La Nigeria è un paese che da sempre vive sul filo delle tensioni tra le varie comunità etniche e religiose che la compongono. Ben si conoscono in questi anni le vicende che riguardano Boko Haram, il movimento jihadista diffuso nel nord del paese che dal 2015 risulta organico all’Isis. Così come sono tristemente famosi gli scontri tra musulmani e cristiani, specie in quella parte della Nigeria dove le due comunità vivono a più stretto contatto. Ma le tensioni da anni riguardano anche i rapporti tra musulmani sunniti e sciiti. Questi ultimi nel paese africano sono circa mezzo milione e sono rappresentati dal cosiddetto Movimento Islamico della Nigeria. In queste ore la tensione esplode nella capitale Abuja dopo che una manifestazione di questa formazione sciita degenera in proteste, alcune delle quali anche davanti al parlamento.

Cosa è successo ad Abuja

Per capire meglio la dinamica delle proteste che, a due passi dal parlamento nigeriano, portano alla morte anche di due poliziotti, è bene partire da lontano. Nei primi anni ’80 emerge nel popoloso paese africano la figura dell’imam Ibrahim Zakzaky. È lui a guidare la comunità sciita, in un momento in cui emerge forte in seno all’intero mondo sciita ovviamente l’influenza culturale dettata dalla rivoluzione khomeynista in Iran. Zakzaky fonda quindi in quegli anni il Movimento Islamico della Nigeria, con il quale rappresenta culturalmente e politicamente un riferimento per gli sciiti del suo paese. Ma la sua popolarità è molto forte anche all’interno delle altre comunità religiose.

Gli sciiti fanno quadrato attorno a Zakzaky soprattutto grazie al senso di isolamento interno che vivono in Nigeria: molti della comunità sciita si considerano emarginati ed esclusi dalla vita politica ed economica del paese. Ma la situazione degenera nel 2015, quando nel corso di un’irruzione dell’esercito a Zaria, città dove vive Zakzaky, vengono uccisi almeno 300 manifestanti sciiti. C’è chi parla di addirittura mille, in realtà ancora oggi vige riservo e confusione sulle dinamiche di quanto accaduto oramai quasi quattro anni fa. Si sa soltanto che, da quel momento, Zakzaky è agli arresti e questo ovviamente non fa che infiammare gli animi della comunità sciita.

Per cui non è raro ad Abuja, città dove negli ultimi anni gli sciiti risultano in aumento, imbattersi in proteste da parte del Movimento Islamico della Nigeria, i cui membri chiedono il rilascio del loro leader. Nelle scorse ore è accaduto qualcosa che ha fatto degenerare le proteste in scontri: dinnanzi al parlamento nigeriano, vengono segnalate nella tarda mattinata di questo martedì cariche della polizia, così come sparatorie da parte di alcuni manifestanti. Si parla di due vittime tra i poliziotti, ma non ci sono conferme ufficiali. L’unica cosa che certifica l’aumento della tensione, è la sospensione delle attività del parlamento nigeriano per ragioni di sicurezza.

L’ombra delle tensione nel Golfo persico

Ma come ogni qualvolta si assiste ad uno scontro tra comunità sciita e comunità sunnita, il pensiero non può non andare alle dinamiche insite nella regione del golfo e, in special modo, al braccio di ferro tra Arabia Saudita ed Iran. Il sospetto di molti membri del Movimento Islamico della Nigeria, è che il presidente Buhari, appartenente alla comunità musulmana sunnita, favorisca l’influenza sunnita nel paese. Nel mirino dei detrattori dell’attuale capo di Stato nigeriano, gli ottimi rapporti proprio con Riad. A loro volta però, molti membri dell’esercito e della governance sunnita, considerano il Movimento Islamico della Nigeria come un partito in mano all’Iran giustificando la detenzione di Zakzaky come una necessità dovuta a ragioni di sicurezza nazionale.

Difficile dire se dietro gli scontri di queste ore c’è il duello tra Riad e Teheran, di certo però nelle dinamiche dei rapporti tra sunniti e sciiti in Nigeria è impossibile non vedere la “longa manus” di quanto accade nel Golfo. Ed anche in Africa dunque va in scena un’altra tragica pagina delle tensioni di questi anni in medio oriente.