Taiwan e Somaliland sono entità politiche e governi che, per ragioni molto diverse, non sono riconosciute dalla comunità internazionale, se non da uno sparuto numero di Stati, e che non fanno parte delle Nazioni Unite (nel caso di Taiwan non più). Uno status che non ha impedito la stipula di una serie di accordi e intese, mossi dalla comune volontà di fare “squadra” per rafforzare la propria sicurezza e ampliare il proprio raggio di azione.
Le due nazioni de facto indipendenti hanno formalizzato le loro relazioni nel 2020, quando nelle rispettive capitali – Taipei e Hargheisa – furono inaugurati gli uffici di rappresentanza, in pratica delle sedi diplomatiche, aprendo la strada alla cooperazione in diversi settori, dalla sicurezza marittima, alla tecnologia e alla difesa, culminata nell’accordo di collaborazione tra le due guardie costiere, che contempla scambio di intelligence, formazione e addestramento congiunti, trasferimento di tecnologie e cooperazione in un raggio di oltre ottocento chilometri dalla costa africana. Questi accordi, come si legge in una delle principali testate taiwanesi, rafforzano “… la certezza che gli interessi più ampi di Taipei siano in linea con le rivendicazioni di Hargheisa, anziché contrastarle, nel contesto di una partnership reciprocamente vantaggiosa che consente a entrambe le parti di perseguire i propri obiettivi senza sacrificare la propria indipendenza e autonomia”.
Per celebrare il quinquennio delle relazioni diplomatiche, nel luglio scorso il ministro degli Esteri del Somaliland, Abdirahman Dahir Adam si è recato in visita ufficiale a Taipei: in tale occasione il presidente taiwanese Lai Ching-te ha voluto ribadire il comune impegno contro quelle che ha definito “pressioni autoritarie in intensificazione”.
Le reazioni ostili
Lo sviluppo delle relazioni tra le due entità – a maggior ragione per effetto del riconoscimento israeliano del governo africano (che però nulla cambia nei rapporti tra Tel Aviv e Pechino) – hanno suscitato le reazioni ostili sia della Cina, che considera Taiwan come una “provincia ribelle”, che della Somalia, che condivide lo stesso approccio riguardo il Somaliland.
Reazioni che ben difficilmente, tenuto conto degli aiuti e supporti sui quali sia Taipei che Hargeisa possono contare, impatteranno su relazioni fondate su interessi reciproci, non ultima la comune volontà di contrasto all’isolamento internazionale e una sfida congiunta nell’era della nuova competizione globale. Naturalmente senza escludere ogni strumentalizzazione da parte dei numerosi attori coinvolti: Israele ed Emirati Arabi nel contesto africano e della penisola arabica, Stati Uniti nell’Indo pacifico.

