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Il segretario di Stato americano, Rex Tillerson, ha fatto delle dichiarazioni molto interessanti questo mercoledì riguardo al Libano e al ruolo di Hezbollah. Il diplomatico americano ha infatti detto che deve essere riconosciuto il ruolo del Partito di Dio all’interno della politica libanese. Parole importanti che, secondo quanto riportato dai media israeliani, sembrano quasi certificare una sorta di riconoscimento pubblico del ruolo dell’organizzazione e del fatto che il suo peso nella politica libanese rappresenta un problema per gli Stati Uniti e i partner regionali. “Sosteniamo un Libano libero e democratico, libero da influenze esterne. E sappiamo che gli Hezbollah libanesi sono influenzati dall’Iran. Questa influenza la riteniamo inutile per il futuro a lungo termine del Libano “, ha detto Tillerson durante una conferenza stampa ad Amman, in Giordania. E ha aggiunto: “Dobbiamo anche riconoscere la realtà, che (Hezbollah) fa anche parte del processo politico in Libano”.

 Come ricordato su La Stampa, “il Partito di Dio fa parte del governo di unità nazionale guidato da Hariri, con due ministri, ed è alleato del Fronte patriottico guidato dal presidente Aoun, che si contrappone alla coalizione dello stesso Hariri”.

Un partito potente che può fare leva, inoltre, su un esercito estremamente forte e con un’ottima sinergia con i suoi alleati regionali, in particolare con Iran, Siria e le milizie sciite irachene. In questa frase, il segretario di Stato Usa dimostra, come al solito, un pragmatismo molto forte, ma lancia anche una sfida a tutto il governo  libanese. In questo senso, è facile vedere la differenza di modi ma anche la continuità ideologica fra Tillerson  e la rappresentante Usa alle Nazioni Unite, Nikki Haley, che da mesi tuona contro Hezbollah e che considera la milizia libanese come un pericolo per cui vale la pena intraprendere ogni azione diplomatica e sanzionatoria. Il riconoscimento del partito di Nasrallah come una sorta di interlocutore politico all’interno del Libano, cambia inevitabilmente il quadro dei rapporti, che si incentrano a questo punto sulla formalizzazione di una considerazione diversa del movimento, che viene visto come un pericolo per la politica libanese.

Tillerson, che è in visita in Medio Oriente, ha sottolineato il fatto che il governo libanese non vuole vedere Hezbollah coinvolto in conflitti che rendano il Libano un terreno di scontro di guerre non volute dall’esecutivo nazionale. E ha voluto anche ribadire il suo pieno sostegno ad Hariri: “Sosteniamo il rafforzamento delle forze armate libanesi, perché esiste una legittima forza di sicurezza sotto il pieno controllo del governo del Libano per fornire la sicurezza che i libanesi meritano”, come riporta il The Times of Israel.

Martedì, in un’intervista con la tv araba Chanel Al Hurra Tv, Tillerson si è espresso in toni molto duri nei confronti di Hezbollah, distinguendo tra il gruppo terroristico e il governo libanese.”Il nostro problema è con Hezbollah libanese, un’organizzazione terroristica; non è con il popolo libanese, né con il governo libanese. Quindi cerchiamo di essere molto precisi nelle azioni che facciamo per non danneggiare il popolo libanese”, ha detto Tillerson, in risposta a una domanda sulle sanzioni statunitensi contro Hezbollah. Frasi che vanno messe in parallelo con quelle del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, il quale aveva affermato in passato che il Libano fosse coinvolto pienamente nella lotta a Hezbollah, nonostante il gruppo faccia parte di un accordo di condivisione del potere nel governo di Saad Hariri. 

All’inizio di febbraio, l’amministrazione Trump ha colpito sei persone e sette imprese collegate a Hezbollah con sanzioni contro il terrorismo, definendola “la prima ondata” in un assedio finanziario e politico che si intensificherà nel corso dell’anno. Una campagna che cerca di colpire in ogni modo la milizia, considerata il maggiore avamposto dell’Iran rivolto contro Israele. La differenza rispetto al governo israeliano però sembra minima, ma in realtà è molto profonda. Il governo Netanyahu, tramite il ministro della Difesa, Lieberman, ha più volte ribadito di considerare Beirut complice di questa situazione. L’amministrazione americana, al contrario, considera il Libano un qualcosa di diverso da Hezbollah e sostiene pienamente Haariri, che è legato profondamente all’Arabia Saudita. Un nuovo capitolo nel grande gioco mediorientale dove le alleanze regionali hanno centinaia di sfaccettature e dove la semplificazione non aiuta a comprendere cosa sta avvenendo.

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Cristiani nel mirino: è questo il tema dell’incontro del 20 febbraio durante il quale Fausto Biloslavo e Gian Micalessin racconteranno la realtà drammatica di chi è perseguitato per la propria fede. L’incontro si terrà martedì 20 febbraio alle ore 17 in via Gaetano Negri 4. I posti sono limitati. Per partecipare potete scrivere a info@gliocchidellaguerra.it o chiamare il numero 028566445/028566308

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