Timore per le elezioni egiziane: espulsa una giornalista inglese

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Tra il 26 ed il 28 marzo l’Egitto è chiamato a scegliere il suo prossimo presidente, che resterà in carica fino al 2022. Al-Sisi, presidente in carica dal 2014, a seguito del colpo di stato con il quale è stato deposto Morsi, che era sostenuto dai Fratelli Musulmani, non vedrà probabilmente intaccata la propria leadership, dopo la maggioranza bulgara ottenuta quattro anni fa, quando aveva ottenuto il 96,1% dei consensi

I timori, tuttavia, sono legati ad una nuova deriva autoritaria che sta vivendo il Paese, con molti attivisti delle organizzazioni garanti dei diritti umani che segnalano ripetute violazioni alle libertà fondamentali. La vittima designata di questa tornata è una giornalista inglese, recatasi al Cairo per seguire le elezioni presidenziali per conto del Times



Le autorità egiziane hanno minacciato la giornalista britannica di subire un processo militare e l’hanno espulsa dal Paese senza una causa dichiarata, prima delle imminenti elezioni presidenziali.

Bel Trew è stata arrestata il 20 febbraio mentre realizzava un reportage a Shubra, un quartiere operaio del Cairo, ed è stata trattenuta in una stazione di polizia. Ore dopo, è stata condotta all’aeroporto internazionale del Cairo e costretta a imbarcarsi su un volo per Londra.

In un resoconto pubblicato sabato dal Times, la Trew ha scritto: “Le accuse non mi sono mai state rivelate. Ma dopo sette ore di detenzione, sono stata minacciata con un processo militare, un procedimento legale spesso usato contro i sospettati di terrorismo o i dissidenti”.

“Meno di 24 ore dopo essere stata arrestata per la prima volta, sono stata condotta su un aereo con nient’altro che gli abiti che indossavo. La scelta cui sono stata sottoposta – restare per subire un processo militare o andarmene – non era propriamente una scelta,” ha scritto la Trew.

L’arresto e la deportazione di una giornalista straniera è l’ultimo incidente di un giro di vite senza precedenti sulla libertà di stampa in Egitto. Le autorità egiziane hanno trattenuto un ospite di un talk show di un canale televisivo filo-governativo accusato di aver insultato la polizia.

Il ministero degli Interni egiziano ha sporto denuncia contro Khairy Ramadan, un sostenitore di vecchia data del governo, che lo ha portato a consegnarsi agli investigatori durante il fine settimana.

Ramadan è stato accusato di aver diffuso “notizie false  e dichiarazioni contro le forze di polizia, quindi diffamandole” dopo aver condotto un episodio del suo spettacolo Egypt Today su un canale televisivo di stato, che mostrava la moglie di un colonnello della polizia che lamentava bassi salari per le forze di polizia.

Ramadan è stato rilasciato lunedì su cauzione di 10mila sterline egiziane (450 Euro), pagate dal suo avvocato, Taher el-Khouly. La denuncia non è stata ritirata e i pubblici ministeri possono presentare ricorso contro la sua liberazione.

Il caso di Ramadan arriva in un clima di crescente pressione sui giornalisti, con frequenti accuse di “notizie false” attribuite ai singoli giornalisti e ai media outlet in generale, anche a carico di quelli che conducono campagne a favore dello Stato.

Il presidente, Abdel Fatah al-Sisi, dovrebbe vincere le elezioni previste per il 26-28 marzo, in cui l’unico sfidante è Moussa Mustafa Moussa, che in precedenza aveva fatto una campagna per al-Sisi prima di raccogliere il consenso di 26 parlamentari e presentare una lista con 47mila firme e ufficializzare la propria candidatura. Ad altri cinque candidati alla presidenza sono stati costretti al ritiro, in altri casi è mancata l’autorizzazione alla candidatura.

Anche prima delle elezioni, l’Egitto era stato etichettato come “una delle più grandi prigioni del mondo per giornalisti” dal gruppo per la libertà di stampa Reporters Without Borders. “Un arsenale legislativo sempre più draconiano rappresenta un’ulteriore minaccia alla libertà dei media”, ha affermato l’organizzazione.