Il piano di pace per Gaza è stato presentato oggi alla Casa Bianca dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump e dal primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Il progetto, un documento in 20 punti, prevede un cessate il fuoco immediato, il rilascio degli ostaggi israeliani entro 72 ore e un ritiro progressivo delle forze israeliane da Gaza. Ma il messaggio è chiaro: se Hamas rifiuterà la proposta della Casa Bianca, Israele “finirà il lavoro da solo”, con il pieno sostegno americano. Prendere o lasciare.
I punti principali del piano di Trump
Il “Comprehensive Plan to End the Gaza Conflict” è stato illustrato poco prima della conferenza stampa congiunta di Trump e Netanyahu. Rispetto alla versione iniziale da 21 punti, discussa con i leader arabi la scorsa settimana a New York, il piano è stato snellito, ma resta dettagliato. Ecco cosa prevede:
- Cessate il fuoco e ritiro israeliano: Le forze israeliane si ritireranno su linee concordate per preparare il rilascio degli ostaggi. Tutte le operazioni militari, inclusi bombardamenti, saranno sospese fino al completamento del ritiro.
- Rilascio ostaggi: Hamas dovrà liberare tutti gli ostaggi (circa 48, di cui 20 ancora vivi) entro 72 ore dall’accordo, in cambio di 250 prigionieri palestinesi e 1.700 gazani detenuti dopo il 7 ottobre 2023.
- Nessuna occupazione di Gaza: Il piano esclude che Israele occupi o annetta Gaza e garantisce che “nessuno sarà costretto a lasciare” l’enclave. Chi vorrà andarsene potrà farlo e tornare liberamente, smentendo le precedenti dichiarazioni di Trump su un possibile “controllo” di Gaza.
- Nuova governance: Gaza sarà gestita da un governo transitorio di tecnocrati palestinesi, sotto la supervisione di un “Board of Peace” internazionale guidato da Trump. L’ex primo ministro britannico Tony Blair potrebbe dirigere la Gaza International Transitional Authority (GITA), con un budget iniziale di 90 milioni di dollari.
- Esclusione di Hamas: Hamas non avrà alcun ruolo nella governance futura. I membri che accettino la “coesistenza pacifica” riceveranno amnistia; chi vuole lasciare Gaza avrà un passaggio sicuro.
- Aiuti umanitari: Gli aiuti torneranno ai livelli pre-bellici (600 camion al giorno), distribuiti da ONU e Mezzaluna Rossa, senza coinvolgimento di Hamas o Israele.
- Verso uno stato palestinese? Il piano apre a un “percorso credibile” per l’autodeterminazione palestinese, ma non impegna gli USA a riconoscere subito uno stato.
Netanyahu ha definito il piano un “passo” per la pace, sottolineando che garantisce il ritorno degli ostaggi, lo smantellamento di Hamas e la sicurezza di Israele. Trump ha aggiunto: “Siamo molto, molto vicini alla pace. Diamo ai palestinesi l’opportunità di prendere in mano il loro destino”.
Trump ha dichiarato che il piano favorirà l’espansione degli Accordi di Abramo, gli accordi di normalizzazione firmati nel 2020 da Israele con Emirati Arabi Uniti, Marocco e Bahrein, che egli considera il suo principale successo in politica estera.
L’ultimatum di Bibi e Trump
Il piano offre due scenari. Se Hamas accetta, Israele avvierà un ritiro graduale, seguito dal rilascio degli ostaggi e dalla creazione del Board of Peace per disarmare Hamas e demilitarizzare Gaza. In caso di rifiuto, Netanyahu è stato netto: “Possiamo farlo alla maniera facile o dura, ma lo faremo”. Trump ha assicurato: “Bibi, avrai il nostro pieno sostegno per fare ciò che devi”.

Hamas, che non ha ricevuto il piano ufficialmente, ha già dichiarato di non essere disposto a disarmarsi. Resta poco chiaro come Israele recupererà gli ostaggi senza un accordo. Netanyahu ha inoltre escluso un ruolo per la Palestinian Authority (PA) senza una “trasformazione radicale”.
Scetticismo a Gaza
Il piano proposto da Trump per Gaza, che punta a riformare la governance, la sicurezza e l’economia del territorio, è ambizioso ma estremamente complesso da mettere in campo. Molti palestinesi lo percepiscono come un tentativo degli Stati Uniti di controllare Gaza, soprattutto attraverso l’idea di una forza di stabilizzazione straniera.
Le richieste di demilitarizzazione e rimozione di Hamas potrebbero essere rifiutate, poiché viste come una resa, ma Hamas non ha ancora preso posizione ufficialmente. Sul campo, riporta al Jazeera, regna lo scetticismo sull’efficacia del piano, mentre i bombardamenti israeliani proseguono. La popolazione locale desidera una cessazione delle ostilità, il ritiro delle forze israeliane, la liberazione dei prigionieri palestinesi e garanzie contro la ripresa dei conflitti, elementi non chiaramente delineati nel piano.
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