Le ultime ora hanno visto un’impennata nella tensione tra gli Stati Uniti e la Russia per la questione ucraina: sono stati segnalati importanti movimenti di truppe su entrambi i fronti che potrebbero essere il preludio a uno scontro armato di grossa entità che andrebbe a innestarsi sugli sporadici combattimenti che, nelle ultime settimane, si sono avuti nel Donbass, la regione dell’Ucraina orientale dove i distretti filorussi di Lugansk e Donetsk si sono autoproclamati “repubbliche indipendenti”.

Gli antefatti: perché è tornata a crescere la tensione

Il cessate il fuoco nel Donbass è ormai solo un ricordo. Numerosi sono stati i brevi combattimenti e bombardamenti a colpi di mortaio durante tutto il mese di marzo, e sempre nello stesso periodo sono stati segnalati i primi movimenti di truppe ucraine verso il fronte. Parallelamente la Nato e gli Stati Uniti hanno intensificato le manovre navali e i voli di ricognizione nel Mar Nero: lo scorso 19 marzo un incrociatore statunitense classe Ticonderoga, l’Uss Monterey (Cg-61) appartenente al Csg (Carrier Strike Group) della portaerei Eisenhower ha attraversato il Bosforo seguito il giorno successivo da un cacciatorpediniere della classe Arleigh Burke, lo Uss Thomas Hudner (DDG 116) facente sempre parte della scorta della “Ike”.

Le navi statunitensi in quella occasione sono entrate nel Mar Nero per partecipare all’esercitazione Sea Shield guidata dalla Romania. La Flotta Russa allora è stata subito messa “in allarme” prendendo il mare per seguire le manovre della Nato: sappiamo, infatti, che tutti i sottomarini hunter-killer russi (Ssk) hanno preso il mare lasciando la loro base di Sebastopoli in un’unica grande prova di forza.

Nei cieli, quasi quotidianamente, i velivoli spia e da pattugliamento marittimo di Nato e Usa lambiscono lo spazio aereo russo sulla Crimea e sui confini orientali dell’Ucraina, per osservare attentamente i movimenti dell’avversario. A terra, in una regione che va dal Mar Adriatico alla Romania, si sta effettuando la più grande esercitazione annuale dell’Alleanza Atlantica: Defender Europe 2021. Il “fronte russo”, se durante l’amministrazione Trump era attivo ma del tutto secondario rispetto a quello cinese, ora, con l’avvento del presidente Biden, è diventato centrale, o quanto meno è stato elevato al livello di importanza di quello Estremo Orientale.

Le faglie di tensione tra Russia e Ucraina
Le faglie di tensione tra Russia e Ucraina

Come sta evolvendo la situazione

Nelle ultime 24 ore un militare dell’esercito ucraino è stato ucciso e altri tre sono rimasti feriti nei nuovi combattimenti nel Donbass, come riporta Agenzia Nova citando fonti di Kiev, mentre gli osservatori dell’Osce hanno riferito di attacchi dell’esercito ucraino con mortai e lanciagranate contro le postazioni delle milizie secessioniste di Lugansk.

A margine dei combattimenti, Russia e Nato stanno riposizionando il loro meccanismo militare nella regione. Da Mosca il ministro della Difesa Sergei Shoigu fa sapere che “c’è un movimento di truppe in Europa verso i confini russi”, probabilmente riferendosi anche a Defender Europe, e che “le forze principali sono concentrate nel Mar Nero e nella regione baltica”. Il ministro Shoigu ritiene che “in totale, 40mila militari e 15mila altri appartenenti a unità varie, compresa l’aviazione strategica, saranno concentrati vicino al nostro territorio”. La Russia sta prendendo provvedimenti da tempo, spostando truppe dai distretti orientali verso i confini con l’Ucraina e in particolare in Crimea: “in risposta all’attività militare dell’Alleanza che minaccia la Russia, abbiamo preso misure appropriate”, ha detto ancora il ministro, sottolineando che nell’arco di tre settimane, due corpi di armate e tre divisioni delle forze aviotrasportate sono stati schierati con successo ai confini occidentali della Federazione Russa.

Sappiamo che questi movimenti di truppe russe non sono ancora terminati: un’altra divisione è arrivata a Voronezh e sappiamo che il 13 aprile la 35esima brigata di fucilieri motorizzati delle guardie è stata schierata ad Aleysk, molto probabilmente per prendere parte all’ennesima esercitazione a fuoco che si è tenuta lo stesso giorno nella regione di Rostov sul Don. Dal fronte ucraino ci arrivano immagini di colonne di mezzi corazzati diretti verso est: carri armati e altri mezzi corazzati sono stati dislocati a Mariupol.

