Il terrore dello Stato islamico si avventa sul mondo del calcio

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Fallita la propaganda del califfato, terminata ogni velleità di avere un proprio territorio a cavallo tra Siria ed Iraq ed avanzare verso Damasco e Baghdad, l’ISIS adesso tenta di far paura e di trovare nuovi adepti sfruttando lo sport più popolare al mondo, capace di richiamare l’attenzione di miliardi di persone specialmente in prossimità di grandi eventi; i miliziani jihadisti infatti, in questi giorni stanno usando il calcio come nuova arma di propaganda e come cassa di risonanza volta a diffondere la propria ideologia del terrore in tutto il pianeta. Chissà se l’ISIS ha deciso di iniziare questa nuova strategia mediatica guardando gli effetti che questo sport ha prodotto di recente in Siria, lì dove un’intera popolazione ha ritrovato il gusto della quotidianità osservando le imprese della propria nazionale arrivata molto vicina alla prima storica qualificazione ad un mondiale; oppure ancora, se invece i miliziani hanno deciso di emulare i fondamentalisti ceceni i quali, nel 2014, hanno creato una vera e propria cappa di tensione attorno le Olimpiadi invernali di Sochi. Fatto sta che, per l’appunto, negli ultimi giorni l’intreccio ISIS – mondo del calcio è apparso molto vivo e, di conseguenza, anche inquietante.

La minaccia ai mondiali di Russia 2018

Il terrorismo, di qualsiasi forma ed in qualsiasi latitudine, ha sempre cercato di approfittare dei grandi eventi sportivi per lanciare la propria strategia del terrore: su tutti, spicca certamente l’episodio delle Olimpiadi di Monaco del 1972, quando un commando palestinese ha ucciso undici atleti della delegazione israeliana durante i giochi, mentre in anni più recenti è da segnalare l’attentato compiuto sempre durante un’Olimpiade, questa volta ad Atlanta nel 1996 quando solo per puro caso l’ordigno piazzato dall’attivista di Christian Identity, Eric Rudolph, non ha provocato una strage all’interno del parco del centenario. Ma anche i mondiali di calcio richiamano un pubblico di vaste dimensioni, per cui da diversi anni a questa parte la più importante manifestazione calcistica è oggetto di minacce da parte dei terroristi: nel 2006 e nel 2010, Al Qaeda ha minacciato boicottaggi ed attentati in Germania ed in Sudafrica, nel 2014 in Brasile a creare maggiori tensioni sono stati i problemi interni al paese sudamericano, ma nel 2016 (alla vigilia dell’Olimpiade di Rio) è stata pubblicizzata sui canali jihadisti la nascita di una cellula brasiliana dell’ISIS che ha lanciato esplicite minacce alla sicurezza durante la kermesse.



Adesso è il turno dei mondiali in Russia, paese colpito più volte dagli attentati islamisti e che negli anni 2000 ha convissuto con l’incubo del terrorismo proveniente soprattutto dalle cellule jihadiste cecene; come accennato ad inizio articolo, le Olimpiadi invernali di Sochi sono state più volte oggetto di gravi minacce proprio dei terroristi ceceni, i quali a più riprese hanno promesso di trasformare la competizione in una ‘danza di morte ai piedi del Caucaso’. In effetti, le pressioni sulle autorità di sicurezza russe in quell’occasione sono state molto forti: a pochi giorni dalla cerimonia di apertura, è stata in particolare la città di Volgograd a subire gli effetti dell’offensiva islamista, con 33 morti causati da due distinti attentati di cui uno all’interno della stazione centrale; la successiva repressione operata dalle forze di sicurezza ha impedito il verificarsi di altre azioni jihadiste ed ha contribuito a smantellare diverse cellule terroriste tra Cecenia e Daghestan.

