Una mossa che segna una netta rottura con la politica estera americana degli ultimi anni. Gli Stati Uniti, infatti, hanno votato insieme alla Russia contro una risoluzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite che condannava l’aggressione russa in Ucraina. La votazione, avvenuta nel terzo anniversario dell’invasione russa, ha visto Washington schierarsi contro i suoi storici alleati europei, sostenitori della mozione insieme a Kiev. Cina e India si sono astenute. In totale 93 Paesi hanno votato a favore, 18 contro e 65 si sono astenuti.
Un netto cambio di rotta per Washington
L’ambasciatore russo all’ONU, Vassily Nebenzia, ha dichiarato che il cammino verso la pace in Ucraina sarà arduo e ostacolato da molti, ma ciò non deve fermare gli sforzi, mentre gli Usa hanno visto la loro bozza di risoluzione all’Assemblea Generale – che si limitava a chiedere una pace rapida – modificata da emendamenti europei che denunciano l’invasione russa e riaffermano l’integrità territoriale ucraina. Il testo Usa, invariato, sarà votato oggi al Consiglio di Sicurezza, dove gli europei riproporranno gli stessi emendamenti, ma un funzionario del Dipartimento di Stato ha anticipato che gli Usa sono pronti a porre il veto a qualsiasi modifica.
Sebbene rappresenti una svolta evidente, il voto in sede Onu si inserisce nel contesto delle recenti iniziative diplomatiche dell’amministrazione Trump, che ha avviato colloqui con Mosca per porre fine alla guerra in Ucraina: i toni contenuti nella risoluzione votata dall’Europa e da Kiev avrebbero potuto minare tale processo di pace voluto fortemente dal tycoon.
Le modifiche proposte dai Paesi europei
Le modifiche proposte dai Paesi europei hanno trasformato la bozza neutrale degli Usa, sostituendo nel preambolo il riferimento a un “conflitto tra Russia e Ucraina” con “invasione su larga scala” da parte della Russia e aggiungendo un paragrafo che riafferma l’integrità territoriale ucraina “entro i confini internazionalmente riconosciuti”, in linea con la Carta Onu, sostenendo sovranità, indipendenza e unità del Paese.
Il voto all’Onu rivela come l’Europa assomigli sempre di più all’ultimo giapponese, aggrappata a una guerra che non si può vincere e imbrigliata in una una posizione ostinatamente massimalista. Forse perché un cambio di rotta obbligherebbe i leader europei e le rispettive élite a fare mea culpa? Al contrario, gli Stati Uniti di Donald Trump abbracciano con pragmatismo una realpolitik che potrebbe ridisegnare gli equilibri globali, aprendo la strada a una pace negoziata con la Russia.