione da parte italiana per la definizione dei confini. Dopo i reclami da parte di Roma e dopo gli allarmi scattati in Sardegna, il clima è risultato essere maggiormente disteso. Entrambe le parti in causa hanno dichiarato di lavorare sotto il profilo diplomatico per risolvere la vicenda.

Contatto che risultano attualmente in corso, così come ha confermato ad InsideOver la prima firmataria della legge sulla Zee, Iolanda Di Stasio: “Nell’attesa di vedere calendarizzata di discussione della proposta di legge sulla ZEE al Senato – ha dichiarato la parlamentare – è auspicabile che le negoziazioni bilaterali con i nostri Stati frontisti proseguano in modo proficuo. Ad oggi siamo a buon punto con la discussione sulla ratifica dell’accordo con Atene, di cui io stessa sono relatrice, e ci auguriamo che anche con Algeria e Croazia si concludano degli accordi sicuramente importanti per la nostra politica estera sul piano marittimo, specialmente in chiave economica e ambientale, due aspetti che su tutti hanno determinato l’accelerazione delle trattative”. I dettagli delle trattative con Algeri al momento non sono noti. Anche in questo caso, c’è la certezza che qualcosa si sta muovendo ma soltanto nei prossimi mesi sarà possibile comprendere verso quale rotta.