Tensione sui “farmers” tra Sudafrica e Australia

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Scintille tra due delle più importanti nazioni dell’emisfero australe: tutto è nato dalle parole del ministro degli interni australiano, Peter Dutton, il quale ha ipotizzato un corridoio umanitario per i “farmers”, i proprietari terrieri sudafricani di origine europea. Il riferimento dell’esponente del governo di Canberra, è alla recente mozione, votata dal parlamento di Città dei Capo, che invita il governo ad una legge Costituzionale che elimini il “tabù” degli espropri senza indennizzo ai proprietari terrieri. Secondo Dutton, questa norma potrebbe danneggiare economicamente gli anglofoni e la popolazione bianca del Sudafrica, rendendola anche più vulnerabile a possibili vendette da parte della popolazione di colore. Dichiarazioni molto forti, sulla scia di un movimento di opinione sempre più diffuso sia tra i bianchi del Sudafrica che nel mondo anglofono, secondo cui contro la popolazione d’origine europea sarebbe in corso un “Apartheid” rovesciato.

Le smentite australiane non bastano

Da Canberra si è subito cercato di mettere acqua sul fuoco: il ministro degli esteri australiano, Julie Bishop, ha smentito il suo collega di governo affermando che l’Australia non ha, tra le sue più importanti priorità, l’intenzione di offrire il visto umanitario ai farmers sudafricani. Il più grande paese dell’Oceania ha varato nei mesi scorsi una legge che offre, a specifiche categorie straniere, il visto umanitario: tra queste, risultano essere presenti soprattutto coloro che provengono dalla Siria e dall’Iraq. Peter Dutton, nella sua proposta, ha fatto riferimento a questa norma per spingere su una modifica volta all’estensione dei suoi effetti anche ai bianchi del Sudafrica: Dutton nella sua proposta – ha spiegato Bishop in una recente intervista – Intendeva affermare che se qualcuno si sente perseguitato, può richiedere in Australia il visto umanitario e la domanda singola verrà valutata caso per caso, non c’è intenzione di includere invece come categoria i farmers”.



Ma il polverone tra Canberra e Pretoria si è ormai innalzato e le smentite australiane non sembrano essere bastate: “Quanto detto dal ministro australiano è ridicolo – si legge in una nota di Ndivhuwo Mabaya, portavoce del governo sudafricano – Vogliamo tranquillizzare tutti, il mondo non deve farsi prendere dal panico per questa proposta di legge. Il programma di redistribuzione verrà fatto secondo legge”. Anche il neo presidente sudafricano, Cyril Ramaphosa, è intervenuto sulla vicenda bollando l’idea di Dutton come profondamente “ingiusta” e non consona alla realtà della situazione sudafricana. Contro il governo australiano è intervenuta anche Human Rights Watch: “La proposta dell’Australia è ipocrita – ha in particolare dichiarato la direttrice Elaine Pearson – Proprio questo paese è responsabile di contrasti molto duri all’immigrazione”.

Ma l’opinione pubblica australiana appare in realtà molto più sensibile al problema; in molti, nelle principali città del paese, non hanno ritenuto l’idea di Dutton come irricevibile o sbagliata. In un recente sondaggio, è emersa la preoccupazione di diversi australiani sulla condizione dei bianchi in Sudafrica e la notizia della proposta di legge, volta ad espropriare le terre ai farmers, ha indubbiamente acuito le tensioni.

Due paesi già molto rivali nello sport

Tra sudafricani ed australiani non corre molto buon sangue; le due nazioni risultano essere molto rivali in uno sport che ha proprio nell’emisfero meridionale del nostro pianeta le principali protagoniste, ossia il rugby: Sudafrica, Australia e Nuova Zelanda sono le nazionali più titolate e questo rende i rispettivi tifosi protagonisti di un’elevata rivalità. Tra gli “Springboks” sudafricani ed i “Wallabies” australiani, si svolgono ogni anno numerosi incontri tra test match e sfide ufficiali, alimentando la stessa rivalità che nel calcio esiste tra brasiliani ed argentini oppure, in ambito nostrano, tra italiani e tedeschi.

Al rugby, da qualche giorno a questa parte, si è aggiunto anche il cricket, altro sport popolare nelle ex colonie inglesi: il match tra Sudafrica ed Australia che si stava svolgendo a Città del Capo, è stato interrotto dopo che i giocatori australiani sono stati scoperti mentre manomettevano la palla, creando dunque uno degli scandali recenti più importanti nella storia di questo sport.

La cosa non è passata inosservata anche da un punto di vista politico ed ha contribuito ad alimentare, tra Pretoria e Canberra, ulteriori dissidi e contrasti. Tra Sudafrica ed Australia dunque, gli screzi appaiono al momento dispiegati su più fronti, con i due governi protagonisti di inediti scontri politici i quali, a livello internazionale, hanno contribuito e non poco ad accendere i riflettori sulla recente proposta di legge in discussione in Sudafrica.

I timori sull’espropriazione delle terre in Sudafrica

Ad avanzare la mozione che invita al superamento del vincolo costituzionale sull’espropriazione delle terre ai farmers, è stato il partito della sinistra radicale sudafricana “Combattenti per la libertà economica”, guidato da Julius Malema. La formazione ha trovato l’appoggio da parte dell’Anc, l’African National Congress, ossia il partito di Nelson Mandela che controlla il paese dalla fine dell’apartheid e che nell’attuale parlamento ha la maggioranza assoluta. La mozione è quindi passata con 241 voti favorevoli ed adesso si sta lavorando per varare, entro il 30 agosto, una commissione in grado di redigere una nuova normativa sulla materia.

Nella sua versione più “drastica”, l’esproprio sarebbe senza indennizzo per i proprietari terrieri bianchi, con la suddivisione delle terre ai piccoli proprietari appartenenti alla popolazione di colore. I timori sono elevati sia tra i partiti di opposizione che tra la minoranza bianca: si temono, in particolare, vendette fisiche ed economiche contro i farmers e contro, in generale, la popolazione di origine europea.

In tanti, in Sudafrica e non solo, pensano che il riaprire la diatriba delicata sull’espropriazione delle terre ai farmers sia un modo per coprire gli insuccessi economici e gli scandali di corruzione che hanno colpito la classe politica. L’Anc è, su questo fronte, nel mirino tanto che lo scorso 18 febbraio è terminata la presidenza Zuma e si è proceduto all’elezione, come capo del governo, di Cyril Ramaphosa. Intanto, proprio in questi giorni, in Sudafrica si piange la morte di Winnie Mandela, storica moglie di Nelson Mandela; un pianto che però, a differenza di quanto accaduto per “Madiba” nel 2013, non è affatto collettivo.

Il paese è preda della criminalità e della crisi economica, con i neri preoccupati per essere senza lavoro e con i bianchi invece preoccupati per la prospettiva di vedere le proprie terre espropriate. In pochi quindi, in Sudafrica, hanno voglia di enfatizzare la storia del paese successiva alla caduta dell’apartheid.