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La Francia è diventato un problema. E quanto sta avvenendo in queste ore è la dimostrazione che la miscela esplosiva che agita il Paese rischia di essere davvero incontrollabile. Mai come questo volta, il governo di Parigi appare non solo fragile ma anche pericolosamente incapace di gestire il Paese. Il malcontento è ormai diffuso e rasenta i caratteri della rivolta, i gilet gialli continuano la loro protesta e si preparano alla quinta giornata di mobilitazione nazionale, Emmanuel Macron non ha saputo dare risposte. E ora, torna il terrorismo islamico, con l’attacco al mercatino di Natale di Strasburgo che è l’ultima grande manifestazione di una minaccia costante e mai risolta.

La situazione, in Francia, appare più che incandescente. E non è un caso che da molte parti, specialmente nei servizi e nelle alte sfere militari, si sia parlato di un Paese ormai fuori controllo. Perché i numeri iniziano a diventare impressionanti e lo Stato sembra incapace di reagire e ormai costantemente preda di rischi serissimi. Parigi si sta scoprendo il vero anello debole dell’Unione europea. E Macron, sempre più isolato, appare come un monarca trincerato nell’Eliseo alla disperata ricerca di risposte che non riesce a ottenere.

Quello che è evidente che la Francia è diventato effettivamente un problema. Non sa come reagire ai suoi problemi e ne subisce gli effetti più estremi. I livelli di povertà sono sempre più alti, con quasi nove milioni di cittadini che vivono al di sotto della soglia definita dal ministero dell’Economia. La scala sociale è completamente bloccata. La parte della popolazione che nasce in condizione di disagio non ha possibilità di raggiungere uno standard di vita superiore alle aspettative. E questo crea non solo malcontento, ma anche un profondo senso di intolleranza nei confronti dello Stato. Lo dimostra l’esplosione delle proteste nelle periferie più estreme così come nelle città di provincia in cui si sente la difficoltà di non poter uscir fuori dal pantano economico-sociale.

Sui problemi di carattere economico, che sono poi anche di carattere politico e sociale, si è costruito quel sentimento popolare di protesta che ha poi creato il fenomeno dei gilet gialli. Un’ondata di rivolte che ha paralizzato il Paese ma che ha soprattutto fatto capire che larga parte della popolazione fosse contraria non solo al governo, ma proprio al sistema economico e politico che si identifica in Macron e nell’amministrazione francese. La Francia profonda è esplosa. E lo ha fatto nella maniera più violenta e decisa degli ultimi anni.

La società francese si è rivelata in queste settimane non soltanto fragile, ma anche spaccata e profondamente violenta. E a questa condizione, il governo non ha saputo dare risposte, soprattutto perché si trattano ormai di problemi endemici, gravi, e difficilmente estirpabili con misure immediate. Il cambiamento che sta vivendo la Francia è estremamente radicato e soprattutto figlio di una vera e propria “transizione” sociale. Le periferie degradate, la povertà, la divisione ideologica, la marginalizzazione della classe media, l’immigrazione, la nascita di veri e propri ghetti, stanno creando il terreno fertile per una bomba a orologeria senza possibilità di essere disinnescata.

Ed è anche su questo terreno che si instaura il fenomeno del terrorismo islamico. Un fenomeno che ha assunto caratteri assolutamente peculiari nel Paese transalpino. L’islamismo che colpisce in Francia non è un fenomeno esterno, ma ormai è perfettamente interno al sistema francese. I terroristi nascono e vivono nel Paese che colpiscono, sono criminali che si radicalizzano, non serve nemmeno un addestramento specifico. È un terrore tipicamente francese che si è incardinato nel Paese. E oggi vive nelle banlieue parigine come nei quartieri degradati delle altre città francesi, come dimostrato dall’attentato di Strasburgo.

In questa situazione, Macron appare il presidente meno adatto per rispondere alla crisi che sta sconvolgendo il suo Paese. Le misure economiche non fanno che aggravare la divisione sociale e il sentimento di ribellione, il suo modus operandi ha inasprito l’odio verso il governo, l’intelligence inizia a essere preoccupata dall’incapacità di gestire la crisi e anche i vertici della Difesa sono tesi, tanto che alcuni parlano di un Paese sull’orlo della guerra civile. 

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