Thomas Dans: chi è l’uomo di Trump che vuole (davvero) la Groenlandia

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Ai più il nome di Thomas Dans non dirà assolutamente nulla. Eppure, l’imprenditore e investitore, ex funzionario del Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti, è il presidente della United States Arctic Research Commission (Usarc), la Commissione per la Ricerca Artica degli Stati Uniti ed è ritenuto, negli Stati Uniti, l’architetto della più audace ambizione territoriale di Trump: l’acquisizione della Groenlandia, rispetto alla quale Washington ha trovato una piattaforma comune con gli alleati della Nato per una discussione volta a trovare un accordo sullo status dell'”isola verde” ricoperta dai ghiacci.

Laureato con lode in Russian Studies e Storia Usa presso la Brown University, Dans ha studiato a Mosca nel 1990 ed è stato Advanced Leadership Fellow a Harvard nel 2015; è inoltre CFA Charterholder, parla russo, spagnolo, italiano e francese, e vanta una forte connessione familiare con l’Artico: il nonno partecipò alla missione di Murmansk nella Seconda Guerra Mondiale. In quell’occasione, 41 convogli alleati salparono verso i porti sovietici di Murmansk e Archangel trasportando milioni di tonnellate di rifornimenti da Stati Uniti, Gran Bretagna e Canada, tra cui aerei, carri armati, jeep, locomotive, carri pianali, fucili e mitragliatrici, munizioni, carburante e persino stivali.

Il percorso di Dans

Come nota Responsible Statecraft, che ne traccia un interessante profilo, la strada di Dans verso il cuore della politica artica di Trump è stata accidentata. Dopo aver fallito nell’ottenere un incarico formale all’inizio del secondo mandato – un intoppo che diverse fonti collegano al suo coinvolgimento nel controverso “Project 2025” della Heritage Foundation – Dans ha dovuto tracciare la sua stessa strada.

Il dossier Groenlandia si è rivelato perfetto. Con il suo background e le sue credenziali MAGA, Dans aveva sia le competenze per gestire una questione artica complessa, sia la fedeltà ideologica verso il tycoon per non tirarsi indietro di fronte alle battaglie di Trump. Una dedizione che sembra essere stata ricompensata lo scorso dicembre con la nomina a presidente della Commissione per la Ricerca Artica degli Stati Uniti.

Il paradosso di Dans, evidenziato dall’analisi, sta nelle sue convinzioni di politica estera. Descritto come un nemico dei neoconservatori e popolare tra i “realisti” di destra, viene considerato «un chiaro anti-interventista». Eppure, sulla Groenlandia, fa un’eccezione. «La vede semplicemente troppo importante per gli interessi americani per evitare di contemplare l’uso della forza militare», osserva Responsible Statecraft.

L’organizzazione che spinge per l’annessione

Attraverso la sua organizzazione, American Daybreak, Dans ha costruito una relazione chiave con un support locale del presidente Usa, Jorgen Boassen, un ex muratore groenlandese che funge da suo direttore locale. «Boassen ha detto al New York Times di comunicare con i funzionari Trump attraverso Dans». L’obiettivo del fervente sostenitore del tycoon è quello di consolidare una stretta alleanza di sicurezza tra una Groenlandia indipendente e Washington.

A marzo American Daybreak ha contribuito a promuovere la partecipazione di Usha Vance alla celebre gara nazionale di slitte trainate da cani in Groenlandia. Le proteste annunciate dagli attivisti locali hanno tuttavia indotto a ridimensionare il programma: la visita si è trasformata in una rapida sosta dei Vance in un isolato avamposto militare americano presente sull’isola.

Tuttavia, nonostante le sue ambizioni, il sito web di American Daybreak non è ancora attivo, mentre la sua presenza sui social media si limita a poche fotografie di Thomas Dans in Groenlandia e di Boassen insieme a figure come Nigel Farage, Conor McGregor e il senatore Ted Cruz.

Gli sforzi sul campo di Dans

Secondo quanto riportato da DR, Dans avrebbe coperto le spese di viaggio di Boassen e gli avrebbe promesso un salario per aiutarlo a stabilire contatti sul territorio. Lo scorso mese, Dans ha viaggiato insieme a Boassen e al politico groenlandese Kuno Fencker (Siumut) a Washington, dove hanno incontrato funzionari e sostenitori di Trump. Fencker è stato duramente criticato dalla dirigenza del suo partito per aver deciso unilateralmente la visita.

Questo viaggio rappresenta un esempio concreto degli sforzi attivi di Dans per coinvolgere i groenlandesi e promuovere la sua visione di legami più stretti tra Stati Uniti e Groenlandia. La proposta di Dans di integrare la nazione artica negli Stati Uniti si scontra però con la posizione del premier Múte B. Egede, che in un’intervista a Fox News a gennaio ha ribadito come il popolo groenlandese desideri l’indipendenza e resti groenlandese, non americano.

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