diventa reporter con NOI ENTRA NELL'ACADEMY

Camera e Consiglio di Stato ci riprovano: a distanza di cinque anni dagli accordi di Skhirat, rappresentanti dei due rami parlamentari libici, riconosciuti come tali proprio dalle intese del 2015, stanno provando ancora una volta in Marocco a trovare dei punti di convergenza per dare alla Libia un nuovo assetto istituzionale. Possibilmente unitario, a differenza del vertice passato da cui poi è uscita un’ulteriore frammentazione del Paese. Da domenica i delegati della Camera stanziata in Cirenaica e del Consiglio di Stato con sede a Tripoli sono riuniti a Bouznika, lungo la costa atlantica marocchina, per discutere su un possibile documento finale su spinta sia delle Nazioni Unite che dello stesso Marocco, il quale vuole sfruttare la sua posizione imparziale nel conflitto per incidere sul dossier.

“Raggiunti primi compromessi”

E forse qualcosa si muove. Poco, ma per quella che è stata la recente storia libica è già tanto. Del resto i due rami parlamentari in realtà tutto hanno fatto dal 2015 in poi tranne che dialogare. Il Consiglio di Stato ha votato a suo tempo la fiducia al governo di Fayez Al Sarraj, la Camera dei Rappresentanti insediata a Tobruck e presieduta da Aguila Saleh invece non ha mai riconosciuto l’incarico all’esecutivo con base a Tripoli. Per cui il Consiglio è diventato organo politico più vicino al consiglio presidenziale, mentre la Camera ha rappresentato soprattutto le istanze della Cirenaica donando al generale Khalifa Haftar il titolo di maresciallo di Libia. Dunque il semplice fatto che tra le parti si è tornati a parlare non è circostanza secondaria. Se poi da Bouznika emergono, come accaduto nelle ultime ore, toni vocati all’ottimismo allora vuol dire che qualche piccolo spiraglio potrebbe aprirsi.

Mohamed Khalifa Najm, rappresentante e tra i principali delegati del Consiglio di Stato, in una nota diramata alla stampa ha fatto sapere che i colloqui in corso in Marocco stanno procedendo in un clima “costruttivo e positivo”: “Le due parti sperano di ottenere risultati positivi e concreti che possano aprire la strada verso il completamento del processo di una soluzione politica globale in tutto il paese – si legge nelle dichiarazioni di Najm, riprese dall’agenzia di stampa ufficiale marocchina Map – Le discussioni hanno portato a importanti compromessi che includono la definizione di standard chiari volti a sradicare la corruzione, lo sperpero di fondi pubblici e porre fine alla divisione istituzionale”. Nei prossimi giorni, viene sussurrato negli ambienti diplomatici, potrebbero esserci ulteriori e più importanti novità, volte a passare dai primi compromessi di cui ha parlato il delegato del Consiglio di Stato a veri e propri accordi.

Annunciato uno scambio di prigionieri

Nel frattempo alcuni media libici hanno riferito di uno scambio di prigionieri tra il Libyan National Army di Haftar e il Gna, ossia l’insieme delle milizie a sostegno del premier Fayez Al Sarraj. Un gesto deciso prima dell’inizio dei colloqui in corso in Marocco, ma che testimonierebbe comunque un clima più disteso sul campo rispetto ad alcune settimane fa. In particolare, secondo il sito Al Saa 24, lunedì 7 settembre dieci prigionieri dell’esercito di Haftar sarebbero stati liberati, in cambio del rientro a casa di almeno tre membri misuratini del Gna nelle mani del Libyan National Army. La testata The Libya Observer invece, ritenuta vicina al governo di Tripoli, ha parlato di uno scambio alla pari: otto membri dell’Lna e altrettanti del Gna già dallo scorso lunedì sarebbero stati liberati a seguito di un fitto colloquio tra le parti iniziato già poco dopo la metà di agosto. La liberazione dei prigionieri sarebbe avvenuta peraltro in un luogo non casuale, ossia nel territorio di Qaryat Bishr, ad est di Sirte e dunque lì dove dalla scorsa estate si parla sempre più incessantemente della possibile istituzione di una zona cuscinetto demilitarizzata.

Al fianco però delle notizie che spingono a parlare di distensione, si registrano anche novità di segno opposto. Nelle scorse ore ad esempio, il portavoce del Gna, Muhammad Qununu, ha pubblicamente lanciato una denuncia nei confronti dell’esercito di Haftar, reo di aver violato in almeno cinque occasioni il cessate il fuoco. Il tutto sarebbe avvenuto al culmine di manovre militari che, come riportato da AgenziaNova, avrebbe coinvolto almeno ottanta veicoli del Libyan National Army spostati e fatti convergere verso la base di Al Jufra, a sud di Sirte. Circostanza questa non confermata dal quartier generale di Haftar, tuttavia le accuse lanciate da Qununu testimoniano la fragilità dell’attuale equilibrio e la delicatezza della situazione.

Continuano i colloqui in Marocco

Intanto l’azione diplomatica in corso a Bouznika prosegue sotto la spinta delle Nazioni Unite e del governo marocchino. Quest’ultimo vuole implementare il proprio ruolo all’interno del dossier libico, sulla scia di quanto già fatto nel 2015 in occasione degli accordi di Skhirat. Da Rabat non sono filtrate indiscrezioni circa possibili imminenti accordi tra le parti invitate sulle sponde nordafricane dell’Atlantico, i rappresentanti della diplomazia marocchina però sono in questi giorni a lavoro per provare a raggiungere quanto prima l’obiettivo. A confermarlo è stato anche l’Alto Rappresentante per la politica estera dell’Ue, Josep Borrell: “Accogliamo con favore l’iniziativa marocchina che riunisce i membri dell’Alto Consiglio di Stato e della Camera dei rappresentanti libica a Bouznika – si legge in un tweet del numero uno della diplomazia comunitaria – Questo è un contributo tempestivo agli sforzi in corso guidati dall’Onu. L’impegno di entrambe le delegazioni per una soluzione pacifica al conflitto in Libia è incoraggiante”.