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Politica

TikTok, Usa e Cina alla guerra dei social

TikTok, controllata dalla cinese ByteDance e presente sugli smartphone di 170 milioni di statunitensi, rischia di trovarsi negli Usa di fronte ad una situazione senza precedenti.

“La Cina adotterà tutte le misure necessarie per salvaguardare risolutamente i suoi diritti e interessi legittimi”. Il portavoce del ministero del Commercio di Pechino, He Yadong, ha risposto così al disegno di legge presentato e approvato dalla Camera dei Rappresentanti degli Usa che potrebbe bandire negli Stati Uniti l’utilizzo di TikTok.

In attesa di capire quale sarà la decisione del Senato, l’app, controllata dalla cinese ByteDance e presente sugli smartphone di 170 milioni di statunitensi, rischia di trovarsi di fronte ad una situazione senza precedenti. Quando e se la legge dovesse entrare in vigore, la stessa ByteDance sarebbe costretta a vendere la sua gallina dalle uova d’oro ad un acquirente approvato dal governo americano nel giro di sei mesi. A quel punto, il dipartimento di Giustizia Usa entrerà a gamba tesa contro ogni azienda che dovesse distribuire o collaborare con il social network, considerato una sorta di minaccia alla sicurezza nazionale statunitense.

“Gli Usa dovrebbero rispettare i principi di un’economia di mercato e di una concorrenza leale, e smettere di reprimere ingiustamente le società straniere”, ha tuonato He. Il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Wang Wenbin, ha rincarato la dose affermando che la posizione di Washington “è contraria ai principi della concorrenza leale e alle regole economiche e commerciali internazionali”.

Il peso di TikTok

Questo, dunque, il contesto generale. Il Senato Usa dovrebbe approvare il disegno di legge – noto ufficialmente come Protecting Americans from Foreign Adversary Controlled Applications Act – mentre la Casa Bianca ha già fatto sapere che Joe Biden è pronto a firmarlo per la definitiva trasformazione in legge. Il via libera non è però scontato, e comunque non sarà indolore, vista la posta in palio.

Dopo il voto della Camera gli influencer statunitensi e gli appartenenti alla generazione Z – gli stessi chiamati alle urne in vista delle elezioni presidenziali di novembre – hanno condiviso la loro furia sul web per la possibilità di perdere la loro app preferita, e con essa flussi di entrate e follower. Dunque, in un’epoca di narrazioni semplificate e amplificate dai social, Biden potrebbe finire per essere additato dai giovanissimi come colui che ha vietato una banale applicazione di clip e filmati brevi.

Per di più, a causa di timori mai davvero confermati. E questo è un altro problema non da poco, visto che non sono fin qui emerse prove certe delle accuse mosse dagli Stati Uniti contro TikTok. La app, solo per il fatto di essere controllata da un’azienda cinese, è finita nell’occhio del ciclone per timori presunti. C’è, ad esempio, chi dice che il social network sia in grado di spiare la posizione degli utenti e chi teme che possa manipolare la mente degli iscritti mediante il proprio algoritmo, chi ritiene che sia una sorta di Cavallo di Troia del Partito Comunista Cinese e chi sostiene che ByteDance possa condividere i dati con il governo cinese.

Il Ceo di TikTok, Shou Zi Chew, anziché replicare facendo presente che queste stesse accuse potrebbero essere mosse contro ogni social statunitense, si è limitato a dichiarare che la sua app non è in vendita e che “non è fattibile” disinvestire dalla società madre ByteDance.

La punta dell’iceberg

Prima che la Camera votasse il disegno di legge, Pechino aveva avvertito che un eventuale divieto di TikTok, conosciuto oltre la Muraglia come Douyin, “si sarebbe inevitabilmente ritorto contro gli Stati Uniti”.

Non c’è solo da considerare, come detto, il contraccolpo elettorale della decisione sulla generazione Z, che comunque ha un suo peso politico non indifferente a pochi mesi dalle presidenziali. Allargando lo zoom allo scontro geopolitico tra Stati Uniti e Cina è lecito supporre che, di fronte ad una definitiva fumata bianca statunitense sul ban a TikTok, il Dragone possa fare altrettanto contro le multinazionali Usa che, per prosperare, si affidano ancora all’enorme mercato cinese (da Tesla ad Apple, la lista è lunga). A quel punto, allora sì, ci ritroveremo nel bel mezzo di una guerra commerciale Usa-Cina a 360 gradi.

Secondo la Cnn, in ogni caso, se gli Stati Uniti mettessero al bando TikTok, la Cina avrebbe “un assaggio della propria medicina”. Chiaro il riferimento a ciò che accade nel territorio cinese, dove le app americane sono da tempo vietate. Pechino attualmente blocca la maggior parte dei social media statunitensi – tra cui Google, YouTube, X, Instagram, WhatsApp e Facebook – perché queste app si rifiutano di seguire le regole del governo cinese sulla raccolta dei dati e sul tipo di contenuti condivisi.

Il muro contro muro rischia tuttavia di far malissimo alle due più grandi economie del pianeta. Soprattutto a quella statunitense. Una logica del genere, avanzata peraltro da un Paese che ama definirsi “culla della libertà individuali”, potrebbe infatti macchiare la democrazia di Washington. Costretta ad utilizzare armi non proprie per bloccare fantasmi che, forse, neppure esistono.  

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