Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha accettato, in linea di principio, l’applicazione della cosiddetta Formula Steinmeier alle regioni del Donbass. La svolta era stata preannunciata dal rappresentante ucraino presso il Gruppo di Contatto Trilaterale, a cui prendono parte anche Russia ed Osce, riunito a Minsk. Il capo di Stato ha inoltre annunciato che l’implementazione delle misure avverrà entro la fine dell’anno e la perdurante crisi ucraina potrebbe così essere più vicina ad una soluzione. Resterà da vedere se alle parole seguiranno i fatti e se l’atteggiamento di Mosca faciliterà ulteriormente il processo di transizione nell’area. La decisione di Zelensky rappresenta comunque una svolta storica per il conflitto: la classe politica ucraina, infatti, non aveva mai accettato possibili compromessi sul Donbass e aveva puntato, anche nel recente passato, sull’opzione militare.

Una soluzione accettabile

La formula Steinmeier prende il nome dall’omonimo ministro degli esteri tedesco che la formulò, per primo, nel 2016 e prevede la concessione di un’autonomia permanente alle regioni di Donetsk e Lugansk, parzialmente sotto il controllo dei ribelli separatisti, qualora le imminenti elezioni locali si svolgano in maniera libera e democratica. Ciò significa che le consultazioni dovranno tenersi seguendo le indicazioni della Costituzione ucraina e che saranno considerate libere solamente in seguito alla certificazione dell’Osce. Ciò significherebbe che tanto le milizie separatiste quanto altri agenti esterni non dovrebbero aver modo di influire sul voto. L’accettazione della Formula da parte di Zelensky porterà, nel breve periodo, alla convocazione di un summit con Federazione Russa, Germania e Francia secondo il formato Normandia. In quella sede potranno essere discussi e concordati ulteriori passi avanti per abbassare le tensioni sul campo. Il conflitto nel Donbass, iniziato nel 2014, ha provocato oltre tredicimila morti e gravi distruzioni alle strutture abitative ed alla rete infrastrutturale locale. Le violazioni al cessate il fuoco ,che dovrebbe essere in atto tra Kiev ed i separatisti, sono costanti e la zona è tutto fuorché pacificata.

Le incognite

La mossa di Zelensky è ardita e spregiudicata ma potrebbe anche rivelarsi utile a facilitare la risoluzione di una guerra che sembra senza fine. Una parte della popolazione ucraina ed i partiti più conservatori e nazionalisti, però, riterranno ogni concessione fatta ai separatisti come un tradimento. Svoboda, movimento di destra radicale, ha già convocato una manifestazione a Kiev per mostrare tutta la sua contrarieta a quando deciso dal presidente. L’atteggiamento di Mosca sarà poi fondamentale per l’effettiva implementazione della Formula Steinmeier e saranno necessarie pressioni sulle milizie separatiste affinché si astengano da violenze e provocazioni. Altri problemi sono destinati a proporsi nel lungo termine: anche qualora le consultazioni abbiano luogo e siano democratiche chi gestirà, poi, la pacificazione della regione? Sembra improbabile che i separatisti accettino di sciogliersi ed altrettanto difficile che Kiev possa accettare una loro presenza sul campo. L’economia nazionale, invece, beneficerà di certo da una riduzione delle tensioni nel Donbass ed avrà modo di stabilizzarsi. L’Ucraina continua ad essere uno degli Stati più poveri d’Europa ma ha grandi potenzialità di crescita che sono, però, frenate dalla mancata risoluzione della questione del Donbass. I progressi raggiunti nei colloqui del Gruppo di Contatto Trilaterale sono comunque significativi e lo stesso Zelensky ha anche annunciato il ritiro dell’esercito da alcuni villaggi situati nelle aree del conflitto. Se la popolazione ucraina nel suo complesso accetterà questi sviluppi e tanto Mosca quanto la comunità internazionale avranno un atteggiamento positivo forse, presto, le armi cesseranno di sparare nelle regioni di Donetsk e Lugansk.

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