Emmanuel Macron e Keir Starmer sono nocchieri di due barche nel pieno della tempesta, quelle delle economie di Francia e Regno Unito oggi intente a gestire una duplice crisi legata al combinato disposto tra bassa crescita economica, alto indebitamento e tensioni sociali.
Francia, resa dei conti per Bayrou e Macron
Mentre si avvicina l’autunno caldo delle leggi di bilancio il governo transalpino di François Bayrou, stretto alleato del presidente, si avvia al redde rationem parlamentare dell’8 settembre sul piano di austerità da 44 miliardi di euro di tagli senza una maggioranza parlamentare.
A Parigi Macron e Bayrou avvertono sui rischi della crisi debitoria e mirano a far passare un disegno di legge, avversato dalla destra del Rassemblement National e dalla sinistra guidata da La France Insoumise, che combina tagli ai ministeri, revisioni della spesa pensionistica, soppressione di festività e…aumenti alla spesa militare.
Mentre il debito di Parigi ormai è vicino per rendimento al decennale italiano e la curva dei titoli a trent’anni è pressata dal massiccio sell-off dei fondi pensione olandesi, i consensi di Macron e Bayrou sono ai minimi mentre i sondaggi premiano il Rassemblement National nonostante la condanna e l’interdizione dai pubblici uffici di Marine Le Pen.
I dolori di Starmer
Nel Regno Unito il governo laburista di Keir Starmer e la Cancelliera dello Scacchiere Rachel Reeves, che gestisce la politica finanziaria di Londra, sono sotto pressione da parte delle diverse anime della formazione di maggioranza mentre la dura realtà dei conti pubblici impone morigeratezza per la manovra.
Starmer si trova chiamato a ritrovare risorse per 40 miliardi di sterline per far quadrare i conti ed è ormai assodato che entro il 26 novembre, giorno di presentazione ufficiale della manovra, dovranno essere annunciate nuove tasse o tagli di spesa.
Sul primo fronte, nota la Bbc, il governo laburista sta valutando “un’imposta sugli utili straordinari delle banche, varie imposte sulla proprietà o la riforma del sistema di imposta comunale” in un contesto in cui “con
i costi di indebitamento a lungo termine che hanno raggiunto il livello più alto dal 1998, il servizio del debito pubblico sta diventando sempre più costoso, divorando il poco cuscinetto finanziario – circa 10 miliardi di sterline – di cui dispone il cancelliere” per attuare gli investimenti attesi e aumentare il salario minimo, rafforzare il budget del sistema sanitario nazionale Nhs e avviare un ambizioso piano di edificazione di immobili per famiglie a basso reddito.
Starmer e la rivolta Labour contro i tagli di spesa
Sul secondo, Starmer si trova di fronte a un paradosso: la sua vittoria elettorale del luglio 2024, in termini di seggi, è stata talmente ampia nei confronti del Partito Conservatore, a causa del tracollo di quest’ultimo alle urne, da portare a Westminster una pattuglia vastissima di deputati laburisti di varia estrazione e diverso orientamento politico, compresa un’agguerrita pattuglia contraria a ogni taglio di spesa.
Non a caso il primo ministro ha tentato di risparmiare annunciando controversi tagli alla spesa per l’assistenza alla disabilità e un ridimensionamento della spesa per la cooperazione internazionale finalizzato a rafforzare le spese in Difesa che hanno causato malumori e contraccolpi, costringendo l’esecutivo poi a mediare e tornare in larga parte sui suoi passi. Il Telegraph e il Times parlano del fatto che Sir Keir è pronto a cercare nei prossimi mesi una riforma del Welfare volta a procurare risparmi alle casse del Paese, un fatto che potrebbe portare molti deputati sul piede di guerra.
Farage vola nei sondaggi
Nel frattempo, le elezioni appaiono ancora lontane (la legislatura scade nel 2029) ma non si può sottovalutare il terremoto in atto nei sondaggi, dove ormai domina Reform Uk, il partito di destra nazionalista di Nigel Farage, che da tribuno pro-Brexit ora nutre legittime ambizioni di governo e si candida al ruolo di primo oppositore di Starmer. Per il quale, come per Macron, si preannunciano anni duri fondati sul sovrapporsi contemporaneo di problemi debitori, crisi economica, tensioni sociali e assedio nazional-populista. Una “tempesta perfetta” in corso parallelamente a Parigi e Londra che fa entrare le due capitali in una fase di acuta stabilità e potenziale trasformazione.
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