Una morte scuote Teheran. Una funzionaria dell’ambasciata svizzera in Iran e che curava gli interessi degli Stati Uniti nella Repubblica islamica è stata trovata morta ai piedi di un edificio della capitale, nel quartiere di Kamranieh. Le prime informazioni trapelate da Teheran confermano l’ipotesi che tra la morte della donna di 51 anni (conosciamo le iniziali S.B.) e il ritrovamento del cadavere siano passate diverse ore, ma non è ancora possibile valutare le cause del decesso. C’è chi parla di un suicidio, chi di un incidente, chi di un omicidio, con qualcuno che l’avrebbe spinta giù dal 18esimo piano del grattacielo dove abitava. Ma nessuno è ancora in grado di dare risposte.

L’unica certezza, fino a questo punto, è la morte della donna, confermata anche dal ministero degli Esteri svizzero. Il dicastero ha diramato un comunicato in cui “conferma la morte di una sua impiegata dell’ambasciata svizzera a Teheran martedì” e afferma che “il ministro e il suo titolare, Ignazio Cassis, sono scioccati da questa tragica notizia”. Sul sito dell’emittente swissinfo.ch il ministero ha detto di essersi messo immediatamente in contatto con la famiglia della donna e le autorità locali. Mojtaba Khaledi, portavoce dei servizi di emergenza iraniani, ha invece detto ai media locali che il corpo è stato ritrovato un giardiniere dopo che un dipendente aveva notato la scomparsa della donna una volta raggiunto l’appartamento dove abitava la diplomatica svizzera.

La morte della funzionaria svizzera potrebbe presto trasmutarsi in un giallo. E il motivo è proprio da ricercare nel ruolo che aveva la donna, e cioè quello di incaricata di curare gli interessi diplomatici degli Stati Uniti. La Svizzera, infatti, dopo la rottura dei rapporti tra Washington e Teheran a seguito della rivoluzione islamica e degli incidenti avvenuti successivamente, non hanno mai ripristinato ufficialmente i contatti con una sede diplomatica. Ed è Berna ad avere il mandato americano in Iran.

Questo ovviamente non significa che la Svizzera agisca sua sponte curando gli interessi di una potenza come gli Stati Uniti. Specialmente nel Paese considerato tra i primi nemici strategici di Washington. L’incaricato di curare gli interessi americani a Teheran è un elemento importantissimo sull’asse Iran-Usa, ed è evidente che Berna abbia un ruolo da ponte: fondamentale ma non centrale. Il giallo colpisce soprattutto Iran e Stati Uniti, potenze che vengono coinvolte dalla morte della funzionaria in uno dei momenti più delicati del loro rapporto.

Il ritrovamento del corpo di S.B. arriva in una fase estremamente critica nel dialogo tra Iran e Stati Uniti. I negoziati tra i due Stati per il programma nucleare iraniano e il ritorno di Washington nel cosiddetto 5+1 faticano a decollare e i colloqui indiretti di Vienna sono stati già funestati dalla guerra segreta che stanno conducendo sia Israele che Iran che dall’audio trafugato al ministro degli Esteri Mohammad Javad Zarif in cui il ministro, rivolgendosi all’economista Saeed Leylaz, parlava della forte influenza dei Pasdaran nella politica del Paese e accusava direttamente Qasem Soleimani di aver sabotato l’accordo del 2015 con il sostegno della Russia. Dopo quell’audio, la guida suprema, l’ayatollah Ali Khamenei, ha voluto ricordare Soleimani come una figura che, insieme alle sue forze Qods, aveva messo in atto “la politica indipendente della Repubblica islamica nella regione basata sull’onore”, inviando così anche un segnale molto duro a Zarif, considerato come un potenziale candidato moderato per le elezioni presidenziali del 18 giugno.