Il presidente sudcoreano Yoon Suk-Yeol è stato arrestato nella mattinata di oggi a Seul, una svolta che segna un precedente storico nel Paese asiatico. Yoon è attualmente sospeso dall’incarico e sotto impeachment, ed è il primo capo di Stato sudcoreano a finire in manette prima della fine del suo mandato.
L’arresto di Yoon
Yoon, 64 anni, è sotto accusa da parte della corte distrettuale della Corea del Sud per tradimento e sedizione in relazione ai fatti del 3 dicembre 2024, giorno in cui ha provato a imporre la legge marziale denunciando presunte collusioni tra l’opposizione del Partito Democratico di Corea e la Corea del Nord per destabilizzare il Paese.
Il presidente esponente del Partito del Potere del Popolo ha agito d’impulso, senza consultare molti ministri e i vertici del Ppp, per scavalcare i veti parlamentari alla sua agenda conservatrice, muovendosi in coordinamento col ministro della Difesa Kim Yong-hyun. Questi si è dimesso dopo il pronto rientro della situazione e la tenuta della democrazia sudcoreana ed è stato prontamente arrestato. Nelle scorse settimane è emersa la notizia che l’11 dicembre scorso Kim ha tentato il suicidio in cella a Seul.
Nel frattempo Yoon è stato dichiarato sospeso dalla carica dopo che l’opposizione ha approvato la mozione d’impeachment e si è aperto, nella giornata di ieri, il processo alla Corte Costituzionale per approvare o meno la rimozione di Yoon dall’incarico. La partita politico-istituzionale e quella giudiziaria vanno avanti in parallelo dal 31 dicembre, giorno in cui la procura di Seul ha chiesto l’arresto di Yoon per avviare anche il processo penale nei suoi confronti. Yoon ha rivendicato per sé l’immunità presidenziale, ma nei fatti ha prevalso l’interpretazione di coloro che ritenevano il leader di Seul processabile anche prima del via libera della Corte Costituzionale alla messa in stato d’accusa.
Processi e crisi politiche
Il capo di Stato non ha opposto resistenza all’arresto nella giornata odierna, dichiarando di ritenere “illegale” il mandato ma di volervisi adeguare per “evitare spargimenti di sangue“. Ora è destinato ad affrontare un processo per cui, teoricamente, la legge sudcoreana prevede l’ergastolo e la pena di morte, anche se é estremamente improbabile che la procura possa chiedere punizioni tanto dure per i fatti del 3 dicembre.
Nel frattempo, nuove udienze sul caso di Yoon sono previste alla Corte Costituzionale per il 21 gennaio, il 23 gennaio e il 4 febbraio per decidere della deposizione del capo di Stato. Nel frattempo, a fine dicembre dopo solo due settimane l’Assemblea Nazionale ha deposto anche il presidente pro tempore, il primo ministro Han Duk-soo, per il suo rifiuto di nominare nuovi membri della Corte Costituzionale. Ora il Paese vede il suo terzo capo di Stato de facto in un mese nell’ex vicepremier e ministro delle Finanze Choi Sang-mok, chiamato a gestire una fase delicatissima per la tenuta e la credibilità della democrazia di un Paese strategico per gli equilibri asiatici e globali.

