Sarebbe stato troppo facile. Una fonte che rivela al Wall Street Journal la volontà del’Iran di “frenare le ostilità” con Israele e negoziare per assumere la posizione della potenza che ha risposto a tono all’attacco a sorpresa lanciato da Tel Aviv, i messaggi trasmessi da Teheran tramite intermediari che “auspicano un ritorno ai colloqui” con la promessa che gli Stati Uniti rimangono fuori dal conflitto, la de-escalation di una crisi che ora non preoccupa solo il Vicino Oriente, ma spaventa il mondo intero.
Ieri mattina l’Iran sembrava pronto a propendere per la diplomazia dopo lo scambio di colpi con il nemico esistenziale, affidando ai suoi emissari messaggi inclini a “porre fine alle ostilità e riprendere i colloqui sui suoi programmi nucleari“. Intermediari arabi, secondo il Wsj, avevano preso contatto con gli orologi israeliani e statunitensi, poi, in piena diretta, un raid israeliano ha colpito la sede della Radiotelevisione della Repubblica Islamica dell’Iran (Irib), interrotto immediatamente le trasmissioni in diretta. Così, dopo le 23.30 di ieri sera i radar della difesa aerea di Israele hanno intercettato una nuova salva di missili balistici lanciati da vettori in Iran, e caccia F-16 Sufaa dell’aeronautica israeliana sono stati ripresi sulle piste mentre venivano armati con bombe “bunker buster“, pronti ad entrare in azione su obiettivi strategici in Iran, come nelle notti passate.
Le difese aeree di Natanz, sede di un importante impianto nucleare che si trova nell’Iran centrale, questa notte si sono attivate ancora una volta.
La promessa di Washington
Anche se Washington ha informato i suoi alleati in Medio Oriente che “non si impegnerà nella guerra tra Israele e Iran a meno che Teheran non prenda di mira gli americani“, ha riferito il portale d’informazione Axios, citando due fonti che sono rimaste anonime ma si rivelano essere spesso destramente affidabili, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, arrivando in Canada per presenziare al G7, non ha espresso – come si consueto – una posizione netta sulle sue intenzioni nei confronti degli ayatollah e del programma nucleare iraniano che Israele vuole interrompere definitivamente.
Se fino a ieri i funzionari a cui era stato affidato il compito di riaprire i negoziati aveva lasciato intendere che Teheran era “disponibile a tornare al tavolo delle trattative“, anche nel bel mezzo di quella che è stata definita la “feroce campagna aerea israeliana”, dopo una nuova notte di ostilità e morte è difficile pronosticare la nuova posizione che assumerà l’Iran nei confronti dei suoi interlocutori. Mentre i paesi del Golfo, tra cui Arabia Saudita, Qatar e Oman, hanno fatto pressioni sugli Stati Uniti affinché facessero pressione su Israele affinché cessasse i combattimenti, hanno affermato funzionari arabi. Del resto uno scontro prolungato o addirittura “totale” tra le due potenze mediorientali metterebbe seriamente a rischio, oltre alla vita di milioni di persone, i mercati petroliferi e l’economia globale.
A margine del G7, il presidente degli Stati Uniti ha dichiarato: “Credo che verrà firmato un accordo (sul nucleare, ndr), l’Iran sarebbe pazzo a non firmare. Praticamente l’Iran è al tavolo dei negoziati. Appena vado via da qui (dal vertice, ndr) faremo qualcosa“.
Una posizione scomoda, tra bombe e de-escalation
Sebbene siano ormai tutti consapevoli che gli aerei da guerra israeliani hanno ottenuto la completa supremazia aerea nei cieli iraniani, e dopo aver sabotato gran parte delle difese aeree e distrutto a terra ciò che rimaneva dell’aeronautica iraniana, sono in grado di “sorvolare liberamente” Teheran, i pasdaran possiedono ancora un arsenale di missili balistici e droni che dovrebbe poter contare ancora tra i 1500 e i 2000 “colpi” come deterrente.
Tutto sta dunque nel capire se l’Iran, permeato dal dissenso e forse minacciato da una reale operazione di “regime change” mossa da agenti provocatori pronti ad accendere la miccia nel momento giusto – il Mossad ha mostrato una certa capacità a muoversi, raccogliere informazioni e colpire sul suolo iraniano – può permettersi di cercare la de-escalation mostrando saggezza e rinunciato all’occhio per occhio che ha scandito l’ultimo anno di raid e contro raid per colpire e rispondere allo Stato Ebraico.
Mettendo al sicuro, almeno sulla carta, i siti nucleari e le infrastrutture che possono consentirgli di non essere indebolito al punto di non rappresentare più una minaccia, e quindi non ricoprire più il ruolo di potenza regionale.
Secondo le fonti statunitensi, gli attacchi israeliani hanno “ucciso leader militari chiave, tra cui gran parte dei vertici dell’Aeronautica militare iraniana, lasciando la Guida Suprema, l’Ayatollah Ali Khamenei, sempre più isolata”. Allo stesso tempo l’impatto dei bombardamenti lanciati fino ad ora contro gli impianti nucleari è stato “modesto” e gli analisti affermano che “potrebbe essere necessaria una lunga guerra aerea per ottenere i risultati desiderati da Israele“. Ragione per cui il primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha annunciato che gli attacchi aerei continueranno “fino a quando il programma nucleare e i missili balistici iraniani non saranno distrutti“.
L’Aeronautica israeliana avrebbe infatti pianificato una campagna aerea di due settimane. Ciò nonostante, i bunker e i siti sotterranei protetti dalle montagne potrebbe essere comunque un obiettivo al di fuori della portata delle armi israeliane, vanificando ogni sforzo che punti alla completa distruzione del programma.
Attualmente non vi è “alcuna indicazione che l’Iran sia pronto a fare nuove concessioni nei colloqui sul nucleare“, hanno affermato gli intermediari arabi, ma fino a ieri c’era la disponibilità ad accogliere le sforzo diplomatico dell’amministrazione Trump che sembra combattuto sul linea da seguire. Del resto l’ultimo post del Tycoon è per alcuni aspetti “delirante“, avendo prima determinato che “L’Iran non può avere un’arma nucleare” per aggiungere che “Tutti dovrebbero evacuare immediatamente Teheran!“.