Il Mar Nero continua a essere, in queste ore, il centro dello scontro a distanza tra Stati Uniti e Russia: in risposta al previsto arrivo, il 14 aprile, di due cacciatorpediniere Usa (si presume l’Uss Donald Cook e l’Uss Roosevelt), un’aliquota della Flotta del Mar Nero ha salpato da Sebastopoli. La Voenno-morskoj Flot ha infatti avviato un’esercitazione, con anche mezzi aerei, che vede la partecipazione della fregata Admiral Makarov, delle corvette Graivoron e Vyshny Volochyok, e dell’hovercraft da assalto anfibio Samum, accompagnato dal dragamine Ivan Golubets e alcune altre unità da sbarco. Non sappiamo se a questa esercitazione prenderanno parte anche le unità sottili giunte nelle scorse ore dal Mar Caspio attraverso il canale che collega i fiumi Volga e Don: risulta, come riferisce lo stesso ministero della Difesa russo, che una piccola flottiglia composta da motocannoniere, alcuni mezzi da sbarco e una nave appoggio sia giunta nel Mar d’Azov.

Il tentativo di dialogo

Quelli che potenzialmente potrebbero essere dei preparativi per un conflitto non hanno fermato i massimi livelli della diplomazia. La Nato terrà oggi un vertice ministeriale per discutere il crescente rischio di un conflitto militare in Ucraina, proprio il giorno dopo la proposta di un vertice faccia a faccia in un Paese terzo avanzata dal presidente Biden al suo omologo russo Putin. Il pericolo di un’escalation nel Donbass è solo una delle numerose questioni sul tavolo che l’inquilino della Casa Bianca intende discutere con il capo del Cremlino, al quale ha telefonato ieri.

La prima conversazione tra i due leader dall’insediamento di Biden è arrivata un mese dopo l’intervista nel quale Biden aveva definito Putin “un assassino” suscitando il sarcasmo del Cremlino, che augurava all’inquilino della Casa Bianca “buona salute”. Gli Stati Uniti, per bocca del presidente, hanno avvertito Mosca che agiranno con fermezza in difesa di Kiev, ribadendo quanto detto recentemente dal Segretario alla Difesa, e hanno esortato il Cremlino ad “allentare la morsa”.

Profonda preoccupazione per l’aumento del contingente militare russo sul confine orientale ucraino è stata invece manifestata dall’Alto Rappresentante per la politica estera Ue, Josep Borrell e dal segretario di Stato Usa, Antony Blinken. Da Bruxelles, Blinken ha ribadito il sostegno degli Stati Uniti all’integrazione euro-atlantica dell’Ucraina di fronte alle “aggressioni” di Mosca nel Donbass e in Crimea, dopo un incontro con il ministro degli Esteri ucraino, Dmitro Kuleba. Abbiamo già avuto modo di sottolineare come questa possibilità potrebbe far precipitare la situazione spingendo la Russia nell’angolo, evidenziando come lo status di conflitto nel Donbass – che di fatto è ancora una regione dell’Ucraina – possa essere lo strumento che ha Mosca in questo momento per evitare un’evenienza simile, stante le clausole di adesione formale di uno Stato nell’Alleanza Atlantica che non prevedono l’esistenza di conflitti in corso.

La Casa Bianca sembra quindi tendere la mano al Cremlino che, in merito alla proposta di un incontro al vertice, risponde che “studierà” la proposta. Lo ha dichiarato il portavoce Dmitry Peskov aggiungendo che “è ancora prematuro parlare di questo incontro in maniera concreta”. Oggi Putin ha discusso della proposta di Biden con il presidente finlandese, Sauli Niinisto, ma non è stato chiarito se Helsinki si sia già candidata a ospitare l’incontro.

Frattanto, a Mosca, l’ambasciatore Usa, John Sullivan, è stato invitato ad avere un colloquio con l’assistente presidenziale Juri Ushakov: secondo l’agenzia di stampa Sputnik i due avrebbero discusso della risposta di Mosca in caso di eventuali nuove sanzioni da parte degli Stati Uniti, ma riteniamo che in agenda sia stato messa anche la questione del vertice “d’emergenza” tra i due capi di Stato.

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