Tutti contro The Donald. La performance di Donald Trump alla conferenza stampa congiunta con il presidente russo Vladimir Putin ha scatenato le reazioni durissime di analisti, commentatori e avversari politici del tycoon. Dai grandi media di orientamento liberal (New York Times, Cnn) passando per i neo-conservatori, il mondo dell’opinione pubblica, anche quello più vicino al partito repubblicano, è quasi tutto schierato contro il presidente americano, accusato di “essersi piegato a Putin”.

L’attacco più duro, tuttavia, è forse quello dell’ex direttore della Cia John O. Brennan: “La prestazione offerta da Trump nella conferenza stampa di Helsinki si eleva e supera lo standard di un crimine e di un’infrazione di alto livello” ha scritto in un tweet Brennan. La performance alla conferenza stampa, ha aggiunto, “è stata niente di meno che da traditore della patria. Non solo i commenti di Trump erano imbecilli, ma è totalmente nel ‘taschino’ di Putin. Patrioti Repubblicani: Dove Siete?”.

Repubblicani contro Trump: “Russia ostile ai nostri valori”

Le dichiarazioni di Donald Trump in conferenza stampa agitano anche il partito repubblicano. Un gruppo di senatori del partito si dissocia dalle parole del presidente: “Non c’è dubbio che la Russia abbia interferito nelle nostre elezioni. Il presidente deve riconoscere che la Russia non è un nostro alleato”ha dichiarato lo speaker della Camera Paul Ryan. “La Russia – ha aggiunto – rimane ostile ai nostri valori e ideali più basilari”. “La Russia ha interferito nelle elezioni del 2016. Le principali agenzie di intelligence della nostra nazione sono tutte d’accordo su questo punto “, ha affermato il senatore Orrin Hatch.” Mi fido del buon lavoro dei nostri servizi di intelligence e delle forze dell’ordine che hanno giurato di proteggere gli Stati Uniti d’America da nemici stranieri e domestici”.

“Non avrei mai pensato di vedere il nostro presidente americano salire sul palco con il presidente russo dando la colpa agli Stati Uniti per l’aggressione russa”, ha scritto Flake su Twitter. “Questo è vergognoso”, ha poi aggiunto. Il senatore John McCain, mai troppo tenero contro Trump, ha definito il vertice Usa-Russia a Helsinki “un tragico errore” e ha criticato il presidente Usa per “l’ingenuità” dimostrata. “Trump si è dimostrato non solo incapace, ma non disposto a resistere a Putin” ha sottolineato John McCain in una nota.

I grandi media all’attacco di The Donald

Anderson Cooper, che ha commentato il vertice di Helsinki per la  Cnn, ha dichiarato che si tratta “forse di una delle esibizioni più vergognose di un presidente americano in un vertice di fronte a un leader russo che io abbia mai visto”. Chuck Todd della Nbc ha sottolineato invece che Putin ha “sconfitto” gli Stati Uniti. “Le performance di oggi saranno viste da alcuni come prove circostanziali”, ha aggiunto Todd. L’analista di Fox News, Brit Hume, ha criticato le parole di Trump sulle interferenze russe: “Trump dà una vaga e sconclusionata non risposta, con rinnovate lamentele sui server di Hillary. Dice di fidarsi delle informazioni degli Stati Uniti, ma ha chiarito che prende sul serio le smentite di Putin. Risposta zoppa, per non dire altro”.

“Trump e Putin contro l’America” è infine il titolo – eloquente – dell’editoriale di Thomas Friedman pubblicato sul New York Times. “Ci sono prove schiaccianti che il nostro presidente, per la prima volta nella nostra storia, viola deliberatamente il suo giuramento di “preservare, proteggere e difendere la Costituzione degli Stati Uniti”.

Un’offensiva partita da giorni

C’è da dire che le reazioni scomposte e quasi isteriche del circuito liberal e degli avversati di Trump in seno al partito repubblicano erano ampiamente annunciate e altrettanto prevedibili, tant’è che l’offensiva contro il summit era partita da giorni. Sul Washington Post Josh Rogin ha pubblicato un articolo  prima dell’incontro, sottolineando che “Trump e Putin potrebbero essere in procinto di fare un pessimo accordo sulla Siria”, mentre Susan Rice, ex Rappresentante permanente alle Nazioni Unite ed ex Consigliere per la sicurezza nazionale di Obama dalle colonne del New York Times  ha esortato l’amministrazione americana a non “ritirare prematuramente le forze degli Stati Uniti dalla Siria, cedendo così la vittoria totale alla Russia, ad Assad e all’Iran”.

E se fosse stato Trump, al contrario, a sferrare un attacco senza precedenti a un establishment – politico e dei media- che lo ha sempre criticato e osteggiato? Come spiegato dall’ex ministro degli esteri Franco Frattini in un’intervista rilasciata a Formiche.net,”Trump non è stato accondiscendente. Si è impegnato a uno scambio informativo fra le due parti per la lotta al terrorismo, una strategia che ha permesso di sventare l’attentato a San Pietroburgo. Ha detto che i rispettivi eserciti collaborano molto meglio dei politici. E questo mi rassicura molto: se in Siria americani e russi coordinano i bombardamenti diminuiscono le stragi e aumentano le chances di sconfiggere una volta per tutte Daesh. Ha parlato dei corridoi umanitari, e Putin ha promesso di inviare aerei cargo per soccorrere la popolazione civile. Scegliere di non agitare lo spettro della Guerra Fredda è una mossa saggia, non accondiscendente”.