Al peggio non c’è mai fine. E quando non è “colpa” dell’Europa, ci pensa direttamente il fato. O forse non solo quello. Perché mentre la nuova Commissione europea a guida von der Leyen rimane un fantasma che si aggira per l’Europa e continua a governare quella del quasi-precedessore Jean-Claude Juncker, adesso spunta un nuovo caso: non sarà lui a guidarla, ma il suo vice, Frans Timmermans, il socialista bocciato proprio per far posto alla von der Leyen.

La questione ovviamente ha natura tecnica. In regime di proroga, rimane in carica la commissione uscente: ma se non c’è il presidente, la reggenza passa al vice, in questo caso il socialista olandese. Il problema è che dal punto di vista politico, quello che è un nodo di natura formale diventa decisamente sostanziale. Perché non solo l’Europa è sull’orlo dell’abisso a causa di una crisi economica e politica che sta minando la sua stabilità, ma adesso sarà anche guidata da una personalità di un partito di minoranza, che ha perso ovunque su base nazionale ad eccezione di pochissimi Stati e che soprattutto è stato rifiutato proprio per spingere l’ex ministra tedesca a costituire la sua Commissione. Una vera e propria nemesi per tutti i sostenitori del progetto Ursula e ma anche per l’Europa, che adesso non è solo senza meta ma anche senza timoniere. Una barca alla deriva che però trascina tra i flutti degli abissi milioni di abitanti e interi governi in cerca di appigli proprio in quella Bruxelles che sarà governata da una persona “rifiutata” e già debole.

Se questo non bastasse per dare un quadro estremamente cupo del futuro dell’Europa, basta aggiungere il periodo in cui dovrà lavorare Timmermans che in pochissime settimane dovrà gestire i rapporti con la Turchia,. la crisi del nucleare iraniano, le trattative tra Stati europei per la nuova commissione, il nodo Trump con i dazi che potrebbe imporre come rimuovere sulle auto tedesche e su altri fondamentali asset dell’Europa a trazione franco-tedesca, la crisi in Medio Oriente, il nodo migranti e, infine, il mai risolto tema legato alla Brexit. Crisi che flagellano l’Europa da anni e che adesso dovrà gestire l’ennesimo burocrate calato dall’alto rappresentante di un partito sconfitto, rigettato da Angela Merkel ed Emmanuel Macron, sostenitore di politiche che hanno già portato l’Ue al suo declino e che in tutto il continente vengono costantemente sconfitte alle elezioni.

Vuoto di leadership e vuoto politico che conferma quello che ormai è diventato sempre più evidente: l’Unione europea sta inesorabilmente crollando e lo fa mentre è guidata proprio da coloro che se ne fanno paladini. Sembra un paradosso. ma tutto quel sistema burocratico che ha condotto l’Ue al declino e che sai erge a suo strenuo difensore sta in realtà facendo di tutto per cristallizzare una crisi senza fine. E così, invece di difendere l’Europa e provare a ridare slancio a un progetto realmente comunitario e fortemente incentrato sull’unità di valori di tutto il continente, l’Unione europea si lascia trascinare verso l’abisso dell’assenza di leadership e di potere. In questo senso, ed è abbastanza paradossale, Timmermans rappresenta perfettamente l’Europa di cui sarà reggente: un sistema che non rappresenta né il voto popolare né le forze in grado di farla riprendere.