Oggi è direttamente l’ISIS a minacciare la Russia ed i ‘suoi’ mondiali che ospiterà nel prossimo mese di giugno; pochi giorni fa, presso il portale Al Wafa Media Foundation, i miliziani hanno diffuso un’immagine di Messi(il fuoriclasse argentino più popolare assieme a Cristiano Ronaldo in questo momento) con il volto insanguinato e con a margine scritte inneggianti ad azioni di violenza da perpetuare durante la rassegna mondiale. Ma non solo: le autorità russe hanno scoperto come, all’interno di alcuni canali Telegram legati alla galassia propagandistica dell’ISIS, diverse immagini sembrino inneggiare all’attacco da portare in territorio russo nel prossimo mese di giugno e, in tal senso, ha suscitato scalpore il fotomontaggio di un miliziano jihadista che punta il mitra verso lo stadio Luzhniki di Mosca, sede della finale. Ad onor di cronaca, l’autenticità delle minacce non è stata ancora ufficialmente riconosciuta pur tuttavia tra le forze di sicurezza russe nelle ultime settimane il lavoro si è fatto decisamente più intenso: in ballo, oltre al prestigio internazionale del paese dinnanzi ad un mondo che sarà per un mese sintonizzato con la Russia, vi è anche la sicurezza di migliaia di cittadini e di tifosi che accorreranno da ogni parte del globo.

Che l’ISIS voglia disturbare la festa durante i mondiali, non è dunque un mistero e né tanto meno sorprende l’intelligence di Mosca; la comparsa delle ultime foto e delle recenti minacce sul web, conferma come il califfato ha intenzione di mettere pressione sulle autorità russe, anche se comunque fino a questo momento il governo non ha emesso particolari e precisi allarmi. Soltanto nei prossimi mesi si potrà capire la reale portata delle minacce jihadiste nei confronti di Russia 2018.

La Fatwa dell’ISIS contro l’allenatore francese Didier Deschamps

Non solo minacce contro grandi eventi, bensì anche intimidazioni rivolte a singoli personaggi famosi del mondo del pallone; è il caso di Didier Deschamps, attuale CT della nazionale di calcio francese: una foto del tecnico transalpino è apparsa ancora una volta sul portale Al Wafa Media Foundation ed è stata scovata dalla società statunitense ‘Site’ e, in essa, Deschamps è stato ritratto con la tuta arancione assegnata ai condannati del califfato e con alle sue spalle un ‘soldato’ dell’ISIS che punta la pistola verso l’allenatore. Le scritte a margine dell’immagine sono abbastanza eloquenti: “Didier Deschamps è nemico di Allah – Continueremo a terrorizzarvi ed a rovinare le vostre vite”;  una minaccia esplicita dunque verso colui che rappresenta la squadra di una nazione considerata nemica dai fondamentalisti e da colpire allo stesso modo di come accaduto con gli attentati del 2015 e del 2016, oltre che con i tanti episodi compiuti da singoli terroristi negli ultimi mesi.

L’immagine di Deschamps con la tuta da condannato dell’ISIS, ha sconvolto l’intera Francia; in molti mettono in relazione la minaccia verso l’attuale CT con il suo ruolo per l’appunto di massimo rappresentante del calcio francese, ma c’è pure chi ricorda come l’allenatore è stato accusato varie volte di razzismo per non aver convocato negli ultimi anni almeno tre giocatori di origine magrebina quali Karim Benzema, Samir Nasri e Ben Arfa. Da Erik Cantona, ex star della nazionale francese degli anni 90, fino ai diretti interessati sopra citati, sono in tanti ad aver puntato il dito contro Deschamps per l’esclusione di giocatori musulmani; quasi un incredibile e beffardo gioco del destino per l’attuale CT, visto che da giocatore è stato colui che ha alzato la Coppa del Mondo del 1998 in qualità di capitano di una nazionale francese composta in gran parte da atleti di origine africana ed elevata, all’epoca, quale ‘simbolo’ del successo del modello di integrazione transalpino.

A prescindere dai motivi che hanno portato ad una così grave minaccia rivolta singolarmente verso Didier Deschamps, gli episodi sopra descritti dimostrano come l’ISIS voglia adesso utilizzare calcio quale arma di propaganda del terrore; l’obiettivo è duplice: suscitare scalpore nel pubblico occidentale e, dall’altro lato, dimostrare come la sconfitta militare oramai prossima in Siria ed Iraq non scalfisce le tragiche velleità jihadiste.