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Hanno forse imparato ad usare i social e ad avere un linguaggio più “moderato”, da quando hanno preso Kabul il loro approccio è apparso più politico. Ma in questi anni i talebani hanno mostrato anche doti non indifferenti di gestione economica. Al di là dell’ideologia islamista e della presa storica che il gruppo ha sui membri di etnia Pasthun, per mantenersi radicati in un Paese come l’Afghanistan occorrono anche i soldi. E gli studenti coranici negli ultimi 20 anni ne hanno trovato parecchi.

Un bilancio da 1.6 miliardi di Dollari

Per finanziare la propria guerriglia contro le forze internazionali i talebani hanno avuto bisogno di molti introiti. Il problema non ha riguardato soltanto le armi. In questi 20 anni successivi all’intervento Usa gli islamisti hanno dovuto rintracciare nascondigli, sostenere economicamente i capi più importanti, finanziare gli spostamenti. Non solo: per garantirsi una certa libertà di movimento nel territorio, è stato essenziale anche avere una certa liquidità per corrompere guardie, poliziotti e soldati afghani. Essere sopravvissuti a due decenni di guerra è stato il segno di un’inedita capacità “gestionale” degli studenti coranici. Nel 2020 uno dei leader, Mullah Mohammad Yaqoob, ha reso note le entrate avute dai talebani. In particolare, ha parlato di introiti da 1.6 miliardi di Dollari. Una cifra enorme, basti pensare, come sottolineato su Il Corriere della Sera, che lo Stato afghano, lo stesso collassato con l’avanzata islamista, nell’anno della pandemia ha incassato complessivamente 5.5 miliardi di dollari. Vuol dire cioè che da soli i talebani si sono assicurati quasi un quarto di quanto introitato dall’apparato statale di Kabul.

Con queste somme il gruppo ha potuto finanziare la propria avanzata. Anche perché, tra le altre cose, i capi del movimento hanno potuto abbattere notevolmente i costi su due voci di bilancio importanti: le armi e il pagamento dei miliziani. Sul primo fronte, lo scioglimento dell’esercito afghano ha garantito ai talebani di entrare in possesso di ingenti quantità di rifornimenti e munizioni. Sull’altro versante invece, è bene ricordare come i soldati islamisti siano in gran parte volontari e non ricevono regolari stipendi. Con le cifre incassate nel 2020 quindi i nuovi padroni di Kabul hanno potuto mettere sul piatto molti soldi per i signori della guerra, per i clan dei Pasthun e per le varie tribù incontrate nel loro avvicinamento nella capitale. In tal modo si sono assicurati molti alleati e questo spiegherebbe anche la resa di molte roccaforti tradizionalmente ostili ai talebani. Il movimento, in generale, si è assicurato quella liquidità necessaria per non solo sopravvivere alla guerra ma anche prendersi l’intero Afghanistan.

Da dove arrivano le somme

Assodato quindi che il gruppo islamista non ha conosciuto crisi nemmeno nell’anno della pandemia, occorre chiedersi da dove sono arrivate certe cifre così elevate. Si potrebbe pensare, in primo luogo, ad appoggi dall’estero. Il riferimento è a quelle potenze regionali da sempre più o meno vicine ai talebani, a partire dal Pakistan. In realtà, secondo una scrupolosa indagine condotta nei mesi scorsi dal sito The Conversation, dall’esterno i soldi sono sì arrivati ma questa voce di bilancio non è risultata decisiva. E si parla soprattutto di donazioni private, fatte cioè da ricchi facoltosi o da istituti culturali che sostengono la causa islamista.

Su 1.6 miliardi di incassi nel 2020, le donazioni dall’estero avrebbero contribuito per circa 500 milioni di Dollari. La gran parte delle somme a loro favore i talebani riescono a raccoglierla dall’interno dell’Afghanistan. In primo luogo grazie al controllo di numerose piantagioni di oppio. Dal Paese esce qualcosa come l’84% della produzione complessiva di oppio e lì dove gli islamisti hanno un grande radicamento territoriale in questi 20 anni hanno imposto una tassa del 10% a chiunque partecipi alla filiera. Grazie a questo meccanismo, i talebani avrebbero raccolto ogni anno quasi mezzo miliardo di dollari.

Analoga situazione avviene con le miniere, di cui l’Afghanistan è ricco. Dai monti del Paese asiatico si estraggono terre rare, minerali, rame, zinco. Gli studenti coranici non sono coinvolti nello sfruttamento diretto delle miniere, ma lì dove controllano il territorio impongono tasse a tutte le aziende coinvolte. Occorre, in poche parole, parlare con loro per poter lavorare all’interno delle miniere. In tal modo gli introiti potrebbero arrivare anche fino a 300 milioni di dollari. Ci sono poi altre tasse, quelle imposte a tutti i commercianti e cittadini lì dove i talebani avevano già il totale controllo del territorio al posto delle istituzioni statali. Infine, gli studenti coranici sono da anni impegnati nell’edilizia, nel settore immobiliare e nelle esportazioni. Tesoretti sparsi quindi che hanno contribuito a mettere assieme un bilancio da multinazionale. E adesso che il controllo è esteso a tutto l’Afghanistan, per i talebani si aprono scenari ancora più redditizi.

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