Terre rare e minerali strategici: perché gli Usa hanno avviato colloqui diretti con il Myanmar

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Nel novembre 2025, tra lo stupore generale di mezzo mondo, l’amministrazione Trump annunciava la fine dello status di protezione temporanea concesso ai cittadini del Myanmar negli Stati Uniti. La tesi di Washington? La situazione all’interno del Paese asiatico era migliorata al punto da consentire ai migliaia di birmani presenti negli Usa di rientrare in patria in tutta sicurezza.

“Il Myanmar ha compiuto notevoli progressi in termini di governance e stabilità, tra cui la fine dello stato di emergenza, i piani per elezioni libere ed eque, accordi di cessate il fuoco andati a buon fine e un miglioramento della governance locale che hanno contribuito a una migliore erogazione dei servizi pubblici e alla riconciliazione nazionale”, dichiarava la Segretaria alla Sicurezza Interna degli Stati Uniti, Kristi Noem.

A distanza di qualche mese questo discorso sarebbe diventato il primo segnale del disgelo strategico in corso tra gli Usa e il Myanmar, ora governato da Min Aung Hlaing, già generale e capo dell’esercito birmano e dal 3 aprile presidente del Paese.

La svolta definitiva è arrivata, pochi giorni fa, con la ripresa dei colloqui diretti tra l’amministrazione Trump e il governo birmano, colloqui interrotti dal golpe militare del 2021 attraverso il quale il Tatmadaw rovesciò il governo civile di Aung San Suu Kyi prendendo il potere.

Il disgelo tra Usa e Myanmar

Il pretesto statunitense per riprendere il dialogo con il Myanmar è coinciso con un incontro di alto livello, risalente allo scorso settembre, incentrato sul rilascio dell’uomo d’affari americani Adam Castillo detenuto nelle carceri birmane da giugno.

Il 15 e 16 settembre è toccato al Sottosegretario di Stato Usa per l’intelligence e la ricerca, Michael Vance, volare a Naypyitaw per un vis a vis con Min Aung Hlaing. Secondo quanto riportato da Reuters, i colloqui avrebbero riguardato non soltanto il caso di Castillo, ex Marine, ex presidente della Camera di Commercio americana in Myanmar e a capo di una società di sicurezza e gestione del rischio con sede a Yangon, ma anche altre questioni di interesse strategico per Washington.

Tra queste, un maggiore coordinamento per smantellare i centri per le truffe online attivi in alcune aree del Myanmar, responsabili di frodi che hanno colpito più volte cittadini americani, e l’accesso ai giacimenti di terre rare presenti nel Paese, risorse fondamentali per numerose tecnologie avanzate.

In ogni caso Min Aung Hlaing rimane ancora soggetto a sanzioni statunitensi per violazioni dei diritti umani. Non solo: la guerra civile tra le forze governative e i gruppi ribelli prosegue. Poco dopo la visita di Vance in Myanmar l’esercito birmano ha effettuato un attacco aereo su un mercato affollato nello stato di Rakhine, uccidendo oltre 50 persone.

A cosa punta Washington

Il Myanmar ha sfruttato al meglio la detenzione di Castillo, avvenuta in circostanze poco chiare, per promuovere la ripresa dei rapporti diplomatici con Washington. Già, perché come ha scritto The Diplomat l’incontro di settembre tra Vance e Min Aung Hlaing è stato preceduto da negoziati informali tra funzionari statunitensi e birmani durante i quali il governo del Paese asiatico avrebbe chiesto “un impegno ufficiale al livello appropriato con il governo statunitense”.

Se il governo birmano cerca finanziamenti e legittimità internazionale, il grande dossier che attrae l’amministrazione Trump riguarda l’accesso ai massicci giacimenti di Terre Rare presenti in Myanmar, la maggior parte dei quali situati nelle aree del nord del Paese attualmente sotto il controllo delle forze ribelli, a partire dall’Esercito per l’Indipendenza Kachin (Kia).

Ma perché gli Usa sono così interessati? Washington sta lavorando per ridurre la sua forte dipendenza dalla Cina, che a sua volta controlla gran parte delle forniture mondiali di questi minerali critici. Secondo lo US Geological Survey nel 2025 il Myanmar ha prodotto circa 22.000 tonnellate di ossidi di Terre Rare, dopo aver rappresentato il 7,1% della produzione mondiale nel 2024.

Il Paese resta però privo di adeguate capacità di raffinazione e trasformazione industriale, un aspetto che ha reso la Cina il suo principale riferimento per la lavorazione di simili risorse. Bisogna anche considerare un altro aspetto: come ha giustamente evidenziato il Council on Foreign Relations per gli Usa “è difficile immaginare un accesso alle terre rare del Myanmar”, data la loro vicinanza al confine cinese e la loro ubicazione in regioni “dove Pechino esercita un’influenza dominante”.